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398 pages, Kindle Edition
First published May 21, 2015
In passato ho sempre amato le storie lunghe, migliaia di pagine divorate in pochissimi giorni. Amavo perdermi in terre lontane popolate da cavalieri e draghi, luoghi fantastici nati dall'immaginazione dell'autore o dell'autrice di turno. Erano il mio pane quotidiano, a dirla tutta. Ma ultimamente trovare "mattoni" degni di essere letti è diventato difficile. Gli esordienti poi decidono di rifilare a noi poveri lettori centinaia di capitoli...
... fortuna che Il ladro di nebbia di capitoli ne ha solo 47! Sì, quarantasette. Qua-ran-ta-set-te. Se l'avessi scritto io avrei ridotto i capitoli ma pensandoci bene ogni capitolo serve ai fini della storia. I capitoli per me superflui alla fine del romanzo acquisiscono senso e mi è ben chiara la bravura di Lavinia Petti. Bravura è persin riduttivo. Magistrale è la parola esatta.
Antonio M. Fonte è uno scrittore affermato e famoso. E' un acuto osservatore, ama i dettagli più delle persone e la sua musa è una gatta cieca di nome Calliope. Vive in un vecchio palazzo nei Quartieri Spagnoli a Napoli e il suo unico amico, nonchè agente Leopoldo Saetta, è l'unica persona che riesce a tenerlo con i piedi per terra. Letteralmente. Antonio M. Fonte infatti vive in un mondo tutto suo, perde qualsiasi cosa e riceve un sacco di lettere di cui non sa che farsene. Ed è proprio una di queste lettere, scritta di suo pugno e spedita a se stesso, che lo porterà nel Regno delle Cose Perse anche detto Tirnaìl. Il suo scopo in questo mondo è quello di trovare Genève Poitier, una donna dai capelli verdi ma di cui non ricorda nulla.
Ma a Tirnaìl niente è come sembra. Per una cosa persa esiste una cosa ritrovata, per ogni luogo c'è una storia e ogni personaggio aiuta Antonio a ricostruire la propria storia. Santiago, Edgar, Vladimiro il vampiro e la stessa Genève. In un continuo viaggiare, aprire e chiudere porte su terre lontane e personaggi tutti da scoprire, Antonio riscoprirà al sua storia e i suoi ricordi perduti.
Ammetto che la scelta di leggere Il ladro di nebbia è stato "obbligato". E' anche vero che volevo leggerlo da un po' ma le recensioni erano discordanti e non riuscivo a decidermi. Col senno di poi lo leggerei immediatamente. Antonio è un personaggio che mi è piaciuto fin da subito, con il suo dono e la sua solitudine, con quel suo modo di estraniarsi da qualsiasi situazione è uno di quei personaggi che ti porti dietro per giorni. Uno di quei personaggi di cui non vorresti mai smettere di leggere. Al contrario del personaggio di Genève che mi ha irritato dal momento in cui Antonio trova la sua immagine.
I gatti attraversano le porte perdute. Conoscono i nostri segreti e i segreti di ciò che eravamo. Soprattutto, conoscono i nostri sogni. I gatti sono ladri di sogni, signor Fonte. Vedono al buio, penetrano ogni tipo di tenebre, persino le più spesse, quelle che avvolgono gli incubi. Scrutano i nostri sogni, quelli che non ricordiamo, e li ricordano per noi. Più vecchio è un gatto, più sogni perduti serberà nella propria memoria.
Tirnaìl è il Regno delle Cose Perse, quanto vorrei andarci anche io! Certo, eviterei Vanesia o Nechnabel. Soprattutto Nechnabel ma giusto oggi mi chiedevo dove fosse finita la mia Carta Freccia. Scherzi a parte, Antonio parte per un'avventura senza precedenti alla ricerca del proprio passato, della propria storia. E come Antonio cerca i suoi ricordi noi ci perdiamo all'interno di essi. Sprazzi di vita, pezzi di ricordi che possono essere reali così come potrebbero essere illusioni, un viaggio all'interno di ricordi perduti e ricordi dimenticati.
Un esordio esplosivo per Lavinia, giovane ma con l'esperienza di una scrittrice di successo quale è. Il finale mi ha colpito, mi ha fatto pensare ad una possibilità di trovare Antonio perso tra nuovi ricordi. Un finale aperto o un finale autoconclusivo?