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Felice
quando ti battezzano con un nome come questo, il destino è fin da subito una sfida. Ma Felice e i suoi fratelli, Mauro e Richeto, sono troppo piccoli per saperlo. Sanno soltanto che la mamma all'improvviso se n'è andata, lasciandoli alla mercé di un padre incattivito dall'alcol e, a vegliare su di loro, soltanto le cime aguzze delle Dolomiti e una piccola biblioteca di libri che sarà la salvezza di Mauro. L'infanzia trascorre così, in mezzo a una natura che chiede di crescere in fretta, per misurarsi con la roccia e con il vento. Felice si fa grande in un lampo, non ha ancora diciott'anni ed è già alto quasi due metri. Armato soltanto della sua giovinezza, parte per la Germania in cerca di fortuna. Promette ai fratelli che guadagnerà i soldi per comprarsi un bel vestito, che a Mauro porterà un orologio...
È il 1968, i giovani si preparano a cambiare il mondo. L'avventura di Felice Corona, invece, finisce sul bordo di una piscina, dove viene trovato morto pochi mesi dopo la sua partenza. A quasi sessant'anni da quel giorno, mentre la notte avvolge la valle del Vajont, Mauro Corona trova il coraggio di misurarsi con questa assenza. Lo fa con la forza della sua come i poeti antichi, osa varcare la soglia del regno dei morti per incontrare Felice e affida a lui il compito di raccontare la propria storia. Da un aldilà immaginato come un'immensa solitudine, in cui le anime vagano nel vento, Felice non fa sconti. Costretto, come lo sono i morti, a dire la verità, non risparmia al fratello le parole più dure e sincere, facendogli da specchio in un confronto crudele. Ma al tempo stesso rievoca gesti e memorie nei quali chiunque porti nel cuore la nostalgia per un destino spezzato potrà trovare qualcosa di sé.
Ne nasce un libro potente e spietato, ma anche intriso di una dolcezza segreta e di un'addolorata umanità.
È il 1968, i giovani si preparano a cambiare il mondo. L'avventura di Felice Corona, invece, finisce sul bordo di una piscina, dove viene trovato morto pochi mesi dopo la sua partenza. A quasi sessant'anni da quel giorno, mentre la notte avvolge la valle del Vajont, Mauro Corona trova il coraggio di misurarsi con questa assenza. Lo fa con la forza della sua come i poeti antichi, osa varcare la soglia del regno dei morti per incontrare Felice e affida a lui il compito di raccontare la propria storia. Da un aldilà immaginato come un'immensa solitudine, in cui le anime vagano nel vento, Felice non fa sconti. Costretto, come lo sono i morti, a dire la verità, non risparmia al fratello le parole più dure e sincere, facendogli da specchio in un confronto crudele. Ma al tempo stesso rievoca gesti e memorie nei quali chiunque porti nel cuore la nostalgia per un destino spezzato potrà trovare qualcosa di sé.
Ne nasce un libro potente e spietato, ma anche intriso di una dolcezza segreta e di un'addolorata umanità.
204 pages, Kindle Edition
Published September 15, 2026
About the author
Mauro Corona
58 books122 followersMauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
September 18, 2026
Non avevo mai letto un libro di Corona e ho voluto cominciare proprio dalla sua ultima pubblicazione, perché mi incuriosiva l’idea che a parlare fosse un morto. Le vicende sono narrate, infatti, dalla bocca di Felice, il fratello minore di Mauro Corona, morto appena sedicenne. Ma questa non è la sua storia, è solo un pretesto che dà all’autore l’autorizzazione a dire ciò che più gli pare e piace, senza filtri e senza pietà. Il suo intento è sconvolgere il lettore, e ci riesce a pieni voti. Quello che Felice racconta, su se stesso ma soprattutto sul fratello maggiore, mi ha lasciata senza parole. Mi sono trovata a tremare per la rabbia, l’indignazione, il disgusto. Mi sono ritrovata a odiare il personaggio Mauro per tutto ciò che ha fatto a persone, animali, cose; ai suoi genitori e famigliari; alla moglie e agli amici. Ma mi sono ritrovata anche a compatirlo, perché ci sono degli spiragli che fanno vedere dietro la maschera dell’uomo arrogante, indisponente, egocentrico che si autoritrae. Mauro è un uomo che disprezza le donne e tradisce la moglie, ma ha anche accusato un brutto tradimento da ragazzino, che gli ha tolto il sorriso e la voglia di vivere. Mauro ha cercato di uccidere la madre che li aveva abbandonati, ma difendeva i nonni dai brutali trattamenti della donna. Mauro metteva costantemente in pericolo Felice sfidandolo ad arrampicarsi in luoghi pericolosi, o a rubare, o a irritare i contadini, ma poi si prendeva sempre la colpa e le scudisciate del padre, anche se era Felice ad avere combinato un guaio. Mi ha impressionato, poi, il tono fatalista dell’autore: è ossessionato dalla morte, sua, di suo fratello, dei suoi amici. Sente incombere il freddo alito della fine e sembra quasi rassegnato a esprimere le sue ultime volontà. Se dovessi descrivere questo libro con una parola, direi che è il suo testamento, forse la sua ultima pubblicazione. Non vuole più la fama, la notorietà, il caos. Vuole solo la pace e sembra invidiare quella in cui si trova Felice. L’universo del fratello morto è fatto di silenzio e osservazione. I morti sono lontani anni luce l’uno dall’altro, non possono interagire ma solo osservare ciò che avviene nel mondo dei vivi. Conoscono il nostro futuro e il nostro passato e Felice non si fa remore a raccontare di Mauro cose che l’autore non ha mai avuto il coraggio di ammettere prima. La violenza sugli animali, il giorno in cui ha lasciato affogare un amico e tutte le volte in cui per la sua stupidità e incoscienza ha rischiato di morire. Questa è una confessione a cuore aperto condotta con uno stile incalzante nella sua semplicità. I capitoli brevi invitano il lettore a correre nella lettura, per scoprire quale nuova bravata, quale altro peccato ha macchiato il cuore di Mauro Corona. Non conoscevo il personaggio, mentre ora posso dire di aver sbirciato dentro di lui e di averlo conosciuto come forse non conoscerò mai nessun altro essere umano. Perché una cosa dell’autore bisogna dirlo: ha le palle. Nessuno mai si metterà a nudo in un libro come ha fatto lui, senza temere i giudizi, anzi sfidandoli, provocando nel lettore una reazione. Che il personaggio piaccia o no, è un libro da leggere, anche perché è scritto veramente bene. Potrei consigliarlo anche a chi è in pieno blocco del lettore e cerchi qualcosa di diverso, in grado di suscitare emozioni profonde e contradditorie. Troverete pane per i vostri denti.
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September 15, 2026Incipit
Mi chiamo Felice Fabrizio Corona.
Continua su IncipitMania
Mi chiamo Felice Fabrizio Corona.
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September 28, 2026
Bello il libro, narrazione semplice ed efficace. Però, primo e ultimo libro suo che leggo.
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