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Con una pistola alla tempia: Storia vera di Aladin Hussain Al Baraduni

Una dittatura soffocante. Una società divisa in caste. Con quadri e murales l’artista Aladin Hussain Al Baraduni denuncia le ingiustizie e i soprusi della propria terra, lo Yemen. Ma al regime la verità fa paura. Aladin viene minacciato, incarcerato e condannato a morte. Per salvarsi, l’unica strada è fuggire in Italia.

Il rapper Kento, che alla musica e alla scrittura affianca la sua attività di educatore, racconta la sua amicizia con questo artista che continua a battersi, ancora oggi, per ciò che è giusto.

144 pages, Paperback

Published May 8, 2026

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Profile Image for Davide Bianchera.
81 reviews9 followers
October 1, 2026
Non posso dimenticare l'ultimo sguardo di mio padre.
Era dietro il vetro dell'aeroporto, il vetro che separa i viaggiatori da chi li accompagna. Mi fissava, immobile, e mi fissò fino all'ultimo istante, fino a quando il suo sguardo non poté più raggiungermi. In quegli occhi c'era tutto: la consapevolezza che non ci saremmo più visti, la serenità amara di chi preferisce un figlio lontano ma vivo piuttosto che un figlio sepolto. E così fu.
Mio padre se ne andò nel 2017, e io non potei tornare per stringergli la mano un'ultima volta. Portavo ancora addosso le sue parole non dette, quelle che brillavano nello sguardo: "Vai, sopravvivi. io lo so, e va bene cosi".
Aladin Hussain Al Baraduni

Davanti a noi cé un gommone gonfiabile da sette posti che galleggia a malapena. Sopra, quarantotto ragazzi. A occhio nudo sembrano già ombre: non hanno forze, non hanno cibo, non hanno acqua. Sono talmente terrorizzati da restare immobili, incapaci perfino di chiedere aiuto.
Gli occhi spalancati, fissi, come se si fossero già convinti che il loro destino sia segnato.
È questo l'istante in cui tutto si ferma. Ogni discorso politico, ogni teoria, ogni etichetta si scioglie nel nulla. Resta solo una scelta semplice e definitiva: tendere la mano e salvare, o restare fermi e lasciare morire. Non esiste una terza via. E mi dico che questa non dovrebbe nemmeno essere considerata una scelta, perché tra vita e morte non ci sono sfumature.
Uno dopo l'altro li issiamo a bordo. Le mani trema-no, le gambe cedono, i volti restano vuoti come se non avessero ancora capito di essere vivi. Io guardo quelle espressioni e non riesco a farne a meno, mi torna sempre in mente il mio amico. Rivedo in quegli occhi lo stesso filo che ha attraversato tutta la vita di Aladin: la fuga, la paura, la sopravvivenza, ma anche la dignità di chi non vuole arrendersi.
Kento
Profile Image for Jacopo Giuca.
157 reviews3 followers
September 7, 2026
“Con una pistola alla tempia”, scritto a quattro mani da Francesco “Kento” Carlo e Aladdin Hussain Al Baraduni, appartiene a quella categoria di libri che attraversano il mondo lasciando al lettore il compito di coglierne le sfumature. A metà strada fra il saggio e l’autobiografia, il volume costruisce una narrazione neorealista cruda, diretta e priva di compiacimenti, capace di illuminare una realtà sociale spesso ignorata o raccontata attraverso stereotipi.
La voce di Kento, rapper da sempre anticonvenzionale e impegnato nel lavoro educativo con i giovani delle periferie e degli istituti penali, diventa la lente attraverso cui osservare vite sospese, fragilità e marginalità. Ne nasce un racconto profondamente intimo, in cui la vicenda personale offre spunti di riflessione su identità, integrazione, violenza e riscatto.
Il maggiore pregio del libro risiede proprio nella sua scrittura essenziale. Le pagine scorrono con ritmo, evitando inutili sovrastrutture e affidandosi alla forza dei fatti e delle emozioni. È una brevità che rende la lettura incisiva e accessibile, quasi come le strofe di un brano rap in cui ogni parola pesa più della precedente.
Eppure, proprio questa efficacia narrativa rappresenta anche il limite dell’opera. Una volta chiuso il volume resta una sottile sensazione di incompiutezza, come se alcune delle questioni più profonde fossero state sfiorate appena. Si comprende che l’intento degli autori fosse quello di offrire rapide pennellate su una vicenda estremamente complessa, ma il lettore avverte il desiderio di sostare più a lungo su quei temi, consapevole che per esplorarli davvero servirebbe forse un’intera bibliografia.
Kento consegna così un libro affascinante e necessario, capace di dare voce a ciò che troppo spesso rimane ai margini e di ricordare, con la sincerità del neorealismo, che le storie individuali possono ancora diventare uno specchio fedele delle contraddizioni del nostro tempo.
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