«È un invito alla lentezza. Andiamo troppo in fretta. Bisogna avere la possibilità di fermarsi, guardare le cose belle, meditare, pensare a noi, guardare i tramonti. Ma chiedete a qualcuno che cammina per strada: "Quando ti sei fermato per un tramonto l'ultima volta?". È una domanda molto importante!». Queste parole che vergò Tonino Guerra nel terminare la lettura di questo libro danno al libro-culto di Zavalloni il suo vero orizzonte. La sue riflessioni, concrete e ricche di buon senso, nascono dall'esperienza scolastica e sono rivolte ai docenti. In realtà travalicano le aule e i plessi per imporsi come un insegnamento di vita adatto agli uomini e alle donne del nostro tempo. Per porgere, come suggerisce Fiorella Farinelli nella prefazione, «un punto di vista e un'aspirazione essenziali per lavorare a quel cambiamento antropologico di cui l'umanità ha un evidente e urgente bisogno». In appendice, il testo del suo Manifesto dei diritti naturali di bimbi e bimbe. Disegni in bianco e nero dell'autore.
Il sogno di una scuola lenta, dove rispettare maggiormente i tempi di tutti non sia un’utopia, dove si possa respirare un senso di calma e dove non si venga sistematicamente travolti dall’ansia di arrivare. Perché la scuola odierna spesso diventa un frustrante susseguirsi di progetti, di obiettivi da raggiungere, di competenze da verificare, di cose da fare, e da fare possibilmente in fretta. Arrivare! Questo è l’importante. Far vedere che il “programma” è stato fatto, tutto quanto per benino, fino all’ultima pagina del libro adottato. Niente è stato saltato. Se poi magari sono riuscita a fare tutto esattamente allo stesso modo di come l’ha fatto la mia collega della classe parallela (stesse fotocopie, stesse attività, stessi esercizi, magari anche avendo deciso che i titoli vanno fatti tutti in rosso, stampatello maiuscolo,…) allora sì che posso dirmi soddisfatta. Arrivare! Questo è l’importante. Il come ci sono arrivato non è rilevante. Quanti sono rimasti indietro? Quanti hanno detestato questa scarpinata? Quanti mi hanno seguito solo per inerzia o per senso del dovere? Meglio non chiederselo forse. Questo libro di Gianfranco Zavalloni ha rinsaldato le mie convinzioni. Non condivido ogni singola parola ma il volume è ricco di tantissimi spunti sui quali riflettere per poi poter sviluppare un proprio personale pensiero da cercare di riversare in aula. Guardando però al contesto nel quale mi trovo a lavorare ho la sensazione che tutto ciò sia abbastanza irrealizzabile a livello personale, come scelta del singolo docente, senza un supporto più strutturato, senza un cambio radicale di prospettiva pedagogica globale, non solo nel mondo della scuola ma anche a livello sociale. Nonostante ciò penso che questo libro possa avermi dato quella giusta carica per provare a rallentare ancora un poco, a preoccuparmi meno se a fine anno non avrò (come spesso accade) terminato tutte quante le pagine del libro.
Più che un manuale pronto all'uso, questo libro è un interessante diario di viaggio. L'autore attraversa diversi argomenti passeggiando in mezzo ad essi con - lo suggerisce il titolo - studiata lentezza e con un'assenza di linearità tipica di chi prova più piacere nel camminare piuttosto che nel raggiungere la meta, tornando spesso indietro, riprendendo concetti già espressi, fermandosi a raccontare le sue esperienze di vita e illustrando i suoi sogni per una scuola finalmente umana, nei suoi intenti e nelle sue pratiche. Una lettura interessante, ricca di spunti autentici e sentiti.
Uno más de esos libros que no tienen forma y cuyo contenido, en mi opinión, podría reducirse a diez hojas sin perder nada del hilo principal y resultando mucho más amable y agradecido.
La mayoría de las ideas son sólo eso: frases cortas en los que parece anticiparse una idea sustanciosa y que al final queda como un simple párrafo que no desarrolla nada y que responde más a una revelación en bruto de esas que ocurren bajo el sol cabe la piscina que a un ensayo docente en el que se pretenda revelar las ideas de un proyecto. Está claro que no ayuda el hecho de que el libro esté eminentemente enfocado en el sistema educativo italiano, razón por la que las referencias a pedagogos, profesores y leyes llegan a resultar, si no atorrantes, sí inútiles las más de las veces.
En definitiva, y según mi criterio: uno de esos ensayos docentes que se han hecho relativamente famosos no por la lucidez de las ideas presentadas, sino porque beben directamente de un lugar común que nos llama la atención y nos cautiva.