Che sappiamo, di Cardo? Che è figlio degli anni sessanta e di un carabiniere emigrato nella periferia di Torino con il bozzo per la legge. E che, fin da subito, decide che la vita se la vuole guadagnare a modo suo. Molto altro non ci è dato sapere.
È sfuggente. È furbo, misterioso, quasi saggio. E infatti ci mette poco a conquistarsi sul campo la fama di Re del suo folle carrozzone di emigrati e sbandati, di bar scalcagnati e carrozzerie arrugginite, di puttane, di cinesi e di negri. A proteggerlo ci sono i suoi ragazzi e c'è Kira, l'enorme leonessa che regna in giardino e non mangia mai meno di cinque chili di carne al dì. Tra donne belle e ballerine sgraziate, tra gioco d'azzardo e azzardi irripetibili, droghe pesantissime e ancora di più, Cardo riesce nel miracolo di rimanere sempre in piedi, come un malandrino d'altri tempi, accompagnato da Sergio, Sancho Panza fidato e maldestro. Una cosa però, su di loro, la stanno architettando l'ultimo grande colpo della vita, quello che sistema tutti. Per il resto, da Cardo aspettiamoci solo sorprese e colpi di scena che, pagina dopo pagina, stupiranno noi e forse Cardo stesso. Nessuno, mai, è al sicuro.
Con verve comica, infilando la realtà dentro una taglientissima voce ironica, Michele Dalai riesce nell'esito di piazzarci davanti agli occhi l'essenza dell'espediente, e di dare una faccia a quel mimetico sottobosco criminale che vive a pochi metri da noi, tra noi, da sempre.
Michele Dalai è nato a Milano nel 1973. Ha diretto la casa editrice Baldini & Castoldi. Giornalista e autore televisivo, conduce "Ettore", programma di racconto, su Radio 2. Ha pubblicato i romanzi Le più strepitose cadute della mia vita (Mondadori, 2011) e Onora il babbuino (Feltrinelli, 2015), e il pamphlet di satira calcistica Contro il tiqui taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona (Mondadori, 2013).
Più che un romanzo, una sorta di lungo monologo da recitare, a pezzi, su un palco stile Zelig, o tutto intero in teatro perché si capisce subito che è una storiella, una sciocchezza, un canovaccio su cui sparare cazzate a ruota libera. Chi è il cardo che racconta, conciona, sproloquia, si vanta e persino filosofeggia saggiamente con un linguaggio infarcito di parolacce e assolutamente “politically uncorrect”? Un piccolo malavitoso venuto dalla Sicilia a Torino quando era bambino, un padre carabiniere con il (giusto) pallino della legalità e del senso dello stato mentre lui fin dalle elementari ha imparato per guadagnarsi il “rispetto” e con gli anni si è ritrovato spesso in caserma dall’altra parte del vetro. Ora, immagino verso la cinquantina o giù di lì, è in auto con un misterioso interlocutore, che tratta da pischello alle prime armi, in attesa di una fantomatica “ora x” che necessita di sincronizzare gli orologi mentre alla vicina cabina viene chiamato spesso da un complice abbastanza rimbambito, palo in un furto (il colpo della vita?) dove i rapinatori agli ordini del Cardo stanno per entrare in azione. Si ride a sentire il Cardo raccontare la sua vita, condita di successi nel sottobosco della malavita, tra aneddoti ed episodi al limite dell’incredibile, uno fra tutti la rovinosa visita alla Juventus, che si allenava per la finale della Coppa Campioni del 1983, in compagnia di una leonessa di più di un quintale, che ai tempi d’oro girava con lei sul sedile del furgone…Vabbè siamo seri, è divertente come un comico sul piccolo schermo, ma niente di più però le battute sono per lo più azzeccate, qualcuna fa riflettere come al solito su vizi virtù del nostro paese…allora tre stelle sguaiate e spiritose.
Sono eventi eccezionali e non c'è un cazzo da fare, non puoi prepararti, devi solo parare il colpo e fare del tuo meglio per restare in piedi. Come quando ti arriva una brutta notizia, che magari non è vero che è un pomeriggio qualsiasi perché non esistono i pomeriggi qualsiasi, se non sta succedendo un cazzo c'è qualcosa che non va, siamo mica nella città dei veterinari dell'amaro che uno vive senza che succeda niente o che comunque finisce sempre bene.
Penoso. 13 euro buttati nel cesso. Bella solo la copertina. La storia insulsa e il personaggio poco interessante. Cardo. Insomma.. Mi chiedo come un autore riesca a pubblicare con una edizione importante un romanzo simile.
Veramente divertente! ! Ci sono delle perle di saggezza notevoli. Ho rivisto nei personaggi del libro grandi uomini che incontrato nella mia vita... ;)