"E ora, fratelli, lasciate che vi narri di quei tempi, in cui le nuvole correvano rapide sopra gli aspri calanchi e di quando Lakon combatté per noi".
Su Muareb, un remoto pianeta anticamente colonizzato dall'uomo, langue una civiltà che piange sulle ceneri e le macerie di un devastante conflitto. Tra questi v'è Karan, vecchio e malato, che narra in prima persona della sua gioventù, della sua amicizia con colui che fu condottiero, martire e spietato boia in quella guerra apocalittica. Costui è Lakon. Emerso misteriosamente da un passato mitico e distorto, piomba dal cielo, alieno ed estraneo, sulle terre della Falange, il brutale popolo che lo accoglie e che lo forgia prima come schiavo, poi servo e tecnico di guerra, ossia "mastro di forgia", e infine guerriero, cavaliere di zodion, gli arcani veicoli viventi delle milizie coloniali. Ed è subito guerra, giacché l'ascesa di Lakon è il prodromo proprio di quel grande conflitto i cui eventi lui è destinato a cavalcare, verso l'inevitabile distruzione che su tutto incombe.
Nato a Roma nel 1975, appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, ha sviluppato uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall'evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. Ha esordito nel 2015 pubblicando il primo volume della saga fantascientifica "Arma Infero" con la Inspired Digital Publishing che a oggi conta tutti i quattro romanzi pubblicati: Il Mastro di Forgia nel 2015, I Cieli di Muareb nel 2016, Il Risveglio del Pagan nel 2018 e Delenda Gordia nel 2019. “Per la Delos Digital ha scritto a quattro mani un racconto lungo intitolato "Megalomachia". Ha avuto inoltre l'onore di partecipare con diverse, importanti firme della fantascienza italiana – tra cui Dario Tonani, il pluripremiato autore di Cronache di Mondo9 – all'iniziativa "Penny Steampunk" del 2016 da cui è nato un volume di racconti fantastico–weird a tema steampunk a cura di Roberto Cera (ed. Vaporosamente). Infine ha pubblicato nel 2017 il romanzo cyberpunk "Ambrose, recentemente pubblicato in una nuova edizione digitale dalla Delos Digital (2021).
Il racconto in sè non sembra davvero avere un vero e proprio fulcro, sembra più un mosaico di eventi e impressioni mancando di focalizzarsi su una trama lineare, ma non solo manca, che si ha l'ìimpressione che questa sfugga persino all'autore, tanto che viene a divenire piu' realistico il ruolo per personaggio che racconta della storia stessa. Quello che invece sembra non sfuggire all'autore è il desiderio di tenere il lettore inchiodato al libro, a prescindere dalla frammentazione e improvvisazione tollerabili in un arco narrativo soddisfacente , e qui si esagera in pagine piene di dettagli inutili che sembrano solo scritte per trascinare le cose. Tuttavia ho letto ( e scremato ) attraverso tutta la "fuffa" fino alla fine e devo dire che ne è valsa la pena . Bel libro, meglio di molta immondizia che si legge ormai in giro, tanto che non vedo l'ora di poter ripetere questo giochetto del filtro anche nel secondo volume.
Questa è fantascienza raccontata in grande scala. Si sta ormai diffondendo sotto le mentine spoglie delle saghe (sono ovunque!) ma qui, in ambito narrativo, questo ITALIANO autore esordiente risulta essere estremamente fantasioso, spesso prolisso, ma a volte anche sbadigliare è stimolante. Non è una lettura facile. Per coloro che conoscono poco o niente di storia europea, feudalesimo e nascita degli stati nazionali, gran parte della narrativa può diventare ambigua o noiosa. Ma nonostante (oa causa di questo), lo scrittore sviluppa un racconto a tappe che spinge sempre a leggere un altro capitolo. Ed è come un percorso che si snoda tra rettilinei piacevoli e salite dopo cui si apre una riposante discesa, romanzi nel romanzo, stile che si alternano, battaglie corpo a corpo e artiglierie rombanti, slanci d'amor cortese e intrighi sordidi e disgustosi.Purtroppo, "Il mastro di forgia" è solo la prima parte di una storia in chissà quante parti, e termina non finito. Si dovrà acquistare (inconsapevolmente) il seguito per completare la storia. Anche se questo romanzo non sarà di gusto per tutti quanti, ne consiglio la lettura.
Le opere letterarie come questa possono essere intese e fraintese in vari modi; primo tra tutti, è proprio l'autore a non esser competente a stabilire dove termina la sua interpretazione insindacabile e dove iniziano la comprensione e l'eventuale malinteso del lettore. Ci sono lettori per cui un'opera è risultata essere più limpida che per lo stesso autore. E quindi lungi da noi esecrare tali malintesi: in certi casi anche questi possono essere fecondi. Nessun autore può per questo prescrivere ai lettori come abbiano da intendere il racconto in questione; eppure in questo caso, ossia nel caso di Arma Infero, sono certo piacerebbe a chi l'ha scritto il sapere che alcuni, se non molti tra coloro che l'hanno letto, hanno capito come la storia di Lakon e di Karan rappresenti, sì, la storia sofferta di una crisi esponenziale, quasi una malattia dell'anima, ma non verso la morte, non un tramonto, bensì al contrario: una guarigione. Dalla vita e da se stessi. Chiamare fantascienza tutto questo è decisamente riduttivo.
E dopo tanti giorni di lettura ce l'ho fatta ed ho finito questo immenso primo volume dell'autore emergente Fabio Carta. Carta si è ispirato ad un genere fantasy medievale, scrivendo però un libro ambientato in un futuro lontano millenni dove l'uomo si è trasferito su un altro pianeta, dopo aver finito le risorse esistenti sulla Terra. Un futuro talmente lontano che gli stessi uomini non ricordano più da quanto tempo abitano il pianeta Muareb. Un romanzo distopico che ci racconta un futuro che io personalmente spero non accadrà alla specie umana, sarebbe tragico.
- Ho ricevuto una copia di questo libro dall'autore in cambio di un'onesta recensione -
L'antefatto non è semplice da seguire, perché si viene di botto catapultati in una realtà completamente diversa e bisogna interfacciarsi con aspetti nuovi e diversi che impareremo a conoscere durante la narrazione. Rappresenta, tuttavia, il terreno necessario per preparare il lettore al mondo, complesso e sfaccettato, di Muareb. Alcuni sostengono che la terza guerra mondiale sarà una guerra per l'acqua. Ecco, l'autore porta questa ipotesi alle sue estreme conseguenze, catapultando questa "profezia" sui terreni aridi e sferzati da venti di Muareb. La narrazione parte con ottime premesse, ma prosegue alternando singoli episodi a passaggi descrittivi o dialogati molto minuziosi e, di conseguenza, lenti. In alcuni punti, infatti, ho trovato i blocchi di dialoghi - o i dettagli nelle descrizioni - un po' pesanti da digerire. Rallentano lo scorrere della narrazione, minandone la fluidità, e creano dispersione (soprattutto quando ci si trova davanti a scambi di battute fra personaggi della lunghezza di alcune pagine). Per questi motivi, la storia (il cui finale verrà rivelato, immagino, in nuovi capitoli) procede con molta lentezza, a discapito, dal mio punto di vista, del ritmo narrativo. Il linguaggio, volutamente pseudo-arcaico, richiama un'impostazione classica, quasi da poema cavalleresco. La trovata è interessante (e giustamente coerente con l'assetto generale della storia)... La recensione prosegue quI: http://thebooksblender.altervista.org...
"Arma Infero è senza ombra di dubbio un libro ben scritto, che va ben oltre al linguaggio usato comunemente. Una storia complessa, un uso della lingua inconsueto. Entrambi due grandi vantaggi che caratterizzano l'opera di Fabio Carta, che dimostra una grande preparazione e una grande conoscenza del genere. Nonostante questo le ripetute descrizioni, vuoi per la lunghezza o per l'uso di parole non sempre alla portata di tutti, appesantiscono la storia al punto da non permettere un completo coinvolgimento del lettore. Il libro di Carta è un libro impegnativo, che richiede tempi di lettura serrati e una pazienza non adatta a coloro che desiderano leggere il susseguirsi degli eventi in maniera vorticosa. Arma Infero è un libro sui grandi perchè, un libro che tratta temi importanti gestiti in maniera accademica. Questo approccio lo rendono quindi più simile a un libro di filosofia che a un romanzo, quasi l'autore si sia voluto cimentare in un esercizio stile e abbia usato i suoi personaggi come veicolo. Un libro per gli amanti del genere. Una storia che si conclude lasciando il finale aperto a un nuovo capitolo, dove le vite dei personaggi, ormai divisi, avranno per noi nuove avventure da raccontare".
Il testo è pieno di refusi anche se scritto bene. Probabilmente doveva occuparsene l'editore, controllare. Capita coi piccoli editori, purtroppo, perché non curano il libro, sono superficiali. Io ci avrei farei anche un po' di editing, migliorando alcune parti, eliminando gli arcaismi in modo da renderlo più fresco. Poi i termini connessione e dispersione appaiono un po' confusi al lettore, mentre i personaggi ne parlano come se il lettore sapesse già tutto. Idem per il morbo dell'individuo... Sincrasi gestaltica della rete cognitiva metaumana... Sincrasi uranica... Mi sembra un tentativo di intellettualismo non troppo riuscito. Non mi convince... Il mio parere è opinabile ovviamente. De gustibus...
"e la ridondanza, è noto, genera noia e disattenzione nell’uditorio."
Inizio la recensione con una citazione del libro stesso. Il libro per me è promosso ma a volte l'autore esagera davvero troppo con l'infodump: ammetto di aver proprio saltato i due capitoli usati come descrizione degli Zodion (le "cavalcature" dei cavalieri)
Detto questo, ho molto apprezzato tutta l'atmosfera creata: sia lo sfondo di nazioni su cui si muovono i personaggi ma anche la contrapposizione tra "vecchio" e "nuovo" in tutte le sue possibili declinazioni, con lo spettro dell'annientamento atomico che copre il tutto (molto "guerra fredda").
L’ambientazione di questo romanzo è suggestiva e la sua trama agguerrita. Le descrizioni che arricchiscono il libro, sono notevolmente precise ed evocative. Tuttavia, ho trovato il libro decisamente troppo tecnico. Per me è risultato essere un enorme punto a sfavore.
Alla fine ci sono riuscito: ho terminato la lettura di Arma Infero: Il Mastro di Forgia. Ho ricevuto una copia del libro dall'autore stesso che mi ha chiesto un parere ed eccolo qui. La mia opinione sull'elaborato è neutra. Ci sono cose che mi sono piaciute e cose che non mi sono piaciute. Non farò una distinzione netta fra pro e contro, scriverò quello che ne penso. La storia in sé è interessante. La curiosità che si crea intorno al personaggio di Lakon è ciò che invoglia il lettore a proseguire. Chi è? Un umano alterato in laboratorio? Un alieno (alterato in laboratorio per sembrare umano)? Un ibrido? E quali sono i suoi scopi, nel momento in cui diviene consapevole del suo enorme potenziale? Cosa ne farà? Tutte domande che ci si pone man mano che si legge e alle quali si vuole arrivare a dare una risposta. Altre domande sorgono quando Karan, Lakon e i cavalieri di Dragan parlano della guerra incombente, domande che rimangono tali. Le informazioni e gli indizi che l'autore sparge nella narrazione mi sono sembrati insufficienti a comprendere il contesto socio-politico che porta le colonie di Muareb a combattere fra loro. Il solo punto di vista di Karan non basta, sembra che lui vada a combattere praticamente senza motivo; riceve la tanto agognata investitura a Cavaliere, gli viene detto "Orsù, vai e distruggi" (in senso figurato, ma nemmeno troppo) e lui va da bravo soldatino, facendosi prendere dai (pochi) dubbi quando è ormai troppo tardi. Prendo spunto dall'accenno al contesto socio-politico per dire inoltre che per lunghi tratti non sembra di leggere un libro di fantascienza, ma una storia di amor cortese scritta nel medioevo e lì ambientata. La società di Muareb regredita di tanti secoli, al punto di riportare in vigore usi e costumi che per noi sono già vecchi di mille anni, dopo un entusiasmo iniziale dovuto all'insolita commistione fra due generi molto diversi, alla lunga l'ho trovata una cosa forzata e, per certi aspetti, poco verosimile. L'organizzazione delle forze armate suddivisa in fanteria, cavalleria e lancieri mi va anche bene, se parliamo di puri e semplici nomi (le armi usate, per fortuna, non sono spade, lance in legno, archi e frecce), così come il potere in mano a pochi privilegiati (dopo le guerre con gli alieni capisco che magari prevalga la legge del più forte e ci si spartisca il territorio in feudi), ma, ad esempio, il ruolo totalmente assente delle donne non ce lo vedo. Luthien che non è né più e né meno che una bambolina da dare in sposa a Silen per obiettivi politici, esattamente come si faceva nel vero medioevo, è una scelta narrativa che non mi convince, così come molto del contesto simil-medievale. Così come il rapporto fra Karan e la stessa Luthien. Capisco il "colpo di fulmine" che ha Karan nel momento in cui la vede per la prima volta, ma il rapporto fra i due sarebbe stato meglio approfondirlo, anziché raccontarlo come una storia di amor cortese, appunto, in cui l'uomo fantastica su una donna che forse nemmeno sa della sua esistenza. Anche il linguaggio, lo stile utilizzato non aiuta. Sebbene l'italiano simil-arcaico denota una notevole conoscenza e padronanza della nostra lingua da parte dell'autore, spesso risulta una scelta forzata che appesantisce non poco la lettura di un testo già di per sé difficile da seguire negli intrecci della trama. Sulle tecnologie descritte va bene, le descrizioni sono accurate al punto che un esperto in materia sa apprezzarle, non sarebbe fantascienza se non ci si impegnasse almeno un po' nel parlare di tecnologie futuribili, ma c'è un ma... Se l'atmosfera di Muareb non è respirabile per l'uomo, non ci si può permettere di aprire la visiera del casco delle tute ambientali, anche solo per addentare il morso di un panino (come avviene, ad esempio, nel capitolo 27). Mi va bene che la pressione atmosferica sia stata "adattata" per renderla compatibile con la fisiologia umana, ma se la composizione chimica dell'aria del pianeta è tossica già prima della guerra e ancora più tossica dopo (come scritto nell'antefatto) è un dettaglio di non poco conto. Il finale aperto è ovviamente coerente con l'aver scritto il primo tomo di una saga, per cui ci sta che il racconto di Karan al suo uditorio rimanga in sospeso.
Giudizio neutro.
This entire review has been hidden because of spoilers.
"Il mastro di Forgia" è un libro molto particolare, raccontato con uno stile narrativo ricco e articolato al sapore di antico. Un'assonanza che ricorda epoche storiche lontane fatte di guerre e cavalieri. In un futuro prossimo, e su un pianeta inospitale lontano da noi, viviamo un'epopea di uomini che ricadono costantemente negli errori della nostra umanità. L'arroganza di credere di poter piegare e/o assoggettare la natura di un pianeta ai propri fini, capricci e interessi, conduce i coloni insediatisi da anni immemorabili, a muoversi costantemente lungo atteggiamenti ricchi di arroganza e sete di potere. Molte sono le tensioni politiche che muovono le convinzioni e le azioni, l'atteggiamento di assurgersi il diritto della verità, della giustezza del proprio pensiero e comportamento, stanno spingendo l'umanità verso un declino pericoloso e distruttivo. Karan ci racconta il passato, ci narra tutto ciò che ha condotto all'inevitabile disfatta e distruzione di una terra che, per quanto inospitale, chiamavano casa. Ci parla di gesta "eroiche" e ottusità vaneggianti di potenti e politici. Ci conduce lungo un cammino di ricordi che ci permette di intravedere tra le righe come la storia umana continui a ripetersi in un loop che non impariamo mai ad evitare. Errori anche piccoli che si uniscono per condurre alla disfatta tutto ciò che si è costruito quando il desiderio individuale di avere o essere di più porta l'essere umano a prevaricare ogni raziocinio. Ci mostra come l'ignoranza e l'incomprensione, unite a diffidenza verso il diverso, instradi lungo un pensiero che sfiora l'indottrinamento e il razzismo che alimenta il pensiero collettivo, un pensiero influenzato, come sempre, da menti egoistiche e agognanti la superiorità. Fabio Carta ci racconta un'epopea con uno stile linguistico articolato e forbito. Ci trasporta in un parallelismo filosofico sul comportamento umano mosso come sempre da grettezza ed egoismo, lussuria cupidigia. Comportamenti lesivi che mirano ai propri interessi senza mai curarsi di chi pagherà per i loro capricci, per chi verrà dopo e si ritroverà a dover raccogliere i cocci della devastazione totale che hanno scatenato. Sicuramente "Il mastro di Forgia" è un libro molto ben scritto, anche se si allontana notevolmente dal mio genere di lettura non posso non riconoscerne i pregi stilistici e linguistici. Forse per me è stato un po' troppo difficile da seguire ma sono certa che per gli amanti del genere fantascienza possono trovare in questo volume una storia che soddisfi pienamente le loro aspettative.
Libro lungo, complesso e che ha richiesto molto impegno. Le premesse sono buone, c'è molta carne al fuoco, abbastanza per farne una saga infinita, ma purtroppo per il mio gusto personale il romanzo mi è parso lento. L'autore ha voluto narrare ogni dettaglio, ogni sfaccettatura, creando pagine di descrittivi che hanno appesantito la lettura (unico motivo per cui do 3 stelle al posto di 4). Nonostante il feudalismo spaziale e gli infiniti riferimenti alla storia medioevale europea, con qualche accenno ai fatti più recenti, ho avuto la sensazione di aver già letto/visto alcune delle scene riportate e alla fine credo che il riferimento più vicino siano i Necromonger di Riddick. Il libro è composto da una serie di fatti, di tasselli che si allineano durante la lettura ma che di fatto non sembrano seguire un unico percorso ben delineato. Potrebbe essere una scelta voluta dall'autore, che narra le gesta di un pianeta e non di un gruppo di personaggi, oppure la più grande prefazione che abbia mai visto. Nel complesso le idee ci sono e sono buone ma il libro avrebbe bisogno di essere alleggerito e meglio focalizzato verso il lettore.
Un aspetto centrale del romanzo è sempre costituito da una vera e approfondita analisi della psiche di Karan, narratore e personaggio principale che, nel tempo, acquisisce una maggiore consapevolezza rispetto alla fase iniziale della storia. Certo, lo sfondo a questo tormento interiore può sembrare alla lunga un po' ingenuo nel suo carattere apparentemente manicheo (buoni o cattivi: non c'è una via di mezzo) e a diversi quesiti non si tenta nemmeno di dare una risposta (tanto siamo tutti appassionati di fantasy e fantascienza, giusto?), ma sono aspetti in fondo non essenziali, perché l'intero scenario mi è apparso quasi un pretesto per quello che non vuole e non può ridursi ad un "semplice" romanzo di fantascienza avventurosa. Un inno all'inesprimibile che s'intravede nel complesso di un'opera decisamente più che discreta, con idee a volte banali e una trama valida a tratti, che si salva grazie all'abilità dell'autore nel creare situazioni sempre vive, pregne d'emozioni e sentimenti palpabili.
Inizia in modo interessante con un'aria medievale, ma l'autore sembra non aver speso chissà che impegno per il resto del romanzo. Il plot è debole, la caratterizzazione è debole, le escursioni storiche troppe e troppo veloci tanto che il lettore stenta a trovare un ritmo per la lettura. Difficile prendersi cura di ciò che accade ai personaggi. In ogni caso si tratta di un interessante "studio" di come tempo di un pianeta può dirigere il proprio sviluppo culturale dalle macerie di un medioevo inventato. A questo proposito, si tratta di una prefigurazione di ciò che, ad esempio, Ursula Le Guin ha fatto in molti suoi romanzi. Tuttavia, ho trovato un po 'triste e patetico questo tentativo di emulazione. Che altro dire? Non vi è continuità dalla prima parte del libro alla fine. Il nemico è mal disegnato e sgradevole. Il mondo disegnato è eccellente, però, e confidiamo che vi sarà continuità con un altro libro a venire, di cui si sente la mancanza alla fine del romanzo. In fondo non è banale e si può leggere. Provateci.
Le parti migliori sono sicuramente la costruzione dello scenario generale (scenografia, società, valori, tecnologia) e le sezioni “filosofiche”, di riflessione, che nei capitoli meglio riusciti non sono affatto pesanti e forniscono spunti di riflessione notevoli e davvero interessanti. Forse se la visione dell’autore fosse stata meno antropocentrica, il loro valore sarebbe stato ancor più apprezzabile. La vicenda è sovraccaricata da lunghi pezzi che potevano essere ridotti a poche pagine, giusto per rendere in modo degno la loro funzionalità alla narrazione. Alcuni capitoli si dilungano tanto da risultare solo flemmatiche divagazioni inconcludenti. Ma per il resto è OK!
Lo stile di scrittura è di tutto rispetto considerando il fatto che siamo di fronte ad un esordio. Si notano degli errori tipici di "immaturità": ad esempio l'elevato numero di dialoghi forzati che l'autore utilizza per descrivere lo scenario storico (infodump?) oppure la presenza di alcuni paragrafi dal vocabolario eccessivamente aulico e dal periodo involuto. Nel complesso sono convinto che l'autore abbia un ottimo potenziale, in primis perché dimostra di voler fare della letteratura di idee e contenuti, con grandi margini di miglioramento. Proprio per questo mi sento, nonostante i difetti evidenziati, di consigliarne la lettura.
Una bella opportunità di leggere una bella storia e di conoscere un nuovo autore. La storia è appassionante e complicata, ambientata in un mondo nuovo con una società diversissima dalla nostra. Il pianeta non offre le risorse naturali a cui noi siamo abituati, nemmeno l’ossigeno per respirare, e l’umanità si è ingegnata con gli avanzamenti tecnologici per sopperire a tali mancanze. Ho trovato molto attuali i riferimenti al fatto che le nuove generazioni si radicalizzino in alcune posizioni ideologiche, senza andare ad approfondire le ragioni, le emozioni e i razionali di chi le guerre le ha combattute prima di loro.
La base del romanzo è sicuramente valida e stimolante così come di alto livello è la parallela resa stilistica dell'opera. Manca però un certo grado di varietà, di "variazione sul tema"; l'insistenza sull'introspezione, sul dialogo interiore, su atmosfere claustrofobiche mentali e reali, può a lungo andare stancare ed annoiare il lettore. A livello di intreccio alcuni passaggi logici sembrano essere quanto meno azzardati e il finale è forse precipitoso, quasi che l'opera fosse arrivata ad un punto morto in cui si è reso necessario un intervento drastico e risolutivo.
Arma Infero costituisce una lettura assolutamente consigliata, destinata ad impressionare il lettore per la sequela di immagini forti, vivide, che danno vita ad una descrizione dura, cruda, sicuramente portata agli eccessi ma comunque tristemente verosimile dell'abbruttimento parallelo dell'uomo del futuro e del suo nuovo mondo spaziale. Un romanzo che quindi consiglio a tutti... assieme all'avvertenza, però, di non aspettarsi una lettura semplice e accomodante, ma un testo che necessita, in diversi punti, di una rilettura, che si comprende e si digerisce poco alla volta.
La mia esitazione era fuori luogo . Questa storia porta la firma dell'antropologo; mano abile per il personaggio; e il talento per creare mondi sconosciuti e società molto dettagliate insieme, così come non si trovano in altri romanzi . Carta è un bravo scrittore tale che si è alla fine irrimediabilmente attratti dalla sorte di Muareb. E ' facile dimenticare che si sta leggendo l'opera di narrativa di un signor nessuno.
Rosso. Sì, probabilmente non ve l’aspettavate. Ma quello che mi viene in mente quando penso a Muareb e a questo libro è il rosso. Il rosso delle sabbie e il nero del cielo certe notti di novilunio. E il deserto. E questo me lo anticipa già la trama, ma la sensazione si accentua ancor di più una volta che ci si addentra nei meandri di questa storia. Certe storie ti chiamano a sé così, mostrandoti ciò che andrai a leggere. Questa è stata una sensazione strana perché era da tanto tempo che non mi capitava una storia così aperta. Vedete, io credo che le storie siano come mondi, alcune ti accolgono immediatamente, altre sono un po’più chiuse, altre ti respingono. Questa, ti tende la mano e ti porta dolcemente con sé, in posti che non hai mai visto, con la sua ricchezza di descrizioni, la sua geopolitica, facendoti esplorare le basi e talvolta persino disorientandoti, come se stessi piroettando insieme alla narrazione. Ammetto di essermi ritrovata molto spaesata parecchie volte perché non avevo mai visto un mondo come Muareb, con la sua ricchezza descrittiva che mi ha rimandato ai classici, e certe volte, mi veniva da spolverarmi perché sentivo le sabbie di Muareb intorno a me. Questo grazie anche al fatto che la storia non è veloce, ma ha un ritmo “lento” come Blade Runner (chi ha visto i film capirà) e poi si arricchisce aggiungendo descrizioni e pezzi, rispondendo a domande che piano piano sorgono leggendo. Questa storia mira sì a impressionare ma anche a trasportarti dentro il mondo che narra, ad abbracciarti e si prende il suo tempo per farti abituare con la voce a tratti cinica di Karan, il nostro narratore che segue il filone di quei narratori alla stregua di Nick Carraway. Ossia quei personaggi che raccontano di altri personaggi, che sono poi i veri eroi della storia. In questo caso la vicenda si prende il suo tempo e si apre con un anziano Karan che racconta a dei giovani del valoroso e amichevole stilnovista Lakon. L’eroe e amico di Karan che mi è rimasto impresso in parte per il suo aspetto in quanto non umano, ma anche per la sua dolcezza che rimembra gli antichi poeti stilnovisti e la sua filosofia. Ogni ambiente è ben delineato e i personaggi seguono il loro percorso di cambiamento e crescita all’interno del romanzo. Infatti, grazie a Lakon, anche Karan, dapprima più cinico e duro come il metallo usato per costruire gli zodion, si ammorbidisce. Ma, ci tengo ad avvisarvi, questa non è una storia per chi ha fretta. Adesso il mondo va veloce ma questa storia no. Questa è una di quelle storie che mi han fatto dire che posso prendermela tranquillamente, che non devo avere fretta, che risponderà a tutte le mie domande e che saprà sorprendermi. Che posso fermarmi e riprendere quando vorrò, che lei sarà ancora qui, come il vecchio Karan, ad aspettarmi. É un’impostazione vecchia, solenne a tratti, trasuda dell’orgoglio e della fatica che l’autore ha intriso nella sua opera, fondendosi con la voce di Karan. Ed è questo che mi ha colpito più di tutte oltre le grandi descrizioni degli zodion (le armi della Falange e anche i mezzi di trasporto. Ne esistono di due tipi, da guerra e da trasporto civile) di cui, ammetto, non ho capito un’acca ma quello perché è una limitazione mia. Qualcuno potrebbe definire questo tipo di impostazione immobile, non è vero. Pur parlando di deserti aridi, ghiacciai, ipotesi, riflessioni e una società futuristica-apocalittica su un pianeta a noi completamente estraneo – prosegue scivolando come acqua di un fiume: in realtà qualcosa succede sempre. Bisogna solo prestare attenzione. E poi, con la sua calma apparente ci descrive l’ambiente di lavoro freddo e cinico che rispecchia un giovane Karan. Il giovane si presenta un po’impaziente e a tratti opportunista nei confronti del suo superiore sulla soglia della demenza senile. In quanto è lui che non vede l’ora che il suo maestro vada in pensione. Tuttavia è lui a salvare Lakon dalla morte sicura andando – sorprendentemente – oltre il suo cinismo e le sue ambizioni. E, quando il suo superiore nonché maestro andrà in pensione, lui si ritroverà ad amministrare l’officina e si ritroverà di nuovo Lakon, adesso tecnico degli zodion insieme al piccolo Wotan (vero nome del dio Odino) tra i piedi. Invece di scacciarlo o limitarsi a riconoscerlo e andare oltre, ne diventa amico e, si lascia a suo modo conquistare e addolcire dalla curiosità e dalla dolcezza di questo alieno che dovrebbe essere suo nemico. Un nemico staccato dalla mente alveolare del suo popolo e molto, molto spaesato che Karan aiuterà ad ambientarsi e addirittura a mimetizzarsi. Cosa che da Karan non mi sarei mai aspettata, lo ammetto.
Se volete saperne di più avventuratevi anche voi tra i calanchi di Muareb.
Muareb è un pianeta che ormai è completamente succube della razza umana, questo a causa di un'invasione aliena, che sembrava essere propensa a voler colonizzare gli umani rendendoli incapaci di intendere e volere, quasi come se fossero delle marionette nelle loro mani. Tutto ciò porta inevitabilmente a vari scontri che potremmo definire vere e proprie guerre civili fatti di tradimenti e di alleanze e che porteranno il pianeta ad essere quello che noi vediamo oggi e che verranno raccontate da Karan nel minimo dettaglio, affinché si possa comprendere il background di quello che ci apparirà in tutto e per tutto come un mondo nuovo e da scoprire. C'è una netta distinzione che appare fin subito tra le righe del libro, ovvero sia l'enorme disparità che si ha fra chi possiede varie ricchezze e chi invece non può permettersi nemmeno la più piccola cosa. Se pensiamo alla conformazione del pianeta di Muareb, non è difficile poterlo associare a ciò che potrebbe accadere alla Terra, se non si limitano i danni che l'uomo causa ogni giorno in vari modi differenti. Ci troviamo di fronte ad un pianeta che ha grosse difficoltà a gestire le sue risorse, perché ormai scarseggiano, così come l'acqua, inoltre l'ostilità di quest'ultimo sembra essere dovuta anche alle tracce di radioattività, che ormai sono ovunque e persistenti. Il protagonista della nostra storia sarà Lakon, il quale riuscirà pian piano a farsi strada fino a diventare Mastro di Forgia, un ruolo fondamentale per poter apparire come capo di questi grandi scontri che imperversano durante la guerra e che sembra essere destinato ad un fato ancora più grande e temuto, testimone il suo essere tiranno. Ciononostante, proprio perché è Karan a raccontarci delle sue gesta, resta un mistero tutto ciò che si cela intorno a questo personaggio e soprattutto è difficile comprendere quali siano i suoi pensieri. Al contrario invece Karan è un'esplosione di sentimenti, un uomo che ne ha passate tante e che non ha paura di raccontarsi e di raccontare. Il racconto si differenza per la ricchezza di contenuti, non solo dal punto di vista del linguaggio ricercato ed aulico, ma anche per la descrizione nei minimi dettagli di ogni genere di attività o luogo che incontreremo all'interno del libro. Personalmente non sono fan delle descrizioni particolarmente lunghe, ma ciò mi ha permesso di poter apprendere meglio molti aspetti del world building che a mio parere è assolutamente geniale e ricco. Nonostante la pace ormai firmata con i Gordiani, possiamo vedere anche qui come questi ultimi si siano poi dedicati a vivere una vita tranquilla, mentre dall'altra parte i Coloni sperano nel ritorno della cavalleria della Falange, a causa delle condizioni di svantaggio nelle quali si ritroveranno a vivere. Potremmo considerare questa lettura attuale e ben studiata, se consideriamo anche l'utilizzo delle armi nucleari, che vengono descritte in modo minuzioso, cosa che mi ha davvero colpita ed ha acceso la mia curiosità. Questo è un libro che abbraccia vari argomenti, generi, categorie e soprattutto trovo che il suo essere corposo non sia che un input per permettere al lettore di avere tutte le informazioni necessarie a proseguire il viaggio verso la nostalgia dei tempi andati e le gesta compiute nel passato. Personalmente non amo molto i romanzi fantascientifici, ma si può dire che questo libro abbia catturato tutta la mia attenzione e mi sento di consigliarlo non solo agli amanti di questo genere, ma anche a coloro che sentono il bisogno di immergere la loro mente in un racconto diverso e più impegnativo, che sicuramente piacerà agli amanti anche di qualsiasi altro genere.
“ Non è bellezza effimera quella del tuo sguardo, non viene di fare associazioni all’estetica o alla vanità, a pietre preziose o altri nobili materiali. Viene da fissarli, da ammirarli, come inghiottiti dalla loro profonda, ipnotica tenebra; e questo m’avviene ogni volta senza timore, te lo dico sinceramente, poiché so esserli lo specchio oscuro e bellissimo di un cuore immenso, vasto come l’universo, che si propone agli altri senza finzioni o inganni. ”
LE RECENSIONI DE IL SALOTTO LETTERARIO Cenere, non c'è che cenere su Muareb. Delle polveri che vorticavano sulle dure distese dei calanchi, brune e dorate, ocra e rosse fin alle sfumature vermiglie e cremisi, non è rimasto nulla se non un monocorde grigio; dei granelli cristallini sfavillanti sulle dune di sabbia attorno ai mari, ebbene non c'è più traccia. C'è solo cenere, fitta e omogenea, soffice o raggrumata, ovunque una distesa a perdita d'occhio. Delle nuvole rapide lassù nel cielo alto non se ne vedono da decenni, tanto che i giovani non sanno cosa siano se non grazie ai racconti dei vecchi, uomini resi deformi dalle mutazioni, accecati dai lampi della guerra, pazzi ormai tenuti in pochissima considerazione. Pazzi, sì: ma chi può biasimarli? Poiché su quelle loro teste calve e grinzose è caduto un giorno il cielo stesso, poveri testimoni dell'apocalisse.
Con queste parole l’autore Fabio Carta dà inizio a Il Mastro di Forgia, il primo volume del ciclo fantascientifico Arma Infero, edito in formato digitale dalla casa editrice Inspired Digital Publishing. Fin dalle prime righe iniziali capiamo di trovarci davanti ad un romanzo davvero particolare, ambientato in un futuro lontano, su un pianeta altrettanto lontano: Muareb, un luogo poco ospitale, colonizzato dagli uomini in un tempo non meglio definito. L'atmosfera, i toni e i colori sono cupi, angoscianti, in perfetto stile post-apocalittico. Il romanzo si apre con un gruppo di persone che si raccolgono in una piazza e danno inizio ad un rituale in nome di una singolare figura, Lakon il Martire Tiranno, ma le parole del sacerdote vengono ben presto interrotte da un vecchio che si presenta come Karan. Karan afferma di aver conosciuto il vero Lakon e di poter raccontare la vera storia di quello che fu, dando così inizio al libro vero e proprio con un lunghissimo flashback narrato in prima persona.
Come si può evincere anche dai paragrafi riportati qui sopra, Il Mastro di Forgia è un romanzo piuttosto particolare: lungo, complesso, elaborato, con una trama profonda, ricca di colpi di scena che si alternano a momenti di puro misticismo, ma quello che la caratterizza maggiormente a mio avviso è il fatto di apparire perfettamente reale e credibile. L'autore è stato infatti in grado di creare ad hoc un mondo fantascientifico studiato fin nel minimo dettaglio. Le approfondite descrizioni degli ambienti, delle strutture di Muareb e anche degli zodion (le leggendarie e poderose cavalcature dei Cavalieri della Falange) possono sì talvolta rallentare il ritmo della narrazione, ma è impossibile non rimanere affascinati dalla maestria di Fabio Carta che riesce, in maniera quasi tridimensionale, a riportare sulla carta un mondo così distante e alieno. Un’altra caratteristica degna di nota de Il Mastro di Forgia è la scelta stilistica adottata dell’autore: Fabio Carta adopera infatti un registro aulico e uno stile ricercato, pieno di termini arcaici e solenni, che rendono questo romanzo di fantascienza simile ad un antico poema epico. Numerosi sono i riferimenti al mondo classico, a quello cavalleresco-medievale e anche a quello mitologico: Wotan, lo scudiero di Lakon, richiama uno dei nomi con i quali era conosciuto il dio Odino; i Cavalieri della Falange derivano dall'antica falange greca; lo stesso nome di Lakon proviene dalla regione greca della Laconia, la cui capitale era Sparta.
Arma Infero: Il Mastro di Forgia è sicuramente un romanzo impegnativo, che richiede tutta la vostra attenzione ma che, dopo un piccolo sforzo iniziale, non vi lascerà di certo insoddisfatti. Battaglie epocali, intrighi, tradimenti e amori sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono a rendere quest'opera assolutamente indimenticabile.
❓Combattereste in un mondo sotto assedio? ❓Amicizia e lealtà o onore? ✏✏✏ 1⃣”Arma infero” è un libro di quasi mille pagine per 44 capitoli, primo di quattro volumi di fantascienza. E’ diviso in due parti: l’antefatto con l’introduzione del protagonista che viene portato a raccontare il suo passato; e la storia effettiva che risulta proprio un enorme flashback, con il narratore che spesso commenta.
2⃣Il testo si apre quindi con l’antefatto: inizia con la spiegazione del mondo in cui siamo, Muareb, un mondo post apocalittico dove la guerra ha cancellato tutto, il verde e il cielo. Eppure le persone esistono ancora, scopriamo che quelle più anziane sono venute a contatto con le radiazioni della guerra sopracitata, trasformandoli. Adesso solo i loro racconti portano avanti l'idea del mondo che c'era prima. Dico subito che l'antefatto secondo me è troppo lungo, ma non tanto per la storia, quanto per le spiegazioni che partono bene e finiscono con lo sfociare in altri discorsi che confondono e basta, tanto che spesso non ho capito. La quantità eccessiva di cose raccontate è accostata a innumerevoli dettagli, per poi alle volte ribaltare completamente ciò che viene detto prima. Ricapitolando: non l’ho apprezzato, ma non saranno venti pagine a farmi giudicare un libro da mille...
3⃣Finalmente la storia inizia e ritroviamo subito il nostro narratore che comicnia a raccontare la sua storia parlando di un periodo dove il popolo umano era in guerra con uno extraterrestre.
4⃣Passato l'antefatto la scrittura cambia, si passa alla prima persona durante la spartizione di un bottino di guerra, con annesse vittime e prigionieri. Ci viene lasciata un’analisi dell’aspetto di questi alieni prigionieri, per poi scoprire che la storia vira sul legame tra Karan, l’anziano narratore, e Lakon il condottiero che ha dovuto passarne tante per poter tenere il ruolo che ora ricopre, ma non solo, perchè nel frattempo ci saranno battaglie, un amore importante e quant’altro.
5⃣Devo fare due precisazioni: la scrittura resta comunque molto descrittiva e lenta, cosa che apprezzo vista la calma con cui ogni dettaglio ci viene fornito, senza raggruppare le informazioni in spiegazioni inutili. Anche la storia mi è piaciuta perchè ricca di eventi interessanti. MA trovo che unire questi due punti in un libro dove sia scrittura che storia si rivelano particolarmente pesanti possa renderla una lettura tanto impegnativa. Credo che, fosse stata una storia più leggera, avrei apprezzato di più; vale lo stesso per una storia pesante con la penna fluida e leggera.
6⃣Non nascondo che sia stata una lettura impegnativa, ma senz’altro un passatempo interessante, per cui gli darei la sufficienza per consigliarlo a chi desidera un’avventura interessante e lavorata.
Questa volta il libro prescelto è "Arma Infero, Il Mastro di Forgia" di Fabio Carta, si tratta del primo volume di una saga di genere fantascientifico e anche un po' fantasy. Ci tengo a ringraziare l'autore per la copia digitale #giftedby del suo romanzo e per la fiducia!
Come sapete, non sono solita leggere libri di questo genere, sono più per altri generi di fantasy, ma questo libro mi ha attirato per la sua trama molto interessante.
Ci troviamo a Muareb, un pianeta che fu colonizzato dall'uomo anni or sono, ma che ora non è altro che cenere e macerie a causa di un devastante conflitto. A narrare la storia di questo pianeta è il vecchio Karan, testimone della guerra che ha distrutto tutto. Karan narra come un antico cantastorie la sua vita e la sua amicizia con un certo Lakon. Uomo o alieno venuto dal cielo e che ricoprirà il ruolo di Mastro di Forgia e quindi capo e condottiero durante la guerra. Lakon è un personaggio destinato a compiere quella profezia di distruzione che tutti temono.
Lo stile di scrittura dell'autore è dettagliato e quasi enciclopedico, attraverso le parole di Karan ci narra la desolazione, la guerra, l'amicizia, la sconfitta di un intero pianeta. Attraverso il racconto della sua vita, l'autore è stato in grado di raccontare e spiegare i diversi eventi che ci hanno portati alla situazione iniziale che leggiamo nelle prime pagine.
Per quanto riguarda i personaggi, quelli che ho trovato ben strutturati sono proprio Karan e Lakon. In Karan ho trovato una personalità profonda e a volte in contrasto con ciò che lo circonda. Mentre Lakon è un personaggio che mi ha incuriosito fin da subito, ho apprezzato tantissimo la sua storia e nonostante la narrazione di Karan sia abbastanza esaustiva su di lui, mi piacerebbe scoprire ancora di più su questo personaggio circondato da un alone di mistero.
In generale, consiglio questo romanzo agli amanti del genere fantascientifico, ma anche a coloro che leggono fantasy e a cui piacciono storie ambientate in un futuro prossimo e diverso dal nostro.
Finalmente ho finito di leggere questo romanzo! Un romanzo fantascientifico, scritto con un'accuratezza quasi esagerata e pieno di dettagli che fanno sì credere che sia un libro pesante e fa passar la voglia di leggerlo ma la curiosità rimane dopo svariate pagine e un capitolo tira l'altro, si cerca di capire cosa lo scrittore vuol far sognare al lettore tra miti di guerra, scienza, esoterismo e molto altro ancora. Muareb è un pianeta che è stato prima colonizzato dagli umani che si difese dall'invasione aliena e dopo il tradimento da parte dei Gordiani, sussiste una guerra civile che coinvolgerà tutto il pianeta dove regna una pace armata ma non è solo questo a creare disordine su Muareb. Il pianeta stesso subiste un disequilibrio nel suo ecosistema tra le riserve nucleari e fonti di energia, carenza di acqua e nube tossica che costringe i Coloni ad indossare una tuta di protezione contro le radiazioni nucleari. Il romanzo si apre appunto con il racconto della gloriosa cavalleria, la Falange, che ha determinato la vittoria contro l'invasione aliena e nel presente, tutti lo rivivono nel rimpianto con la speranza che l'antico spirito guerriero ritorni. Vi è la resa e una firma di pace da parte dei Gordiani dopo la liberazione degli alieni e si dedicano alla Finanza, vivendo lontani da zone radioattive e conducendo una vita abbastanza spensierata, influenzando le nuove generazioni nella dedizione al commercio e alla finanza quando invece i Coloni vorrebbero far riaccendere le vecchie tradizioni e far risorgere la Falange tra le abilità esoteriche e nel sapere scientifico. Un romanzo intenso che ho trovato a tratti struggente e a tratti poetico, ma non si parla solo di guerra, sapere e nostalgia del passato, vi sono anche brame di potere, ricchezze e amori segreti anche non corrisposti che tendono a riaccendere la curiosità del lettore.
⚙️ FANTASCIENZA ⚙️ FANTAINGEGNERIA ⚙️ DISTOPICO Ringrazio molto l'autore per avermi mandato il suo libro.
🪐 Il WORLDBUILDING è davvero pazzesco: dettagliato, motivato e originale. Nulla viene lasciato al caso: si parla di clima, di politica, di religione, della distribuzione delle risorse sul pianeta e della società che si è andata a creare. L'uomo è approdato sul pianeta Muareb, teatro della storia, e vi ha costruito una civiltà migliaia di anni prima dei fatti narrarti, tanto che i protagonisti non hanno un'idea precisa di come i loro antenati siano arrivati lì.
👨🚀 i PERSONAGGI principali sono Karan, che è anche colui che narra la storia, e Lakon, il Mastro di Forgia da cui il volume prende il nome. Di Lakon sappiamo solamente ciò che Karan ci racconta. Di Karan, invece, conosciamo anche i sentimenti più intimi. Mi è piaciuto molto che sia un personaggio tremendamente umano, pieno di incertezze, a tratti egoista, ma dotato di una forza di volontà notevole. Imperfetto, ma coraggioso. Gioca ad un gioco molto più grande di lui di cui gradualmente capisce di non avere il controllo. ma, pur sapendolo, continua a giocare.
📖 La storia è intricata e avvincente. Non si conclude alla fine di questo volume. Alcuni colpi di scena mi hanno colta seriamente impreparata. Le scene d'azione tengono con il fiato sospeso, e ce ne sono parecchie.
🌗 L'unica cosa che, personalmente, non mi ha convinta del tutto, è lo stile della narrazione. L'uso di termini molto ricercati e la costruzione complessa delle frasi, rende la lettura molto impegnativa e non proprio scorrevole.
👉 In generale il libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a un pubblico maturo che
⚙️ami la fantascienza distopica ⚙️cerchi un libro in cui avventura, critica sociale e filosofia si fondano perfettamente ⚙️voglia immergersi in un mondo complesso e originale
Mastro di forgia deve all’autore il titolo di Mastro di Worldbuilding.
L’ambientazione, curata nei massimi dettagli, è un gioiello. Non esiste aspetto del pianeta Muareb (antica colonia umana) che non sia stato accuratamente pensato e restituito nelle pagine di questo romanzo.
La rotazione del pianeta, i suoi poli magnetici, la disponibilità di acqua e il contesto geografico definiscono non solo i dettagli culturali delle popolazioni che lo abitano, ma anche le ragioni dei loro conflitti interni.
Ne viene fuori un contesto socio-politico estremamente complesso, responsabile dell’ascesa del protagonista, Lakon, che da schiavo diventerà un “martire tiranno” cavalcando i conflitti che porteranno all’inevitabile distruzione della società per com’era costituita. Il tutto porta al realizzarsi di una religione (ma il termine è riduttivo) dai tratti sospettosamente alieni di cui purtroppo non posso spoilerarvi nulla.
Ma non è tutto qui, ad avermi colpito è l’altrettanto minuzioso approfondimento dei dettagli tecnici, riguardanti non solo le risorse minerarie e il loro impiego, come nel caso degli zodion (veicoli monoruota), ma anche di particolari impianti corticali (definiti Nexus).
Non mentirò, la dispersione narrativa che richiede un tale approfondimento è enorme, motivo per cui ad aspettarvi ci sono più di 900 pagine. Tuttavia, c’è un altro aspetto pregevole che dovete tenere in considerazione: lo stile narrativo.
L’autore possiede una padronanza lessicale invidiabile, una varietà verbale che mi ha lasciata sbigottita davanti all’impiego di parole desuete che tra le sue mani acquistano una tale impressionante piacevolezza da lasciar scorrere la lettura con soddisfazione.
In sostanza si tratta di 900 pagine che valgono la pena di essere lette se amate le scenografie suggestive e i worldbuilding complessi.
Arma Infero - Il mastro di forgia é il primo capitolo di una saga composta da 4 libri di genere fantascientifico ambientato sul pianeta Muareb, colonizzato dall’uomo in tempi remoti e devastato da un’imponente guerra passata.
La voce narrante è quella del vecchio Karan che ci accompagnerà nei ricordi passati e racconterà della sua amicizia con Lakon, colui che fu condottiero, martire e boia nella devastante guerra su Muareb.
La lettura non è stata per nulla semplice, è un libro complesso non solo per la lunghezza, non trascina da subito nel racconto ma si prende i suoi tempi per far capire esattamente dove si sta andando.
Ma che soddisfazione poi, quanta ricchezza nel descrivere i personaggi, non si possono non immaginare Lakon e Karan sui loro zodion che percorrono i calanchi desolati di Muareb, vedo loro e mi viene da pensare ai nobili cavalieri che partono per una missione quasi impossibile come alla ricerca del Santo Graal.
Mi sono tornate in mente un sacco di cose, la maestosità del Ciclo di Dune, i libri di James Corey dai quali è stato tratta una serie tv splendida che è The Expanse...
Consigliato assolutamente per chi ama la fantascienza e non è alle prime armi in questo tipo di letture.
Sorgi Falange quanto c'è di importante in questo viaggio e grazie a Fabio Carta per avermelo fatto intraprendere!
Vorrei innanzitutto dire che ho amato questo libro, mi ha catapultata in un mondo lontano. Devo però essere sincera, all’inizio è stato difficile adattarmi a tutte le lunghe e minuziose descrizioni, che rendono il romanzo un po’ lento. Una volta però abituata a questo stile, le descrizioni diventano un suo punto forte: chiudendo gli occhi infatti ti puoi ritrovare a Muareb, a parlare con Lakon e Karan, a guidare un zodion o a combattere a fianco dei protagonisti. Ci sono un sacco di piccoli dettagli che ti fanno amare questo romanzo, ad esempio ho adorato l’adattamento della favola di papà Klausan, Babbo Natale. Una grande nota va fatta alla scrittura molto elaborata e accurata di Fabio, si vede che questo romanzo è frutto di giorni di ricerche e di una grande attenzione da parte dell’autore. Arma Infero è un piccolo mattone, sia fisicamente che letteralmente e personalmente amo questo tipo di libri che mi mettono alla prova, ma mi permetto anche di dire che non è per tutti. Se state quindi cercando una lettura leggera, questo non è il libro per voi; se però state cercando un modo per sognare mondi lontani e nuove esperienze allora dovrete decisamente leggerlo. 🥰