Moshe Ben Zuk è il braccio destro del sindaco della Città dei Giusti in Israele. Intristito dal rimpianto di essersi lasciato sfuggire l'amore della selvaggia e bellissima Ayelet, Moshe trova rifugio nel lavoro. Quando Jeremiah Mendelstrum, un ricco ebreo americano, chiede il permesso di costruire un mikveh (la sala da bagno che, nell'ebraismo, è destinata alle cerimonie di purificazione) in cambio di una cospicua donazione, Moshe trova il luogo giusto dove edificarlo: il quartiere Siberia, dove un gruppo di immigrati russi vive nel rispetto dei suoi antichi usi e costumi. In una irresistibile commedia degli equivoci generata da eventi inaspettati, il mikveh si rivela miracoloso per ragioni tutt'altro che pure e immacolate. Naim, l'imprenditore che segue i lavori, viene arrestato perché sospettato di puntare il suo binocolo da birdwatching su una base dei servizi segreti. I russi del quartiere scambiano la costruzione per un club di scacchi. Preso da strano fervore, Moshe decide di portare a termine personalmente il bagno ma, lavorando al sacro edificio, avverte una inaspettata passione erotica che, quasi magicamente, impregna i muri del mikveh e si propaga a chiunque si immerga nelle sue acque. Ad Anton e Katia, una coppia russa in crisi; alla bella e selvaggia Ayelet, che fa la sua ricomparsa inattesa; e anche al ricco americano ebreo arrivato per la cerimonia d'inaugurazione, che viene colto da malore non appena intuisce che quel luogo è tutt'altro che un tempio della purezza.
Eshkol Nevo (Hebrew: אשכול נבו) studied copywriting at the Tirza Granot School and psychology at Tel Aviv University. Today, Nevo owns and co-manages the largest private creative writing school in Israel and is considered the “godfather” of many upcoming young Israeli writers. He has published novels, short stories and nonfiction. His novels have all been top bestsellers. Nevo, whose novels are very successful abroad, has received the Book Publishers Association's Gold and Platinum Prizes (2005; 2008; 2011), the FFI-Raymond Wallier Prize (Paris, 2008), the ADEI-WIZO Prize (Italy, 2011) and the Steimatsky Prize for Neuland (2012). Homesick was a finalist for the prestigious Independent Foreign Fiction Prize (UK, 2009), and World Cup Wishes was a finalist for the Kritikerpreis der Jury der Jungen Kritiker (Austria, 2011).
Giocare a scacchi nel bagno rituale Eshkol Nevo ci racconta una storia un po' fiabesca e un po' no. Io ho preferito la parte realistica, che ricorda da vicino La collina, di Assaf Gavron, libro molto (più) bello di un autore poco conosciuto in Italia. Nevo racconta le dinamiche interne di una cittadina gestita da un sindaco che farebbe meglio a cambiare mestiere, dato che rastrella soldi invece di interessarsi ai cittadini. Ci sono i cittadini, i collaboratori, i finanziatori americani. Si capisce che si tratta di Tzfat, una città nel nord della Galilea nella quale si è sviluppato il culto degli zaddik, paragonabili ai santi della religione cristiana. Le tombe blu sono mete di pellegrinaggio per i chassidim – sembra una forma di idolatria lontana dall'austerità dell'ebraismo che mi è stato raccontato. C'è un muratore palestinese che ama il birdwatching e purtroppo guarda verso la base militare. C'è un collaboratore del sindaco che ha avuto un amore che ha fatto perdere le tracce e intanto lui si è sposato. Ci sono i soli e perduti che, per ritrovare qualcosa, si rivolgono alla religione in modo un po' troppo rigido e superstizioso. Ci sono i nuovi immigrati russi, che sono stati depositati in un quartiere isolato e senza infrastrutture e lì abbandonati - ma non si danno per vinti. Insomma sotto la favola c'è una realtà problematica. E' nell'insieme un libro piacevole, anche se mi pare abbia preso un po' troppo dal libro di Gavron.
Premessa: il titolo italiano non corrisponde in nulla al titolo originale, e richiama toni drammatici che in questo libro non ci sono. In realtà questo libro è una commedia romantica, forse a tratti troppo commedia per soddisfare chi vorrebbe ritrovare il Nevo profondo indagatore dell’animo umano dei precedenti romanzi tradotti in italiano. Qui c’è il Nevo che scava sulle contraddizioni di un Paese complesso, e lo fa con ironia ma senza troppe indulgenze. C’è il Nevo che crede nell’amore, nella sua capacità di muovere destini, di essere trasversale ad ogni altra scelta o appartenenza. C’è il Nevo leggero, capace di farci ridere e sorridere, di farci innamorare dei suoi innamorati, di emozionarci. Forse questo non sarà il suo libro migliore, forse non rientrerà tra i capolavori di una ipotetica antologia dei romanzi israeliani del terzo millennio, ma resta un libro intelligente, divertente, piacevole da leggere. Un libro che, come i precedenti, ci regala dei bellissimi personaggi (personalmente il mio preferito è Anton, un fragrante mix di pragmaticità e poesia), che quando la storia comincia a svanire ti restano dentro, ti lasciano una leggera nostalgia, come fossero vecchi amici o antichi amori.
Quarto libro che leggo di Nevo e, come per gli altri, mi dispiace di averlo già terminato. Nevo non lo si legge, in Nevo ti immergi come nell'acqua della " sua mikveh ". Dolce, ironico, scorrevole , cosa volere di più ? Rimangono i suoi temi : la vita odierna in Israele, l'Amore, le difficoltà tra genitori e figli , sempre con un velo di umorismo. "Ognuno ha il suo lato oscuro,e quel che veramente conta è quanto illuminato è il suo lato illuminato" "....tutti gli uomini perché prima hai l'impressione che si prenderanno cura di te , alla fin fine sei sempre tu a prenderti cura di loro..."
Un romanzo fitto, fitto di personaggi colmi di rimpianti e rimorsi, di occasioni perse per scelta o per destino, estremamente soli anche se in famiglia o in comunità, che si sentono fuori luogo sempre sia che dipenda da una Nazione (Israele), da una città (la Città dei Giusti inventata dall'autore) o da una situazione che non si sentono proprie. Si reputano tutti incompresi dagli altri ma pochi sforzi fanno, a parte qualche eccezione, per comprendere a loro volta il prossimo. Le relazioni di qualsiasi genere, marito-moglie, amici, innamorati, nonni-nipoti, genitori-figli, sono soffocate, difficili, intralciate e spente dalle incomprensioni e dal 'non detto'. Insomma nessuno è al posto giusto come se Nevo volesse suggerire che la vita è la continua e spesso vana ricerca di un luogo, fisico o spirituale, dove sentirsi se stessi. La questione israelo-palestinese è sfiorata con tatto, solo garbatamente inserita tra le righe eppure assolutamente protagonista nelle vite dei personaggi, Nevo solleva il giudizio. In definitiva questa è una commedia degli equivoci che un po' diverte e un po' suscita amarezza con una spruzzata di realismo magico che ho trovato fuori luogo; piacevole, scorrevole ma non indimenticabile: i personaggi non mi hanno del tutto convinta, non sono esattamente 'a fuoco' e le varie trame che si intrecciano e si sovrappongono risultano a tratti nebulose come sfrangiate, diluite, a volte prevedibili altre troppo lente. Lo stile mi ha lasciata tiepida e le parti al tempo presente a volte irritata.
"...in America le famiglie sono come i cocci di un vaso, non come i pezzi di un puzzle..."
"Avete notato, aveva detto, che Sarah non viene nominata nemmeno una volta in tutto l'episodio del sacrificio di Isacco? A mio avviso... non è un caso. In sua presenza, tutto quello che succede nell'episodio non sarebbe accaduto. Quale madre accetterebbe di lasciar sacrificare suo figlio? Chi ha scritto la Bibbia non voleva cacciarsi nei guai, aveva proseguito Ayelet, quindi si è limitato... a eliminare Sarah dall'episodio. Ma per me... cioè a mio avviso... non fa che sottolineare che si tratta di una storia tutta al maschile: solo un uomo sa essere tanto fanatico da avvicinare un coltello a suo figlio. E solo un Dio maschio è capace di chiedere il sacrificio di un ragazzino come prova di fede."
Soli e perduti Eshkol Nevo Traduzione: Ofra Bannet, Raffaella Scardi Editore: BEAT Pag: 264 Font: medio Voto: 3/5
Nevo affronta -almeno cerca di affrontare- uno dei mille aspetti della realtà israeliana (/palestinese, solo tangenzialmente e come d'obbligo trattandosi di una vicenda ambientata in quello spazio di terra che entrambi i popoli occupano) con una commedia, che è anche la somma dei piccoli e grandi drammi personali dei vari protagonisti. Ma lo fa in modo approssimativo. Ho letto, ai suoi inizi, storie più convincenti e coinvolgenti.
As always, Mr. Nevo knows how to touch the Israeli hearts. This time by mixing different subjects such as turning religious out of seeking for answers with the Russian immigration to Israel. Beautifully done. Highly recommended.
Felicemente ritrovati Una lettura caratterizzata da un percorso accidentato: l'avevo cominciata a maggio, se non ricordo male, ma stavo facendo fatica a capire chi e cosa, tutto mi appariva confuso e di conseguenza non gradito, quindi ho deciso di mollare la lettura, ripromettendomi però di riprenderla a mente fresca. Mantengo le promesse, è un tratto del mio carattere, più spesso quelle fatte agli altri che quella fatte a me stessa, ma senza divagare, ho ripreso in mano il romanzo. E sì, avevo bisogno di avere la mente libera dagli impegni di lavoro, perché questa seconda volta son subito entrata nel vivo della vicenda e ho messo al loro posto tutti i personaggi e mano mano anche le loro vite. Certo se l'autore avesse evitato di presentare tutti insieme i personaggi e tutti nello stesso momento (più o meno), penso che anche il mio primo approccio sarebbe stato meno problematico. Premessa eccessiva, arriviamo al dunque: tra i libri di Nevo letti e ormai sono diversi, questo è quello che mi è piaciuto meno: l'ho trovato discontinuo, nel senso che ha pagine a mio avviso molto ben scritte e coinvolgenti, altre decisamente meno e con toni patetici più che teneri-sentimentali, va da sé che questi ultimi sono quelli che più apprezzo in Nevo. E soprattutto non ho amato il genere surreale che mi sembra proprio appartenere a questo romanzo. Qui e là però alcune frasi mi son rimaste dentro, per esempio una rintracciata nell' ultima pagina (ma molto bella è anche l'orazione funebre di un personaggio che ho amato molto): "Il miracolo più grande succede quando due persone s'incontrano nel momento giusto e diventano un posto, un vero posto, l'una per l'altra". Ecco, questa frase dà il senso del romanzo, a mio avviso: non si recidono le proprie radici, ma possiamo far crescere i rami lontano, molto lontano da esse, aprendo spazi e costruendo posti, attraverso gli affetti che sapremo far nascere e alimentare. In conclusione: son comunque contenta di aver letto questo romanzo, il mio buon rapporto con Nevo non si è interrotto quindi, arrivederci!
Good character development. The Setting is a small town in Israel, close to the border. Interesting to learn more about Israeli life, from an Israeli perspective, but the story line is a bit weak and plods along.
Un libro bello che ho letto perché certa di trovarci qualcosa di mio e così è stato, ma non è per questo che lo consiglio. Credo che debba leggerlo chi sappia calarsi, senza critici e freddi intellettualismi nelle sfumature dell'animo umano. Ritrovandosi nella poesia del non detto, del non fatto, degli abissi mentali e dei compromessi difficili che nella vita quotidiana sono sempre e di tutti. Nel tempo che a volte restituisce e spesso toglie. ma che è sempre un miracolo. Personaggi raccontati con delicatezza, storie che urtano contro i diktat di una religione antica e asfittica che l'autore descrive con ironia a volte davvero esilarante. Ora so ancora meglio perché Paolo me lo ha suggerito.
Rating: 4,5 statt 5 (aber nur weil mein Lieblingsbuch von ihm, "Vier Häuser und eine Sehnsucht" damit nicht getopped wurde)
Eine herrliche Satire auf das fromme Leben in einer isrealischen Provinzstadt, wunderbare, auch wenn traurige Liebesgeschichten, viele spannende Lebensgeschichten, viel Einsamkeit und Sehnsucht, viel israelischer Alltag …
Es ist ein Buch, das man nicht so einfach erzählen kann und je mehr man darüber nachdenkt, umso komplexer und vielfältiger scheint es ..
Auf englisch heißt das Buch „Lost Solos“ wie die Vögel, die sich verirren, und irgendwo weit ab von ihrer normalen Zugroute auftauchen. Den Titel finde ich auch sehr passend ...
L'appartenenza è tutto. Appartenenza ad un popolo, ad una famiglia, purché corrisposta. Si è soli e perduti quando non si ha a cosa appartenere. E se hai a chi appartenere ti ritrovi anche se fuggi dalla donna che ti ha dato un figlio, anche se vai via dalla Russia per seguire un sogno di libertà e così trovare la tua anima. Anche se sei il braccio destro del sindaco di un comune ebraico, anche se sei un muratore arabo; sempre trovi la tua consistenza, chi ti corrisponde. Romanzo forse ancor più maturo dei precedenti, che personalmente ho sempre trovato molto belli. Una storia divertente, ironica e spesso onirica. Nevo è una garanzia.
Un livre très interessant sur la vie en Israel, terre ou l'on vit sa religion (et pas avec). Les différents personnages l'appréhendent tantôt comme un guide (Menouha) si nécessaire a avancer, ou comme une question permanente (Ayelet/El Bet) qui freine tout. Au milieu, on trouve un palestinien Naim amoureux des oiseaux - trop suspicieux pour les militaires pour être vrai!- et son copain Moche, bras droit du maire, qui doivent construire un Mikve (bain public de purification pour la fertilité) afin d'accomplir le voeu d'un riche de la diaspora juive américaine, en souvenir de sa femme. Rien ne sera facile, les mikves sont legions et le seul lieu libre est situé dans une zone de migrants russes, délaissé par les habitants car ils ne parlent pas l'hébreu et ne pratiquent pas les rituels juifs...quel paradoxe en terre sainte!
Ce refus d'accepter l'autre, alors qu'ils sont frères de religion, c'est un peu oublier la raison d'être de cet état....Mais est ce bien une fiction?
En bref, tous les ingredients sont la pour que les relations humaines soient au centre de ce roman et E. Nevo réussit bien a faire passer les sentiments, les impressions des paysages (froid de la Sibérie en plein Israel, volupté créée par le rituel du bain, passion ornithologique, ....). L'écriture est fluide, sans chichi, mais il y a quelques longueurs qui auraient pu être évitées.
C'est un 3,5* avec 4* pour cette belle histoire et 3* pour l'écriture.
Short, bitter-sweet capturing of 2-3 lives of people who may be struggling next door.
a charming little book. a well-written bitter-sweet story. Nevo managed to capture the characters in what feels like a well-controlled brush. we know them, yet there's enough shadow for each to surprise us as the story evolves.
the sense of a painting is reinforced/enhanced by replacing the names of the cities with their tag lines. Tel Aviv is sin city. Tz'fat [Zefad] is the righteous city, Jerusalem is the holly city, Hahula is the lake with no water, and so on.
story rolls in the field of identity, in this case the belief and religion identity, for an Israeli, including the [IMHO] pathetic phenomenon of grave pilgrimage.
also, and to his great credit, illuminates an Israeli demographic that hardly ever gets any mention, not to say attention, in Israeli literature, namely, the older Russian immigrants.
a great bitter-sweet pill of an funny, only in Israel scenario. loved it.
La trama sembrava interessante ma si è persa in una lentezza spaventosa rendendo la lettura pesante e soprattutto noiosa. I personaggi e le vicende non si intrecciano come dovrebbero , sembrano buttati lì a caso con l’intenzione di creare una storia ma senza nessuna conduzione logica.
Più coraggioso del precedente “La simmetria dei desideri”, questo “Soli e perduti” mette al centro del racconto quelli che potrebbero essere personaggi scoraggianti: un gruppo di ebrei russi immigrati nella cosìdetta "città dei Giusti" in Israele, in realtà città satellite, città fantasma, città abbandonata dalle autorità, senza panchine per i vecchi abitanti, senza linfa senza negozi e persino – come dice uno dei personaggi – senza la consolazione di ritrovarsi assieme ad un funerale, perché da quando sono arrivati, non è ancora morto nessuno… Da qui, dalle solitudini moltiplicate dei numerosi immigrati di questa storia – immigrati dalla terra dell’amore soprattutto - nasce presto una situazione dirompente ed apparentemente comica: un benefattore americano ha deciso di far costruire proprio lì un bagno rituale in memoria della sua adorata moglie. Ora, le occasioni ironiche in questa cornice abbonderanno – i russi, ignari delle abitudini ortodosse, proiettano i loro sogni su questa costruzione ed impongono diventi un club di scacchi – l’arrivo del benefattore moltiplicherà i goffi tentativi di un sindaco maldestro e malinconico; si potrebbe già visualizzare il film delizioso che ne può venir fuori, laddove malinconia e comicità si mescolano in un modo gustoso, esattamente come nel film La Banda: https://www.youtube.com/watch?v=gk4bb....
Ma sotto la storia buffa di vecchi spostati, sotto la grande storia d’amore perso e ritrovato, il comico sguardo su una comunità anomala, corre una linea sotterranea che parla di ben altro: “Una città miserabile , la Città dei Giusti”. Ma la notte si aprono i comignoli di chi studia i testi sacri, e le lettre della Ghemara ci passano attraverso, dirette al cielo stellato, salgono nel condotto che congiunge il mondo di quaggiù con il mondo di lassù. A volte, mentre le lettere si fanno strada verso il cielo, le antenne della base segreta le intercettano per errore, e i traduttori della base sono costretti a estrarle, cauti cauti, una dopo l’altra, dalle frasi in arabo, per poter compiere il proprio mestiere e decidere se le conversazioni dei soldati nemici sdraiati in trincea di notte attestano una guerra in avvicinamento, oppure, ancora una volta, pura e semplice nostalgia di casa. “ Altro sguardo del libro, il personaggio aereo e multiforme dell’appassionato di uccelli, l’arabo Naim - che molti scambiano per un ebreo e chiamano Noam, vola in alto, osserva, ed è l’emblema di profonde incomprensioni e nuove possibilità.
Credo finora il libro meno riuscito di Nevo tra quelli che ho letto (la simmetria dei desideri, tre piani, l'ultima intervista). C'è un intreccio di storie che avvengono in una cittadina israeliana dove c'è il culto degli zaddik che vengono venerati prostrandosi sulle loro tombe. Il rapporto con la religione è sempre presente e assume diversi gradienti a seconda dei personaggi delle differenti storie. Tutto ruota intorno alla realizzazione di un mikveh (luogo dove ci si purifica, immergendosi in una vasca, prima della preghiera - gli uomini - e dopo il periodo mestruale - le donne -) in un quartiere periferico dove si è insediata una comunità d'ebrei provenienti dalla Russia, tutti di una certa età. Le storie sono quelle di Anton e sua moglie, una coppia che si è conosciuta in tarda età e che arrivano appunto dalla Russia; Naim, appartenente alla minoranza musulmana il cui hobby per il birdwatching lo farà finire in prigione, Moshe e Ayelet protagonisti di una storia d'amore mistica che li porterà a dirsi addio e a ritrovarsi spinti dal destino, Madelthorn che vive in America ma che commissiona il mikveh al sindaco in memoria della moglie deceduta e che intanto si apre ad una nuova storia d'amore con la sua insegnante di musica. Le storie si susseguono e si alternano tutte con un bel ritmo calzante che rende la lettura piacevole. Il misticismo prosegue nel "potere" che si scoprirà avere il mikveh, ovvero una forte carica erotica che avvicinerà ancor più le coppie del romanzo. Libro piacevole ma non intimo e profondo. Molto bella però la varietà dei personaggi: così diversi e numerosi eppure così ben tratteggiati che ti sembra di conoscerli subito. Non ci vedo un forte legame con il titolo che è stato dato alla versione italiana (nell'originale si fa semplicemente riferimento al mikveh costruito nel quartiere Siberia). Credo si possa leggere una certa solitudine in ognuno dei personaggi ma non sono certa sia il perno intorno cui ruotano le storie...Anzi, credo sia molto più forte la forza centrifuga, l'intreccio delle loro vite con le persone a loro più prossime ma anche con gli altri della comunità.
Un libriccino veramente gradevole. Una simpatica presa in giro delle rigidità militari dell'IDF, una panoramica di caratteri molto ben disegnati nessuno dei quali suscita altro se non comprensione ed affetto. Si fa fatica a credere che esistano in Israele quartieri di piccole città, nel caso: "la Città dei Giusti" dove sono le tombe di tanti zadik, appunto i Giusti, quartieri dove freschi immigrati dalla Russia, anziani, vengono alloggiati e passano anni senza imparare l'ebraico, quindi non comunicanti con il resto del paese. Tutta la storia ruota attorno alla costruzione nel quartiere rinominato Siberia, per i russi che vi sono alloggiati, di un bagno pubblico di purificazione mikveh. Bagno a cui i russi non sono punto interessati essendo tutti poco religiosi e tanto meno osservanti. E quando finalmente lo usano, lo usano in modo decisamente pagano. Se c'è una morale nel racconto è che la nostra vita è destinata ed è pericoloso allontanarsi da ciò che per noi è preparato dal "Santo Benedetto Egli Sia". Soprattutto il grande mistero dell'amore che trascina l'uomo e la donna l'uno nelle braccia dell'altro non va ostacolato quando porta un frutto benedetto, ne possono seguire sofferenze. Ma le sofferenze vanno accettate come espiazione dell'Errore, più che del Peccato. Evidentemente qui esiste un contrasto tra l'ottemperanza all'ebraismo ed alle sue leggi rigide ed il comportamento più laico e secolarizzato. Il merito dell'autore sta anche nel esporre persone come me, ignoranti del tema, ad una spruzzata della cultura ebrea religiosa, con i suoi riti, i suoi divieti ed infine le sue gratificazioni.
Ho adorato La simmetria dei desideri e mi sono piaciuti Tre piani e Nostalgia, anche se meno. Questo libro mi sembra girare a vuoto. Il protagonista Ben Zuk non ha personalità né carattere...non trova la spinta per cambiare la sua vita in nessuna delle tante occasioni che gli si presentano...non riesce a decidersi per l'amore della sua vita: la donna che riempie i suoi vuoti...ma fino ad un certo punto...una ragazza che all'inizio sembra quella tra i due che ha un carattere, deciso, anche spigoloso...in realtà pieno di valli da riempire...che non riesce a staccarsi da lui...nonostante i ripetuti abbandoni... La storia non è sempre ben concatenata ma ci sono anelli ben costruiti...che la recuperano a momenti. Forse l'unico personaggio che mi abbia convinto è Katia, coerente con se stessa, un punto fermo nella storia, che dona un senso di equilibrio al tutto...come il perno di una leva.
Questo quarto libro di Nevo che ho letto mi è sembrato non riuscito. Tanti personaggi, tutti in diverso modo accomunati dall’essere “assoli perduti”: soli in un luogo che sentono estraneo, e in cerca della loro vera e giusta “rotta”. Non so esattamente cosa, per me, non abbia funzionato nell’affrontare un tema che appartiene a tutti noi. Forse l’averne voluto fare, da parte di Nevo, una commedia degli equivoci in cui l’incombenza dei precetti religiosi, delle tradizioni da osservare, del vivere dentro e fuori la fede, anziché alleggerire ha creato un minestrone senza troppo sapore (non siamo tutti Woody Allen), situazioni e personaggi un po’ noiosi, a volte poco credibili…tutto un contesto che appanna il messaggio di fondo che è la ricerca del proprio “luogo”.
״וכך, אף שכוונתו המקורית היתה להציע הצעה קצרה ותכליתית, מתמסר מר מנדלשטורם בשני העמודים הראשונים במפתיע לתיאור דמותה של גברת מנדלשטורם, שהלכה לעולמה, והשורות שהוא כותב אינן קצרות וקצובות, אלא ארוכות ומתפתלות, כמו געגוע, ואין הוא מסתפק באמירות השחוקות - צדקת, אשת חיל מי ימצא וכו׳ - אלא מניח על פתח לבו של הקורא פכים קטנים מחייהם המשותפים״ עמ׳ 2-1
״לאיש לא אכפת שחצאי הנשמות שלהם כמעט נוגעים עכשיו זה בזה״.
״היא חושבת: תמיד היה נעים לשתוק איתו״. עמ׳ 165
״את הואדי שמפריד בינינו אי אפשר לחצות בשיחה״. עמ׳ 199
״הנס הגדול מכולם מתרחש כששני אנשים נפגשים בזמן הנכון והופכים להיות מקום, מקום של ממש, כל אחד בשביל האחר״. עמ׳ 239
״מהנקודה שבה אני עומד, ידידי, כבר אפשר לראות את הסוף״. עמ׳ 239 אוף יש עוד מלא אבל לא כתבתי
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Nella città dei Giusti c'è una comunità che è stata molto voluta per poi essere dimenticata: un manipolo di ebrei russi tornati in patria, che però sono troppo vecchi per essere "interessanti" e vivono in un quartiere detto "Siberia". Quartiere dove, per esaudire il desiderio bizzarro di un ricco donatore, un sindaco a caccia di voti vuole costruire un bagno rituale, per degli ebrei che non sanno cosa farsene e vorrebbero un circolo di scacchi. La vicenda si dipana in romanzo dove si intrecciano molteplici vite e si basa su una maliconica commedia degli errori, con al centro il braccio destro del Sindaco che ha perso un amore, un immigrato ebreo che l'amore l'ha trovato ma ha perso la carica sessuale, una donna che ha perso se stessa , un sindaco che ha perso la fede e un ragazzino che non ha mai trovato la sua identità.
Come "L'ultimo mikvah in Siberia" possa diventare "soli e perduti" è un mistero editoriale. il romanzo ha una vena di malinconica ironia e di auto - presa in giro che il titolo e la copertina non hanno in nessun modo ripreso.
La storia sarebbe carina, ma si perde in una lentezza spaventosa che rende la lettura soporifera.
Un libro caotico, che inizia frenetico con la costruzione di un mikveh (un bagno rituale), un qualcosa di puro ed immacolato che in realtà porterà a tutt'altro. Un romanzo carico di erotismo, che racconta di radici lontane, di libertà e di fede. Tutto ciò attraverso Eshkol Nevo, uno scrittore che riesce ad immortalare sentimenti e sensazioni di un'Israele che ha bisogno di apparire Ayelet e Moshik, Naim e Diana, i russi Katia ed Anton e tanti altri personaggi che vale la pena di leggere in "Soli e perduti".
Un bel libro, meno intenso de "L'equilibrio dei desideri", ma comunque non scontato. C'è tanto della cultura ebraica: che appesantisce, per certi versi, ma che viene raccontata anche in modo ironico e leggero nelle sue contraddizioni. Interessante e caldo anche il personaggio di Anton e soprattutto il rapporto col nipote acquisito Daniel.