In un mondo devastato dal passato e diviso in base alla purezza genetica, nascere diversi può significare essere condannati. È il caso di Talia Oris, una ragazza che rappresenta un’anomalia all’interno di un sistema costruito per classificare, controllare ed emarginare chi non risponde alle sue regole. In una società in cui il valore di una persona sembra dipendere dal suo patrimonio genetico, Talia si ritrova a fare i conti con un mondo che ha già deciso chi merita di vivere e chi, invece, può essere sacrificato. Ma quando la sua strada si intreccia con quella di Sebastian Vale, il figlio dell’uomo che detiene il potere, la sua lotta diventa qualcosa di più grande: non soltanto sopravvivere, ma provare a cambiare le cose.
La prima cosa che mi ha sorpreso di Anomaly è quanto sia riuscito a coinvolgermi. Non mi aspettavo che questa storia mi prendesse così tanto, eppure, pagina dopo pagina, mi sono ritrovato sempre più immerso nel suo mondo. Una delle cose che ho apprezzato maggiormente è la struttura della storia: la trama ha una direzione precisa, riesce a mantenere viva la curiosità e accompagna il lettore all’interno di una realtà che, pur essendo distopica, non rinuncia mai alla propria componente umana.
Ed è proprio sui personaggi che, secondo me, il romanzo dà il meglio di sé. Talia ha un carattere che si fa notare: è una protagonista che non si limita a subire ciò che le accade, ma trova nella propria condizione una ragione per reagire e lottare. Eppure, ciò che mi ha colpito maggiormente non è soltanto la sua forza, ma il motivo per cui sceglie di combattere. Non vuole semplicemente salvarsi: vuole salvare anche chi è come lei, chi vive ai margini di un sistema che considera alcune persone meno degne di altre.
È un aspetto che ho trovato particolarmente bello, perché ci ricorda che non è necessario essere invincibili o avere un potere straordinario per fare la differenza. A volte basta scegliere di non voltarsi dall’altra parte.
Anche gli altri personaggi contribuiscono a rendere la storia interessante. Persino quando vorresti odiare completamente alcuni di loro, finisci per intravedere un piccolo frammento di umanità, qualcosa che rende più difficile ridurli semplicemente alla categoria dei buoni e dei cattivi. Non significa giustificare le loro azioni, ma riconoscere che le persone possono essere molto più complicate di quanto vorremmo credere. E quando un libro riesce a suscitare questo tipo di reazione, per me ha già fatto qualcosa di importante.
Poi c’è il romance. E qui devo dire che ho apprezzato il modo in cui è stato inserito nella narrazione. L’interesse sentimentale della protagonista è abbastanza intuibile, quindi non è tanto il chi a rappresentare una sorpresa, quanto il modo in cui questa componente si inserisce nel resto della storia. Il sentimento c’è, ma non diventa il centro assoluto del romanzo e, soprattutto, non mette in ombra ciò che conta davvero: la lotta, le ingiustizie e il desiderio di cambiare un mondo che sembra impossibile da modificare. Il romance, in questo caso, aggiunge qualcosa alla storia senza divorarla. E per i miei gusti è un equilibrio che funziona.
Anche la scrittura mi ha convinto: la storia scorre, i personaggi riescono a lasciare il segno e la componente emotiva si intreccia bene con quella più propriamente distopica. È un romanzo che riesce a intrattenere, ma che lascia anche spazio a qualche riflessione su quanto valga una vita, su chi abbia il diritto di stabilirlo e su cosa significhi davvero essere umani.
Il finale, poi, mi è piaciuto. Chiude un percorso lasciando però aperte delle porte, e proprio per questo mi ha fatto desiderare di sapere cosa succederà dopo. La sensazione è quella di trovarsi davanti a una storia che ha ancora molto da raccontare, e spero davvero che ci sia un seguito.
Quattro stelle, quindi. Non perché Anomaly abbia qualcosa di sostanzialmente sbagliato, ma perché, pur avendomi convinto e coinvolto, non è scattata quella scintilla in più che mi avrebbe fatto assegnare il massimo dei voti. Resta però una lettura che ho apprezzato molto più di quanto immaginassi, capace di sorprendermi sia per la costruzione della storia sia per il legame che sono arrivato a sentire con i suoi personaggi.
E forse è proprio questo il bello: partire senza grandi aspettative e ritrovarsi, alla fine, a sperare di poter tornare ancora in quel mondo.