Un’indagine felina tra enigmi, false piste e una misteriosa scomparsa
A Calaferro, decadente città portuale, la giornalista Noemi Balestri scompare misteriosamente proprio nel mezzo di una grossa inchiesta sulla criminalità locale. Le indagini ufficiali sembrano girare a vuoto e Franco, zio di Noemi ed ex poliziotto radiato dalle forze dell’ordine, sprofonda in una spirale di depressione e sensi di colpa. A prendere in mano la situazione è un personaggio inaspettato: Bruno, il gatto tricolore che Franco ha trovato per strada tre anni prima. Apparentemente indifeso, Bruno è in realtà un gatto speciale, dotato di intelletto umano e di capacità sensitive che lo mettono in contatto con le sue vite precedenti. Il gatto sfrutterà queste abilità feline per infiltrarsi nelle scene del crimine, fiutare indizi e pedinare i sospettati senza dare nell’occhio. Riuscirà a ritrovare la ragazza scomparsa e a risolvere il mistero di Calaferro?
Mi dispiace, ma non ci siamo proprio. Devo essere sincero, mi sono divertito parecchio nel giocare a questo libro-game fino a quando non ho dovuto tirare a indovinare per andare avanti, più precisamente al capitolo 333. Lì il libro ha deciso che il rigore nelle indagini non fosse più importante, ma che servisse solo una discreta dose di fattore C. Nel giro di 3 minuti ho collezionato 8 game over, rendendo quello che avevo fatto fino a pochi minuti prima totalmente inutile. E quello che mi lascia ancora più basito è pensare di aver compreso il motivo dell'inchiesta di Noemi, ma aver completamente sbagliato il suo rapitore (che qui non scrivo per evitare spoiler). Per rendere ancora più evidente il taglio quantomeno discutibile delle indagini vorrei citare questo episodio: Bruno, il gatto detective, si trova a dover entrare in casa di Noemi per cercare tracce e/o indizi sulla sua scomparsa. Le opzioni tra cui dovremo scegliere sono le seguenti: -la prima, rimanere in attesa sperando che in qualche modo il portone venga aperto (da qualche anima pia che magari deve entrare o uscire dal portone, ad esempio) -rischiare di entrare in casa attraverso una finestra o da un condotto, non ricordo bene Ora, avendo coscienza, per avvenimenti e dialoghi avvenuti precedentemente, che il 90% degli esseri umani sono "cattivi" e soprattutto sapendo che Noemi è scomparsa da almeno un paio di giorni e che il tempo, nei casi di rapimento, è un fattore decisamente fondamentale, voi cosa scegliereste? Ecco, se avete scelto, come me, la seconda opzione credendo che la velocità d'esecuzione potesse portare dei vantaggi a una povera donna scomparsa chissà dove, mi dispiace deludervi, ma Cellini ha altre idee per la testa. Se, infatti, deciderete di aspettare e magari nel frattempo lisciarvi il pelo, avrete la fortuna di trovare una parola chiave che, ve lo giuro, ritroverete non so quante volte e che, qualora non aveste, vi bloccherà innumerevoli porte investigative. Ora io non ho assolutamente intenzione di rileggerlo perché ho altre letture più interessanti e, sono sicuro, con un maggior studio dietro, ma lo farò leggere ad amici e parenti, aspettando e seguendo le loro indagini e alla fine mi confronterò con loro. In attesa di quel momento, de "Il gatto che risolveva delitti impossibili" non ne voglio sentir più parlare. P.S. Dopo aver finito il libro mi sento di dire che alle 35 parole chiave trovate, ne aggiungerei una trentaseiesima: BOCCIATO
Libro consigliatissimo se amate i gialli, i giochi di logica e i gatti. Questo è il primo vero e proprio libro game che leggo e questa modalità si sposa molto bene con la storia raccontata. Le istruzioni iniziali per leggere il libro sono scritte in modo molto chiaro. Ho apprezzato particolarmente la trovata dei punti "senso di gatto". Credo che il giallo in sé sia abbastanza semplice ma che questo sia molto funzionale alla modalità con cui il libro è scritto (libro game). Nonostante la semplicità, la storia risulta lo stesso accattivante: arrivato a quelli che avevo capito essere gli ultimi capitoli non riuscivo a smettere di leggere! Ho apprezzato molto anche la postfazione, da gattaro quale sono mi sono scese un paio di lacrimucce. Piccola nota di orgoglio personale: sono riuscito a finire la storia senza incappare in un game over! Per curiosità ho provato dopo un paio di capitoli a scegliere strade diverse: in alcuni casi si arriva allo stesso punto per una strada diversa, ma in altri si arriva a una inevitabile sconfitta. Il mio animo gattaro e matematico mi ha fatto mettere 5 stelle!
Nel giro di poche settimane mi ritrovo tra le mani un libro-game, un genere che non leggevo quasi mai. Ma dopo la delusione di The Dinner di Freida McFadden, Iacopo Cellini mi ha fatto riscoprire finalmente il gusto e il piacere di questo tipo di lettura. L'autore ha messo il suo sapere a servizio della scrittura per costruire romanzi-mondo in cui si sviluppano labirinti ed enigmi che sfidano il lettore con intelligenza e pazienza. Il suo stile è semplice, diretto, avvincente e calibrato: un mix perfetto per questo genere di romanzo-game.
In Il gatto che risolveva delitti impossibili, il protagonista è Bruno, un micio tricolore dotato del potere della reincarnazione, che si ritrova a vivere varie esistenze. Scopriamo così che le sue origini non sono quelle di un comune gatto domestico: in passato era un cane randagio, prima di incontrare il suo nuovo padrone, Franco. Quest'ultimo è un ex poliziotto che, dopo iniziali titubanze, decide di collaborare con Bruno per ritrovare la nipote Noemi – svanita nel nulla mentre indagava sulla criminalità locale – e scoprire i segreti che si celano nella decadente cittadina portuale di Calaferro.
Si tratta di un giallo ricco di ipotesi, rimandi e bivi intelligenti ma mai banali, molto più credibili e ricchi di colpi di scena rispetto a quelli di The Dinner. Il lettore è chiamato a prendere nota delle parole chiave, a fare attenzione ai trabocchetti e ad affrontare dubbi morali — come la scelta se salvare o meno delle vite — e vere e proprie sfide. Cellini costruisce un'architettura complessa in cui bisogna procedere con cautela, perché si rischia di morire o di perdere i preziosi "punti gatto". C'è però anche un lato quasi esistenziale e filosofico, che emerge quando Bruno rievoca le sue vite precedenti, fino al commovente ricordo del primo incontro con il suo padrone.
Personalmente ho tentato due volte di completare il percorso: in entrambe le occasioni sono arrivato alla meta scoprendo alcune cose, ma non tutte, perché ci vuole pazienza, studio, calma e la capacità di riflettere senza avere fretta. Ci sono insomma "molti gialli dentro il giallo". Una volta arrivati alla soluzione o alle diverse soluzioni, vi attenderanno delle domande finali: in base a quelle capirete il livello della vostra capacità investigativa, scoprendo se siete un gatto alle prime armi o un vero gatto investigatore.
Inoltre, nell'ultima parte, capiremo il perché del nome Bruno dato al gatto dall'autore: un segreto che ovviamente dovrete scoprire solamente arrivando alla fine del romanzo. È sicuramente un'esperienza da provare e da gustare, che richiede ingegno e, magari, sette vite, proprio come un micio.
In conclusione, chi ama il genere poliziesco, i test, l'intelligenza e il mito del labirinto e del Minotauro troverà pane per i suoi denti: qui però, al posto del mostro, c'è la verità da scoprire, e il gatto Bruno è pronto a cercarla insieme a voi.
Ho affrontato questo libro con grande curiosità, soprattutto perché sono stata un’avida lettrice di libri-game negli anni ’90 e conosco quindi abbastanza bene il genere, le sue convenzioni e il tipo di esperienza che può offrire.
Purtroppo, proprio per questo motivo, l’esperienza mi ha lasciata piuttosto perplessa.
Il problema, a mio avviso, non è che il libro sia difficile. Un buon libro-game può essere molto complesso, richiedere numerosi tentativi, contenere enigmi articolati e costringere il lettore a prendere appunti. La difficoltà, però, dovrebbe derivare dal gioco e dalla deduzione, non dalla necessità di capire continuamente quali siano le regole operative del gioco stesso.
Qui ho trovato il sistema delle parole chiave e degli indizi particolarmente confusionario. Non sempre è chiaro quali informazioni debbano essere annotate e quali siano semplicemente parte della narrazione. Il lettore si trova quindi a dover ricostruire, oltre all’indagine, anche il funzionamento del sistema. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di procedere più per tentativi che per deduzione.
Anche la componente visiva mi è sembrata insufficiente rispetto alle esigenze dell’indagine. Nei libri-game che ricordo, mappe, illustrazioni, schede, oggetti e altri elementi grafici non erano necessariamente decorativi: contribuivano a organizzare le informazioni e a costruire l’esperienza di gioco. Qui la sola mappa del paesino fornita all’inizio mi è sembrata troppo poco per sostenere adeguatamente una storia investigativa che richiede di tenere insieme così tanti elementi.
Per questo faccio fatica a considerare il libro particolarmente innovativo. Più che innovare le convenzioni del genere, mi è sembrato che ne aumentasse la complessità senza fornire sempre strumenti altrettanto efficaci per gestirla.
La mia è evidentemente una valutazione molto condizionata dalla conoscenza dei libri-game classici, ma proprio per questo credo sia una critica pertinente: non considero la complessità un difetto e non cerco necessariamente un’esperienza facile. Quello che cerco in un gamebook è un sistema rigoroso, leggibile e coerente, nel quale il lettore possa capire quali informazioni sono rilevanti e perché.
Qui, invece, troppo spesso ho avuto la sensazione di essere dentro un labirinto.
L’idea di fondo è interessante e il tentativo di costruire un giallo interattivo è sicuramente apprezzabile. Tuttavia, per me, la progettazione dell’esperienza di gioco non è sufficientemente solida da rendere la complessità realmente appagante.
Sembrava una cosa carina, estiva, divertente, col micio protagonista, un cozy crime tranquillo, alla terza volta che il gatto mi muore in maniera AGGHIACCIANTE e irripetibile, senza che sia riuscita a risolvere il mistero e dovendomi ogni volta rileggere tutta la storia senza che cambi molto, perché le cose scoperte nel primo giro cambiano le cose di pochissimo,posso dire che questo libro non mi è piaciuto per niente e mi ha anzi lasciato un gran fastidio addosso.Una stella perché non posso darne zero!
Divertente e coinvolgente. Non dò 5 stelle perché purtroppo sul finale serve tanta fortuna, sembra infatti che dopo tutte le indagini fatte sia più importante avere la fortuna di indovinare la serie di capitoli finali per ottenere un punteggio alto. È comunque un libro ben scritto e piacevole da leggere.
libro numero 244 l’ho iniziato con un po di sospetti per la sua interattività ma alla fine si é rivelata una storia scorrevole e bella la curiosità sarebbe rileggerlo e compiere scelte diverse