Alle soglie del Novecento, il piccolo Mario vive a Roma in una famiglia benestante. Il giorno del suo settimo compleanno, dopo una passeggiata al parco, il bambino si immerge in un silenzio inconsueto. Pochi minuti dopo, però, riacquisite le forze, non riconosce più la premurosa madre, Arianna, e anzi le chiede con insistenza di essere riaccompagnato dalla madre vera, Luciana. Sconvolta, Arianna asseconda il desiderio del bambino, che le chiede con fermezza di essere chiamato Ramiro. La tensione drammatica cresce di pagina in pagina, esplodendo in una rivelazione sconcertante: non solo Luciana abita davvero nella casa in cui Mario accompagna Arianna, ma ha perso un bambino di sette anni, Ramiro, proprio sette anni prima, ossia nell'istante esatto in cui Mario è nato. Che Mario sia, dunque, la reincarnazione del figlio di Luciana? O forse qualcuno lo ha plagiato, giocando sulla fatalità di coincidenze incredibili?
Massimo Bontempelli was an Italian novelist, short story and theater writer, literary and art theorist and critic.
Best known for coining the literary term Magical Realism and creating its theoretical framework. His efforts to implement this specific poetics in his writings begin after his initial experiments, first with traditional poetry (Carduccian classicism) , then humorist, ironic stories (influenced by Pirandello) and short escapades in surrealism and futurism. Despite forming a literary model for Magic Realism with his own novels and short stories, Bontempelli's importance as a Magic Realist writer is mainly neglected and overthrown in contemporary theories on Magic Realism. Only few authors (mostly Italian authors but A. C. Hegerfeldt, A. B. Chanady, I. Guenther as well) acknowledge Bontempelli's significant role for the development of Magic Realism, but unfortunately, not all of them manage to go further then Franz Roh's and Alejo Carpentier's theories in the debate over the origin and literary use of the term.
Bontempelli graduated from the University of Turin gaining two diplomas, in Classical Studies and in Philosophy. He worked as a journalist, teacher and served as an artillery officer during the First World War.
In 1924 Bontempelli entered Mussolini's fascist movement and in the same year, together with his friend Luigi Pirandello, he founded Teatro degli Undici. In 1926, co-founded the literary review 900: Cahiers d'Italie en d'Europe with Curzio Malaparte. Despite Malaparte's abandoning the review even before the first issue was published, Bontempelli had succeeded, with the help of Nino Frank, to form an impressive editorial committee which included Max Jacob, André Malraux, Rainer Maria Rilke, and James Joyce and contributions from Pierre Mac Orlan, Philippe Soupault, Georg Kaiser, Ivan Goll and Ramòn Gomez de la Serna. In the first issue Bontempelli presented his theory of Novecentismo and Magic Realism and articulated literary positions that became points of reference in literature.
In 1930 Bontempelli becomes a member of the Italian Academy. In 1938 Bontempelli was offered Attilio Momigliano' chair at the department for Italian Literature at the Florence University (which Momigliano was forced to give up because of the anti-Semitic legislation) but refused the position and was subsequently banished to Venice and censored by the regime because of his critic towards fascist leaders.
In 1953 Massimo Bontempelli is awarded with Italy's highest literary award, the Strega Prize, for his collection of short stories L'amante fedele (The Faithful Lover).
Incredibile come in Italia nella prima metà del Novecento sia stata scritta della narrativa creativa e perturbante, che però è stata quasi dimenticata. In questo caso, Bontempelli immagina una storia inquietante. L’unico problema per me è il finale poco ambizioso e molto lezioso.
Utopia ha ripubblicato questo romanzo di Massimo Bontempelli, che scritto negli anni ‘20.
Il numero ricorrente è il sette (numero della pienezza): Ramiro muore a 7 anni; Luciana, dopo 7 anni dalla morte di Ramiro incontra Mario, il settenne figlio di Arianna, così incredibilmente identico a Ramiro.
Mario è la reincarnazione di Ramiro? "Un vento di follia corse tra la gente... Tutti erano presi in una comune maraviglia, di fronte a quel bambino che nel pianto somigliava a una madre e nel riso a quell'altra, di una somiglianza perfetta, oltre ogni immaginazione".
Il racconto procede, tra il reale e l'immaginario e Bontempelli conduce il lettore in un viaggio tra l’aldiqua e l’aldilà, tra moderno e antico insieme, dove soffia il vento dell'immortale.
“Si prese ai due rami, uno qua e uno là, e pianamente scivolò via dal suo appoggio. Sbalzò. Si sentì precipitare, strinse forte le mani; i due rami s’incurvarono bruscamente al peso di lei, che penzolò a mezz’aria. Stette un istante, lunghissimo. Ora non osava buttarsi. Uno dei due rami scricchiolò, si sforzò un poco, poi si spezzò, ma senza staccarsi: la corteccia lo tratteneva. Un turbine di verde chiazzato di sole girò attorno allo sguardo di Luciana. La corteccia del ramo spezzato si andava sollevando dal legno, si assottigliava; anche l’altro ramo ora crepitò. Luciana chiuse gli occhi, allargò lentamente le palme, cercò di stringersi e rattrappirsi in tutta la persona mentre cadeva giù di peso mormorando. «Eccomi, Ramiro». E batté in terra.”
P.S. Quasi cento anni dopo Michael Bussi userà l’idea de Il figlio di due madri per il suo romanzo Nulla ti cancella.
Il mistero della maternità Bontempelli sta diventando rapidamente uno dei miei autori preferiti. Ed è un vero peccato che sia così poco ricordato oggi e che io stessa lo abbia scoperto soltanto di recente. Con questo esempio di realismo magico italiano si rivela in netto anticipo rispetto ad autori più celebri del Novecento.
Nel romanzo seguiamo Arianna e Luciana, due donne legate da un destino misterioso. Ramiro, il figlio di Luciana, è morto sette anni prima; Mario, figlio di Arianna, nasce esattamente nello stesso giorno e alla stessa ora in cui Ramiro muore. Ma al compimento dei suoi sette anni, Mario inizia a sostenere di essere Ramiro tornato in vita…
Tra scetticismo, incredulità e tentativi di trovare spiegazioni razionali, le due madri instaurano un rapporto ambiguo, fatto di alleanza e rivalità, di riconoscimento e diffidenza reciproca. Apparentemente semplice e lineare, il romanzo si rivela invece un testo enigmatico e stratificato che affronta con originalità il tema della maternità: un’esperienza complessa e contraddittoria, capace di alternare distanza e complicità, imposizione e tenerezza. Non a caso il lettore si trova di volta in volta a parteggiare per Arianna o per Luciana, fino a comprendere che le due non sono antagoniste ma riflessi di un'unica condizione: la fragilità della prima e la forza della seconda si completano e si intrecciano, mostrando come la maternità possa assumere volti diversi ma ugualmente autentici.
Il finale, con la comparsa dello zingaro, mi ha inizialmente spiazzata. Mi sono chiesta “E adesso questo che c’entra?”, ma forse è proprio questo il senso ultimo del romanzo. Quel gesto inatteso, che sconvolge ancor di più gli equilibri, sembra ricordarci che il destino resta imprevedibile e inafferrabile, e al tempo stesso allude a una forma di giustizia, crudele ma inevitabile, che ristabilisce l’ordine naturale delle cose.
Massimo Bontempelli è un autore dimenticato, ma è anche un autore molto interessante. Questo è un romanzo misterioso con protagonista un bambino appartenente nato due volte, da due diverse madri. Tragedia, disperazione, sotterfugi, ma anche amore sono i temi che percorrono questa storia che lascia al lettore l'onere di decidere cosa sia successo davvero.
Ecco un libro molto particolare che rappresenta magnificamente un esempio di quel realismo magico di cui Bontempelli è uno straordinario interprete. Un mistero inspiegabile che vede coinvolte due madri di uno stesso bimbo che assume due identità diverse. Una, Arianna, che rappresenta il mondo della borghesia e della concretezza, della ragione soprattutto e che cerca una spiegazione logica per l'accaduto. L’altra, Luciana, granitica nel suo lutto, nella sua fede che accetta senza battere ciglio l’assurdo, il miracolo sempre atteso. Bontempelli non dà una spiegazione razionale dell’evento, anzi sembra che il fantastico possa essere una dimensione non esterna alla nostra vita, in grado di irrompere nella quotidianità rivelandone una complessità spesso irrazionale. Non voglio addentrarmi nella trama perché il mistero va scoperto con la lettura. Se ne deduce comunque una profonda riflessione sull'identità, sul ruolo della maternità e sul limite tra ciò che possiamo realmente capire e ciò che rimane straordinario e misterioso.
«Non m'hai detto se ti piace la mia casa». Ella sillabò come una larva: «Sì, mi piace». «Hai visto il ritratto della mia mamma? Hai visto come è bella? Ma lei vera è ancora più bella. Questa sera vedrai». «E il tuo babbo?». Mario rispose con semplicità: «Il babbo non me lo ricordo. Dev'essere morto che io ero piccolo piccolo». Passò ancora un po' di tempo. La carrozza saliva via del Tritone. Mario era quasi sopito, appoggiato a un braccio di lei. Arianna si sentiva immersa in una stanchezza enorme. Pensava che appena arrivata a casa si sarebbe buttata sul letto, abbracciata col figlio, sarebbero addormentati insieme; poi si sarebbero svegliati, verso sera: svegliati insieme, ancora abbracciati, senza più ricordare niente di quell'assurda giornata. Intanto la vecchia Angelica, riordinata la casa e richiuse le finestre, si domandava da chi si sarebbe fatto fare il telegramma da spedire alla sua padrona, alla signora Luciana Veracina a San Felice Circeo.
3⭐️ In questo romanzo l’autore confonde il lettore e lo lascia nel dubbio. Bontempelli racconta una storia oltre il tempo che forza a ogni pagina il perimetro della realtà senza mai sconfinare nell’irreale.
Ho studiato al liceo che Massimo Bontempelli fu il principale esponente del “realismo magico”, concezione secondo la quale l'arte trasfigura e ricrea le leggi del mondo naturale secondo una precisa e lucida logica fantastica, creando “quasi un’altra dimensione” alla nostra vita. Finora non avevo letto nulla di questo scrittore, vissuto a cavallo tra ottocento e novecento, critico nei confronti della letteratura romantica ottocentesca ma anche nei confronti del futurismo e dei movimenti surrealisti del primo novecento. In questo romanzo, la tematica del realismo magico c’è tutta. L’elemento magico-fantastico è prevalente: prendendo le mosse da un inizio “normale”, una semplice e tranquilla vita familiare, si verifica repentinamente un evento inspiegabile secondo le normali leggi che regolano il mondo. Un bambino, Mario Parigi, figlio di una coppia dell’alta borghesia romana, il giorno del suo settimo compleanno, all’ora esatta in cui è nato, assume la personalità di un altro bambino, Ramiro Stirner, che quello stesso giorno di sette anni prima, a quella stessa ora, è morto. Mario diventa Ramiro. Questo evento provoca paura in tutti i personaggi del romanzo, per prima in Arianna, la madre di Mario, una donna-madre che ha sempre vissuto in casa per allevare il suo bambino secondo le regole della “normale” vita sociale. L’unica che affronta tranquillamente gli eventi, senza né impaurirsene né meravigliarsene, è Luciana, la madre di Ramiro, una donna che ha portato avanti da sola la sua gravidanza, senza un marito, ha affrontato da sola la maternità e la morte del suo bambino, ha vissuto gli anni successivi in completa solitudine e in questa sua vita solitaria è stata aiutata ad andare avanti unicamente dall’immaginazione, la cui forza le permette di accettare con candore qualsiasi evento si compia nella realtà che la circonda. La quotidianità viene in tal modo avvolta all’improvviso in un’aura di magia e di mistero, che sconvolge e coinvolge anche il lettore, il quale all’inizio tenta di dare una spiegazione agli eventi soprannaturali che si verificano nel corso del romanzo, ma che alla fine si arrende percependo che essi assumono quasi il carattere della “normalità”, tanto da coinvolgere nella loro enigmaticità non solo uomini e animali, ma la natura intera. E’ una esperienza di lettura che fa bene anche per la vita, abbandonarsi alla fantasia senza affannarsi per dare spiegazioni razionali a ciò che accade intorno a noi.
Un alone di mistero e incredulità avvolge all’inizio di questa storia. Senza immaginazione questa storia è impossibile. Senza immaginazione si muore. Se sommi o sottrai lo stesso numero, il risultato è nullo. Esiste lo zero. E lo zero è una pagina bianca dove si può scrivere una nuova esistenza e immaginare orizzonti infiniti. Lo zero è la fine o l’inizio di tutto.
Questa è la storia di Mario che in “..un giorno di primavera, nella capitale del mondo…”, giorno del suo settimo compleanno, improvvisamente dopo un “vuoto” afferma che in realtà si chiama Ramiro e chiede alla madre, Arianna, di portarlo a casa sua dove lo aspetta la sua vera madre, Luciana. Luciana ha perso suo figlio Ramiro esattamente 7 anni prima nello stesso giorno.
La narrazione è surreale e le emozioni che provano le due donne sono descritte così bene che ognuna mi ha trascinato nella sua realtà. Una perde, l’altra ritrova, poi perdono entrambe.
Bontempelli descrive un episodio irreale con maestria e mi ha lasciato quasi con il dubbio che il bambino non fosse mai esistito. Come se fosse stato un abbaglio, un’allucinazione.
Quando ho iniziato a leggere questo romanzo, mi sono chiesta come mai venisse associato al realismo magico. È vero che la premessa della vicenda nasce da una circostanza che si potrebbe in qualche modo definire soprannaturale, ma in qualche modo mi aspettavo che la realtà si scontrasse con questa sorta di magia. Invece il turbinio degli eventi, la prosa così raffinata e oserei dire fantasmagorica, mi hanno trasportato in un limbo che non saprei definire bene. Sono rimasta sorpresa, non saprei dire se piacevolmente o no, da come l'autore ha deciso di trattare questa vicenda e soprattutto di finirla (se di fine possiamo parlare). Sono intrigata e un po' stranita, ma sicuramente colpita, in una maniera che non avevo realmente previsto. Credo mi ci vorrà ancora molto per capire cosa mi ha lasciato questo romanzo, nel frattempo non posso che consigliare di provare a incontrare questa storia di Massimo Bontempelli e, magari, cercare le altre che Utopia edizioni vorrà offrirci.
Sono rimasta a dir poco folgorata da questa lettura e sono così felice di aver scoperto Massimo Bontempelli (grazie Utopia e grazie Libreria101). Realismo magico, mistero, dualismo, due madri che si affrontano e si scontrano e su cui regna la legge di Salomone.
La storia è avvincente, intrattenente, è percorsa costantemente da una tensione spessa e da un ritmo incalzante. Non c'è tempo per rimanere fermi, c'è sempre qualcosa che accade. Ci sono dei momenti in cui la realtà si mescola e si fonde con l'onirico, senza limiti netti, senza che le due protagoniste possano rendersi conto di cosa stia accadendo loro. Le loro emozioni e sensazioni sono raccontate in maniera molto immersiva, lo struggimento di Arianna e la determinazione di Luciana sono un sacco verosimili.
Lo stile di scrittura di Bontempelli è immacolato. Lirico nei punti giusti, descrizioni piene di immagini suggestive e funzionanti per l'immaginazione. Tagliente in altri punti, a volte ironico e satirico quasi. Alcuni degli scambi di battute tra le due protagonista hanno una potenza assurda, fanno rimanere a bocca aperta.
C'è anche un'interessante analisi della società dell'epoca (il libro è del '29) che paradossalmente per alcuni aspetti riflette anche quella contemporanea: la spettacolarizzazione del dolore, le lotte in tribunale con il pathos, i pettegolezzi. Ho adorato anche come l'autore abbia voluto rappresentare l'impotenza della razionalità di fronte all'inspiegabile tramite i fallimenti di tutti i ruoli "di potere" impersonati dai personaggi come l'alienista, il dottore, l'avvocato e persino il parroco. Nulla funziona davanti al mistero di questo ragazzino, tranne l'irrazionalità e l'amore delle due donne. È proprio l'alleanza tra le due madri, il modo in cui si comprendono vicendevolmente e si fanno forza l'unica possibilità di risoluzione.
Il finale all'inizio non mi ha convinta, ero un po' delusa, ma a posteriori mi rendo conto che . Quindi nulla, mi è piaciuto da impazzire. Di sicuro recupererò altro dell'autore.
@utopiaeditore mi sta facendo scoprire degli autori incredibili!
Questa volta e' il turno di #massimobontempelli, uno degli autori piu' innovativi del nostro Novecento italiano, esponente di spicco del realismo magico.
Non conoscevo, sono sincera. Sono rimasta folgorata! Assurdo, dirompente, perturbante.
"Il figlio di due madri" e' una storia che ti fa perdere il senso dell'orientamento.
Come fa Mario ad alzarsi un giorno ed essere Ramiro? E come fa Arianna ad assecondare il figlio in questa sua nuova identita'? Si puo' giudicare il comportamento di Luciana che ha finalmente ritrovato il figlio dopo sette anni?
Cresce la tensione, la situazione si fa drammatica, il finale si dipana senza ragione. E' tutta immaginazione. Laddove manca, il senso perde
Il giorno del compleanno di un figlio è per ogni madre un giorno un po' speciale, ma cosa fareste se, dopo i festeggiamenti in famiglia, nel bel mezzo del gioco, vostro figlio non vi riconoscesse più e pretendesse all'improvviso di essere accompagnato dalla sua vera mamma?
È ciò che accade ad Arianna e al suo Mario: è il 7 maggio 1900, Mario compie sette anni ed il sipario si alza su una tranquilla e luminosa sala da pranzo romana, dove la benestante famiglia Parigi è riunita per festeggiare, descritta con l'eleganza che il lettore di Bontempelli certo riconosce e che cattura la sua attenzione fin dalle prime parole.
Solo poche ore dopo, lo scenario è completamente cambiato: Mario sostiene di chiamarsi Ramiro e riconosce in strade di Roma che non ha mai visitato il suo quartiere, in stanze ed oggetti che non può aver mai visto la sua casa e i suoi giocattoli e, soprattutto, in Luciana, fino a quel momento un'estranea, sua madre, la sua vera madre. Luciana un figlio lo aveva, morto sette anni prima, nel momento in cui Mario nasceva.
Reincarnazione? Truffa? L'evento è straordinario e scatena la curiosità morbosa dei giornali, le chiacchiere dei vicini e, come per i migliori fatti di cronaca, divide in due l'opinione pubblica: gli abitanti del borghese quartiere Ludovisi dove abita la famiglia Parigi, convinti della malafede di Luciana e certi che la ragione avrà la meglio, e i più popolani trasteverini, che si stringono intorno a lei, gridando al miracolo, scorgendo in Ramiro un segno di bontà divina e così consolandosi delle loro miserie.
Bontempelli indaga con sapienza e con una sorta di distaccata delicatezza la condizione umana dell'esser madre: queste due donne, travolte da un accadimento così misterioso, che regala nuova vita all'una e relega nella disperazione l'altra, riescono per amore del figlio a non entrare in conflitto, a trovare un equilibrio e persino ad allearsi di fronte all'ottusità di mariti, avvocati e medici.
Tuttavia, l'inafferrabile, l'impercettibile, il magico che è intorno all'essere umano, richiedono fede ed immaginazione: a Luciana, ad Arianna e...al lettore, che altro non può se non affidarsi al romanziere e andare avanti, pagina dopo pagina.
Divertente, inquietante, originale e dallo stile unico. Leggete cose belle!
Mi è piaciuto tantissimo. Una storia per niente banale e a tratti struggente e non poteva essere altrimenti quando di mezzo c’è un bambino conteso da due madri. La prosa è un po’ “antica” ma mai pesante. L’autore è bravissimo nell’accompagnarti nella testa dei protagonisti, tra pensieri, timori e speranze. Questo libro è stato davvero una piacevole e inaspettata scoperta.
Un monumento di leggerezza e grazia di stile, in un classico del realismo magico italiano. Prendere appunti, per descrizioni di bambini odiosi e promemoria di quando a San Felice gli scandali romani non arrivavano, protetti da malie e da innocenze da bon sauvage.
Bellissimo! Scritto benissimo, storia interessante e bella introspezione dei personaggi... Ma non c'è bisogno che lo dica io, si sa il valore di questo libro!
Ho addolcito il rientro capitolino tuffandomi nella lettura di un romanzo ambientato nell’Urbe: “Il figlio di due madri”, di Massimo Bontempelli, di cui avevo letto, da adolescente, il bellissimo “La vita intensa”.
“Il figlio di due madri” è una storia compatta, perturbante, appartenente al filone del realismo magico, e restituisce uno spaccato di Roma che mescola realtà all’assurdo, pragmatismo all’inspiegabile. Siamo nel maggio del 1900. Mario è un bambino allegro e vivace, appartenente all’alta borghese romana. Durante una passeggiata insieme alla madre e all’istitutrice a Villa Borghese, in occasione del suo settimo compleanno, mentre gioca da solo, in mezzo agli alberi, cade in una sorta di trance. Al risveglio non mostra di riconoscere nessuna delle due donne. Anzi, chiede a gran voce di essere immediatamente accompagnato a casa sua, dove senza dubbio lo sta aspettando “la mamma”. Dopo tante insistenze, dando precise indicazioni al cocchiere (che agghiacciano il cuore della madre altoborghese), si fa portare in un quartiere popolare dove vive quest’altra donna, una signora che 7 anni prima aveva perso il suo unico bambino, Ramiro, a causa di una pleurite.
Non rivelo altro della trama, perché il romanzo è molto breve e si legge in tre o quattro serate al massimo. Si parla di trasmigrazione dell’anima, di doppio, di speranza di restituzione miracolosa di un affetto, di scissione fra due quartieri (la Roma bene e quella popolare) e fra due maternità, di perdita e di lutto.
Un grande plauso alla casa editrice indipendente Utopia che sta rieditando tutti i volumi di Massimo Bontempelli, un grande scrittore - purtroppo poco conosciuto - del primo Novecento italiano.
"Tutti erano presi in una comune meraviglia, di fronte a quel bambino che nel pianto somigliava a una madre e nel riso a quell’altra, di una somiglianza perfetta, oltre ogni immaginazione."
In una Roma a tratti aristocratica e a tratti popolana, Massimo Bontempelli costruisce questa storia incredibile, quasi una rivisitazione in chiave moderna del biblico episodio delle due madri risolto da Salomone, con una puntatina nel mito della metempsicosi. Nel giorno del suo settimo compleanno, Mario diventa Ramiro, un suo coetaneo morto sette anni prima giusto in quel giorno; da quel momento non riconosce più sua madre e dichiara che la mamma sua è un'altra donna. Una vicenda che ha dell'assurdo ma che ha come contorno un estremo realismo, tanto da sembrare quasi verosimile. "Il figlio di due madri" è un romanzo che scorre veloce ma in modo dolce, ricco com'è di tutte le sfumature delle emozioni umane, e del resto non potrebbe essere diversamente visto che le protagoniste sono due madri. Ma ci sono anche personaggi bizzarri e misteriosi, che danno quel pepe ad una narrazione che altrimenti avrebbe potuto risultare troppo melensa. Non mi ha convinto il finale, che ho trovato poco avvincente e sbrigativo. Nulla da dire invece sulla lingua e sullo stile di Bontempelli, che sanno essere eleganti ma non leziosi, letterari ma non pedanti.
Torno a Bontempelli, di cui mi sono ripromessa di leggere una buona parte di opere, e a uno dei suoi romanzi più noti.
Lo stile si conferma magistrale, di livelli altissimi anche per la letteratura italiana del tempo (e di nuovo mi chiedo perché sia così poco o nulla studiato a scuola).
La sua capacità di creare scene drammatiche e vive, intessere dialoghi di assoluto impatto, oltre a una trama che lascia col fiato sospeso fino alla fine.
Si intrecciano i temi a lui cari, come il conformismo, l’irrompere nel quotidiano di qualcosa di inedito, strano e surreale, tanto da far vacillare la realtà e non far più comprendere quale sia il “vero” e quale una menzogna, un sogno.
Gli enigmi si aggrovigliano talmente che ad un certo punto sembrano la normalità e l’affanno di trovare risposte razionali al tutto decade, impossibilitato a capacitarsi di fronte ad accanimenti che vanno oltre il raziocinio e che non trovano spiegazione.
Il finale mi ha lasciata un po’ perplessa, benché capisco abbia un senso nel chiudere una simile storia.
Uno dei primi esempi (se non il primo in assoluto) di realismo magico italiano, la storia di questo bambino di sette anni, Mario, che, il giorno stesso del suo settimo compleanno, a maggio 1900 a Roma, non riconosce più la madre, ma dice di essere figlio di un'altra donna, che abita in un'altra zona della città. E quel bambino, Ramiro, è morto per una pleurite proprio il 7 maggio 1893, il giorno di nascita di Mario. Mentre la madre di Mario, Arianna, cerca di esaudire i desideri del figlio, portandolo a Trastevere a vedere l'altra madre, Luciana, il padre, Mariano Parigi, cerca di allontanarlo in ogni modo da lei, insensibile allo strazio del bambino, che ormai è convinto di essere Ramiro e non Mario.
"Sulla sua fronte passò l'ombra di un'ombra; il momento più sovrumano della sua esistenza già era passato; quello in cui era stata più che creatura umana, fatta per un minuto della sostanza degli dèi e dei miracoli."
Un romanzo, credo, perfetto. È la storia di un bambino partorito due volte, da due diverse genitrici, a sette anni di distanza, separati da una prima morte per pleurite. Secondo la costruzione temporale su cui si apre il romanzo, egli dovrebbe essere Mario, figlio di Arianna; ma improvvisamente, il giorno del suo settimo compleanno, lo stesso giorno in cui era morto sette anni prima l'altro bambino di sette anni, egli si comporta per assurdo non più come Mario, ma come Ramiro, figlio di Luciana. E in tutto ciò il vero fulcro dell'opera non è capire se sia l'una o l'altra creatura, ma osservare lo scontro atipico tra le due madri. Per Arianna l'assurdo è una condanna, per Luciana uno spiraglio di luce. I loro ritratti psicologici ed emotivi, condotti con un approccio -in opposizione alla trama- del tutto reale, rendono il romanzo 'vero' fino alla fine. Entrambe le donne alternano nei confronti dell'altra il volto di una nemica e di un'alleata, scontro e tregua si succedono di volta in volta: è una situazione assurda, dunque l'unico modo per adattarsi e sopravvivere è rispondere alle stesse leggi assurde che hanno sconvolto le loro vite. Crudeltà, pietà, gelosia e umanità si mescolano in un dramma senza precedenti, e lo stile di Bontemplelli ricrea l'atmosfera tipica del realismo magico, di un mondo sospeso tra realtà, sogno e miracolo. Se le coordinate temporali sono inizialmente ben definite, l'autore ci porta sempre più alla deriva del tempo, talvolta dello spazio -come si vedra nel caso della casa di cura-, e anche noi per leggere queste pagine dobbiamo imparare ad ascoltare il canto della sua triste favola.
" «E allora perché l'ho partorito? L'ho sentito nascere, qui, strapparmi: mio marito sentiva i miei gridi dall'altra stanza». «Anch'io l'ho partorito, anch'io l'ho sentito squarciarmi il ventre e poi come portarmi via tutto il sangue e la vita. Da me non c'era nessun padre a sentire. Ma per questo è tanto più mio». «Perché l'ho allattato? Per undici mesi non s'è nutrito che di me». «E di me; anch'io gli ho dato il mio petto, fino all'ultima goccia, fino a disseccarmi». «E l'ho veduto crescere, anno per anno...» «Giorno per giorno, come una piccola pianta preziosa che mette le foglie... Ah, signora, lei lo ha sentito nascere, come me lo ha visto crescere, come me, ma lei, lei...». Anche Luciana così parlando s'era alzata; guardava la disperata rivale, che fermò il suo tremore dinanzi alla parola annunziata. Luciana, così diritta, senza muoversi, senza togliere i suoi occhi da quelli di Arianna, riprese e compì la frase: «... Lei non l'ha visto morire»."
In quest'anno privo di grandi romanzi, per fortuna ci sono i classici e le case editrici illuminate (come Utopia) che ripubblicano quelli dimenticati. Bontempelli é un grande scrittore, coevo di Pirandello eppure enormemente più fresco e più attuale (sì, l'ho detto). Scritto nel 1929 e ambientato nel 1900, mentre Freud lavorava sulla sua Interpretazione dei sogni, il romanzo si colloca tra l'onirico e il fiabesco ma sempre conservando una fortissima tensione col reale. Il giorno del suo settimo compleanno Mario, figlio di Arianna, é al parco, si incanta per un momento e quando si riprende non riconosce più sua madre, dice di chiamarsi Ramiro, che sua madre é un'altra e che vuole tornare da lei. Inizia quello che per Arianna é un incubo e per l'altra madre, Luciana, un miracolo: sette anni prima, proprio il giorno in cui é nato Mario, era morto il suo bambino. L'autore é formidabile nel calare in un contesto concreto e vibrante questa storia delicata e perturbante attorno alla maternità, al lutto e al possesso. Lo fa con una lingua suadente e un taglio fortemente cinematografico, pieno di scene potenti e immagini ispirate, firmando un romanzo che riesce sempre a tenere viva l'attenzione e la curiosità del lettore. La finezza del suo sguardo sta soprattutto nel raccontare queste due donne sì come rivali ma anche e sempre come alleate, complici, legate da un filo d'oro che viene dal loro amore materno ma soprattutto dal dolore.
7 maggio del 1900, la data che stabilisce l’involucro della storia. Sembra tutto tranquillo, una famiglia benestante sta festeggiando il settimo compleanno del figlio. Ci sono i dolci, i regali, gli auguri. E c’è pure una bella passeggiata nella villa preferita di Mario, il festeggiato. A questo punto accade l’inverosimile. Mentre il bambino giocava in una villa all’ombra di un albero accorre la madre, Arianna, ma il bambino è stranamente poco reattivo, privo di affetto e chiede alla donna chi sia e di essere riaccompagnato da sua madre,Luciana. Parla anche di uno strano indirizzo e dice di chiamarsi Ramiro. L’apice drammatico viene raggiunto allorquando, dopo un buon sonno, l’indomani mattina il bambino insiste nell’essere riaccompagnato all’indirizzo indicato e Arianna, decidendo di assecondarlo, scopre che è tutto verosimilmente vero. Dentro quella casa, che il bambino dimostra di conoscere alla perfezione c'è persino un ritratto, raffigurante Mario e Arianna sviene. Questo è l’inizio di una storia paradossalmente strana, in cui i due personaggi principali, Arianna e Luciana sono mirabilmente costruiti dall'autore. Tanto sono caratterialmente diverse le due donne, quanto sono accomunate dallo stesso identico amore per il figlio. Chiaro e lineare, ma anche elegante, lo stile di Bontempelli, che,quasi fosse una pellicola cinematografica, crea uno squarcio, anche sociale, dell'epoca
Un romanzo breve che mescola realismo magico e tensione famigliare. La vicenda si apre il giorno del settimo compleanno di Mario: dopo una passeggiata al parco, il bambino rifiuta la madre Arianna e chiede di tornare da Luciana, una donna che sostiene che Mario sia la reincarnazione del suo defunto figlio Ramiro.
Bontempelli costruisce un’atmosfera surreale e densa. Roma borghese fa da sfondo a un enigma inquietante, dove la maternità diventa terreno di guerra emozionale tra due donne. Lo stile è tagliente e visivo, con una scrittura che ricorda una sceneggiatura cinematografica.
Una lettura avvincente e perturbante, capace di evocare emozioni profonde. Il finale, tuttavia, resta aperto e forse accenna troppo rapidamente a risposte che si vorrebbe esplorare con più calma.
“Il figlio di due madri” (1929) parte a ritmi altissimi. Il mistero che vi si dispiega è tanto avvincente che, senza conoscere Massimo Bontempelli o avere familiarità con il realismo magico, lo si potrebbe quasi scambiare per un racconto dell’orrore. Le due madri sono descritte con tale minuzia da indurre il lettore a immedesimarsi con il loro dolore e a soffrire di fronte allo smarrimento del piccolo Mario/Ramiro.” La scelta dell’autore di lasciare un finale aperto al realistico-fantastico, è in linea con il genere. Tuttavia, nella seconda metà del romanzo il ritmo si attenua, la narrazione perde intensità e l’epilogo risulta fiacco, non all’altezza delle premesse iniziali.