Destroyer. Helicopter. Fly. Goat. Pee Wee. Ray Lew. Swee’Pea. Nickname mitici come i playground USA dove, ancora oggi, sono leggende. Dai ghetti di New York, Los Angeles, Chicago, Detroit e altre metropoli disagiate, la vita spesso violenta di 35 “anime perdute” del basket di strada. Più brevi ritratti di altri idoli misconosciuti che meritavano di essere raccontati. Dagli anni 70 a oggi, tramandate per generazioni, le storie dei più grandi ballers che non ce l’hanno fatta nei pro. Pro spesso umiliati, al Rucker Park, al West 4th Street, al Foster Park di Flatbush, al “The Hole” di Bed-Stuy, da ragazzi difficili cresciuti alla dura legge dello street basketball: “no blood, no foul”. Niente sangue, niente fallo. Un viaggio fantastico per chi ama il basket più puro, l’America che non appare in tv e l’unico giornalismo credibile: quello sul campo. «Conosco Lost Souls, perché conosco le lost souls. Se lo state per leggere è perché siete anche voi morbosamente attratti da chi è passato col rosso nella vita. O magari perché – se Dio vuole – le loro storie non si vedono su YouTube e ci costringono ancora a farsi immaginare» Dalla prefazione di Federico Buffa
Christian Giordano (born on October 27, 1945) is a Swiss anthropologist and sociologist born in Lugano, Switzerland. Since 1989, he has been Professor of Ethnology and Social Anthropology and Head of the Institute of Social Anthropology at the University of Fribourg in Switzerland.
Giordano is co-founder of Anthropological Journal on European Cultures.[1] He is chief editor of Freiburg Studies in Social Anthropology and part of the editorial board of the journals Ethnologia Balkanica, Focaal, Etudes Rurales, Eastern European Countryside, Sociologija. Mintis ir veiksmas.
Giordano studied anthropology, art history and Romance languages at the University of Heidelberg, as well as law and economics at the University of Bern. He obtained his PhD in sociology from Heidelberg University in 1973, habilitation in cultural anthropology and European ethnology from Frankfurt University in 1987 and doctor honoris causa from the University of Timişoara West University of Timișoara in 1999.
Corre, salta e tira con la medesima abilità di un professionista. Avrebbe tutto per sfondare ma non ce la fa a entrare al college, per problemi legati alla droga, a una famiglia sbandata, a un carattere complicato e probabilmente della poca voglia di chinarsi sui libri.
E’ questo il simbolico identikit dei protagonisti di una manciata di storie, quaranta per la precisione, che hanno segnato a loro modo e in differenti momenti storici, dai ‘sessanta a oggi, il basket di strada degli States. ‘Goat’, ‘The Destroyer’, ‘Helicopter’, ‘Speedy’, ‘Fly’ e tanti altri nickname accomunati da talento, da cadute fragorose come una schiacciata a due mani; capace di far tremare il ferro come una foglia, a volte concluse con una redenzione dopo una vita sprecata e altre volte terminate nell’oblio.
Il giornalista Christan Giordano ci fa volare oltre oceano, raccontando le avventure di personaggi sconosciuti ai media, al grande pubblico ma noti all’interno delle loro realtà locali. Giocatori che hanno conquistato lampi di fama grazie a interminabili sfide contro stelle affermate del basket pro ma ai quali la costanza e a volte la sorte ha preferito girare le spalle. Il romanzo s’addentra fra le pieghe dei tornei estivi; dove il parlare scorretto è un marchio di fabbrica al quale non ci si può quasi mai, salvo rare eccezioni, esimere; dove famiglie numerose lasciano i propri pargoli scorrazzare sui campi da gioco delle metropoli; in luoghi dove le forze dell’ordine preferiscono girasi dall’altra parte o ancora peggio starne alla larga. Giordano permea le narrazioni con un linguaggio fra il tecnico e il mitologico, rigorosamente urbano, sciorinando storie con rapidità e snellezza, ma storie che forse nel lungo periodo risultano di difficile comprensione a coloro che non sono avvezzi al mondo della palla a spicchi e dello street – basket, un luogo etereo dove un canestro in contropiede a difesa schierata vale più di qualunque titolo NBA.
"Ho pensato che a lui (l'autore) non interessi l'onirico, ma la narrazione fluida e documentata"
Risiede in questa citazione, tratta dalla prefazione, il più grosso difetto del libro, il quale risulta a conti fatti una serie di biografie condite da nomi, numeri e statistiche. Un tipo di scrittura troppo fredda per questo tema. Manca la poesia che meriterebbero queste storie. Lost souls, le anime perdute, ma qui di perduta c'è solo l'anima di questo libro.
Un libro da pro e contro, in cui la bilancia è leggermente a favore del lato positivo. Trovato come ebook e letto durante vari viaggi, racconta le storie di quei cestisti americani che non ce l'hanno fatta a diventare professionisti, ma sono comunque rimasti famosi. Spesso più per ciò che combinavano fuori dal campo che per altro. Drogati, assassini, sfortunate vittime, svogliati, confusi da altri obiettivi, i personaggi raccontati da Giordano sono una masnada di minors dal grande talento, presentati con le loro assurde storie cestistiche, statistiche e tanti tanti aneddoti. Il problema grosso è che, come in Hoops Memories: Momenti epici di basket americano, ci sono centinaia e centinaia di nomi che si susseguono (anche in elenchi, uno dopo l'altro) ed è difficilissimo ricordarli tutti; in più Giordano dà per scontate innumerevoli informazioni che non tutti conoscono ed è già difficile per chi un po' di basket ne mastica. Ha qualcosa simile a Black Jesus: the anthology, ma senza lo stile appassionante di Federico Buffa.
Qualche giorno fa ho deciso che ne avevo abbastanza: nelle lunghe mie peregrinazioni su Amazon.it il banner “Prova Kindle Unlimited gratis per 30 giorni” aveva riempito a sufficienza le mie pupille. Era giunto il momento di decidersi: la spinta decisiva me l’ha data una (ennesima) navigazione nel catalogo dell’offerta alla voce Ebook –> Sport –> Basket. Lost Souls mi stava, con ogni evidenza, attendendo.
Era da qualche anno che il libro di Christian Giordano primeggiava nella mia wishlist; andando indietro con la memoria, credo di averlo annusato la prima volta in una domenica mattina in via Carducci a Milano, occhieggiante dalla vetrina della (ahimè, in chiusura festiva) Libreria dello Sport.
Mi sono goduto ogni singola pagina (elettronica), perché affermare che Lost Souls sia un libro sulla pallacanestro è decisamente limitativo: Giordano ci racconta di ragazzi baciati da un talento infinito che non ce l’hanno fatta, ed è una narrazione che non si limita al campo delimitato da quelle meravigliose linee bianche. E’ un saggio sull’essere umano, sulle sue limitazioni, sulle sue debolezze, sulla necessità di ricordare e su quella di focalizzare il nostro sguardo su quel che conta. E una retina può essere maledettamente importante, quando il suo frusciare suona la colonna sonora della parola riscatto ed anche quando l’orizzonte a cui si tendeva dimostra la sua illusoria irrealtà. E’ lì, nel momento preciso in cui ti rendi conto che non ci riuscirai, che il tuo essere Uomo deve trovare il suo compimento. E Christian Giordano lo racconta maledettamente bene.
P.S. Mettetelo in conto: che le vostre esperienze cestistiche siano limitate – come le mie – a un bell’oratorio di Quinto Romano o all’Area Verde di Monfalcone… beh, sappiatelo: Lost Souls vi metterà addosso una voglia infinita di far rimbalzare l’arancione e di riprovare a scagliarlo verso il ferro, anche solo per verificare se ne siete ancora capaci.