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514 pages, Paperback
First published October 1, 2006
Rino sbatté il mattone sul tavolo spezzandolo in due e Max Marchetta si fece ancora più piccolo nella enorme poltrona di pelle nera.
«Sei un tipo fortunato, tu. Se io non avessi visto quella fotografia a quest'ora saresti in un'ambulanza, credimi. E invece ti è andata bene, come ti andrà sempre bene perché il mondo è fatto per la gente come te.» Rino sorrise. «Il mondo è fatto su misura per i mediocri. Tu sei bravo. Prendi gli schiavi negri e i bastardi dell'Est e non li paghi una lira. E quelli ci stanno. La fame è una brutta bestia. E gli operai che si sono rotti la schiena per questa ditta? In culo. Non si spreca nemmeno una telefonata. La verità è che non hai rispetto né per quei figli di cane che vengono a rubarci il pane di bocca né per noi e neanche per te stesso. Guardati, sei un pagliaccio... Un pagliaccio travestito da padrone. Io non ti spezzo le ossa solo per rispetto a tuo padre. Alla fine, vedi, è solo una questione di rispetto.»
«Ma che cazzo hai fatto? Brutto figlio di puttana psicopatico assassino che non sei altro!» Rino urlava e strattonava Quattro Formaggi per un braccio. «Hai ucciso una ragazzina! Hai dato fuori di testa, pezzo di deficiente...» Gli diede uno schiaffo così forte che sentì le ossa della mano incrinarsi.
Quattro Formaggi volò a terra e cominciò a singhiozzare disperato.
«Non piangere, stronzo. Non piangere che ti ammazzo.» Rino sollevò il capo come un coyote che ulula verso la luna, digrignò i denti massaggiandosi la mano indolenzita e gli mollò un calcio sul costato.
Quattro Formaggi rotolò nel fango cominciando a tossire.
«Le hai sfondato la testa con una pietra.» E giù un altro calcio. «Hai capito, bastardo?» E un altro ancora.
«Non... vo...levo. Ti gi...uro che... non volevo. Mi disp...iace» frignava Quattro Formaggi scuotendo la testa disperato. «Non lo... so... nemmeno io... perché.»
«Ah, non lo sai? Nemmeno io lo so. Schifoso stupratore pezzo di merda...» Lo afferrò per i capelli e gli cacciò la canna della pistola contro un occhio. «Ora ti ammazzo.»
«Sì, ammazzami! Ammazzami. Me lo merito...» prese a mugugnare Quattro Formaggi.
La forza invisibile ora spingeva di più e gli stava piegando la schiena come se volesse spezzarla, ma un istante dopo l'abbandonò e Rino rimase lì, sciolto nel fango. Anche la torcia si era spenta.
Se n'è andata perché si è presa l'anima di Rino.
Il suo migliore amico era morto. L'unica persona che gli aveva voluto bene.
Era venuto lì ad aiutarlo e Dio...
(che doveva prendere te, brutto schifoso stupratore assassino) gli aveva tolto la vita mentre sollevava un masso. Si accoccolò accanto a Rino.
E ora? Che devo fare?
Normalmente a queste domande rispondeva Rino. Lui sapeva sempre cosa fare.
Quattro Formaggi si mise seduto e gli diede una pacca su una spalla: «Amen». E si fece il segno della croce.
È morto per me. Dio voleva qualcuno per la morte di Ramona e Rino si è sacrificato.
(Lo troveranno e penseranno che è stato lui a ucciderla. A te non succederà niente.)
Quattro Formaggi sorrise sollevato. Poi si alzò, si rinfilò l'uccello nelle mutande, recuperò la torcia e il casco, mise la pistola nei pantaloni e tornò da Ramona.
Le sfilò l'anello con il teschio dal dito e zoppicando si avviò verso la strada.
Henry, un poliziotto negro e muscoloso, si girava il manganello tra le mani e squadrava Ramona. «C'è da pagare la cauzione. E pure salata. E mi sa che tu i soldi non li hai.»
Ramona spingendo avanti le grosse tette disse maliziosa: «È vero. Ma c'è un altro modo. Più semplice». Henry la liberò dalle manette. «Be', l'unica è trovare il cadavere della biondina al più presto. Devi trovarlo e metterlo nel presepe.»
«D'accordo, capo. Esco e lo trovo.»
Quattro Formaggi prese un altro sorso di Fanta e con gli occhi spenti mormorò: «Bravo Henry». Poi si voltò verso la cucina. C'era uno strano ronzio. Forse era il frigorifero. Ma poteva anche essere la gigantesca vespa che era rimasta intrappolata. Una vespa con due metri di apertura alare e un pungiglione lungo quanto un braccio.
L'insetto doveva averlo punto sul costato mentre dormiva, perché sentiva le viscere marcire e sulla pelle aveva la sensazione che fossero appuntati un milione di aghi incandescenti. E il malditesta non lo abbandonava più. Un fuoco gli saliva su per il collo e gli bolliva il cervello. Se si toccava le tempie sentiva la fronte, le arcate delle sopracciglia e gli occhi formicolargli.
Il crocefisso non funzionava.
Non se l'era mai tolto, come aveva detto Riky, ma il dolore invece di diminuire aumentava.
Dio ce l'ha con me. Ho perso Ramona. Non mi merito niente. Questa è la verità.