Giulia è giovane, carina e laureata, ha un lavoro precario ed è stata appena mollata dal fidanzato. In breve: si trova in un mare di guai. In scadenza di contratto, è costretta ad accettare un incarico urgente che il suo capo non esita a conferirle. Deve recarsi in fretta e furia presso l’antico eremo di Sant’Anatolia perché la badessa, che è la zia del chiarissimo prof. Balli, direttore dell’istituto di ricerca presso cui lavora, ha un problema e lei, da archivista esperta, dovrà risolverlo. C’è un libricino segreto che è venuto alla luce durante la ristrutturazione di un’antica biblioteca. È un libro maledetto, condannato al rogo dall’Inquisizione. Eppure, non tutte le copie sono state bruciate. Solo una paleografa esperta come lei può ritrovarlo e decodificare antiche formule di riti magici e segreti. È stravolta dal dolore e imbottita di psicofarmaci, ma deve farsi forza e partire. L’amore se ne è andato; il lavoro è tutto ciò che le rimane e non può permettersi di perderlo.
Cosa c’è di meglio per un amante del sovrannaturale e delle atmosfere gotiche che vedere ambientata una vicenda horror/storica in una decadente abbazia italiana? Questo romanzo è gustosissimo, di suspence, ben articolato tra presente e cronache del passato, tiene sempre il lettore sul chi vive. Le atmosfere sono cupe, opprimenti, claustrofobiche, sempre in bilico tra sacro e satanico. La protagonista è una ragazza come tante, piegata da una delusione d’amore, razionale ma aperta al dubbio; in quella sottile crepa tra ragione ed evidenza s’infileranno i suoi peggiori incubi, e si troverà a investigare su un mistero le cui radici risalgono alla notte dei tempi. Meravigliose le descrizioni architettoniche della chiesa e del convento, che avvolgono l’immaginazione del lettore in uno scenario del tutto verosimile. La prossima volta che andate in gita a fare i turisti, guardatevi bene le spalle!
Mi è piaciuto molto, soprattutto perché oltre a un buon horror e anche uno storico ben documentato e strutturato. Il romanzo inizia come un horror classico: un demone s'impossessa delle anime delle persone che si sono suicidate. Questo nel 553 durante la guerra tra i Goti e l'Impero bizantino che ha insanguinato l'Italia. Poi sembra che inizi un drammatico con Giulia lasciata dal fidanzato e costretta dal capo a recarsi nel convento di Sant'Anatolia. Ma lo stesso demone lo ritroviamo nel 1250 sempre a Sant'Anatolia, convento di clausura che si trova negli Appennini (Umbria). La conoscenza del convento è molto approfondita e mi è piaciuta molto l'amicizia delle due suore (Agnese e Matilde) così diverse tra loro. Non dico oltre per non fare spoiler, ma il romanzo lo consiglio. Bello.