Tino, un orfano di 17 anni, approda a Torino per affrontare gli esami di maturità. L'arrivo in città si configura come una sorta di impatto con il mondo, che i parenti rendono ancora più difficile. Tino scopre che gli zii tengono rinchiuso nella stanza il gemello dello zio, deficiente da oltre vent'anni. Scoprirà altre nefandezze, coperte dalla rispettabilità borghese e cercherà rifugio nella solitudine.
Giovanni Arpino was an Italian writer and journalist.
Born in Pula (in Istria, then part of Italy) to Piedmontese parents, Arpino moved to Bra in the Province of Cuneo. Here he married Caterina Brero before moving to Turin, where he would remain for the rest of his life.
He graduated in 1951 with a thesis on the Russian poet Sergei Yesenin, and the following year made his literary debut with the novel Sei stato felice, Giovanni, published by Einaudi. He also took up sports journalism, writing for the daily papers La Stampa and Il Giornale; together with Gianni Brera at the La Gazzetta dello Sport he brought a new literary quality to Italian writing on sport. His most important work in this line was the 1977 football novel Azzurro tenebra. Arpino also wrote plays, short stories, epigrams and stories for children.
In Italy he got to know the Argentinian writer, and fellow sports enthusiast, Osvaldo Soriano and won the Strega Prize of 1964 with L'ombra delle colline, the Premio Campiello of 1972 with Randagio è l'eroe and the SuperCampiello of 1980 with Il fratello italiano. His novels are characterised by a dry and ironical style.
His story Il buio e il miele was made into two films: Dino Risi's Profumo di donna, with Vittorio Gassman, and Martin Brest's Scent of a Woman, which earnt Al Pacino an Academy Award for Best Actor.
Arpino died in Turin in 1987. His links to his childhood town of Bra have been maintained by the establishment of a multi-functional cultural centre and of a prize for children's literature.
"Anche la verità può perdere valore se è sostenuta da un disonesto..."
Aspettate di aver terminato il libro prima di giudicarlo, non fate come me che di fronte al diario di un diciasettenne che scrive della vita e della paura ho pensato che a quell’età si capisce poco sia dell’una che dell’altra. A diciassette anni ricordo di averne scritto anch’io, mi imbarazzerebbe rileggermi e non mi entusiasmavano certo i dolori del giovane Tino, reduce dal collegio e ora ospite degli zii in una Torino (vera) Parigi in minore con i legni e gli ori all'interno dei caffè “Certo bisogna imparare a starci dentro, come un'ape nel miele.” Aspettate perché lentamente Arpino farà diventare quel diario la sceneggiatura della vita adulta, di come la si percepisce da ragazzi
I giovani credono che gli adulti siano una combriccola di padreterni intriganti riprese a camminare: Li odiano, li invidiano, pensano: fossimo noi al posto loro... Anche tu, lo so. Oh, non rispondere, lo so e basta.
e di come la si può intendere da adulti
Ma prendi me, per esempio: sono forse un uomo io? No, sono di quelli che non imparano a crescere nemmeno in cent'anni, come Peter Pan, i nani, i fratelli siamesi, come gli scherzi di natura... Forse un tempo sono vissuti uomini veri, gente tagliata in un legno unico, convinti della loro esistenza e delle loro virtù come tutti gli altri animali sulla terra...
Prendi me.. forse un tempo.. sono espressioni dello Zio Serafino, un antenato di Jean-Claude Romand, uno di quegli uomini che finiscono inghiottiti dalle menzogne che raccontato a sé stessi prima che agli altri. Sorprendente. Può esserlo un romanzo del quale si intuisca ben presto il finale? Sì, per la metafora con cui Arpino ne ha sorretto la trama, per il modo in cui ha raccontato della miseria umana, dell’inganno e del bisogno di essere ingannati. Le figure femminili di Annetta e Galla collocate in un mondo di bambole mostreranno che i pupazzi sono gli uomini, mostreranno determinazione e lucidità quando ci sarà da agire in fretta. Siete arrivati in fondo, se siete riusciti a leggere l’iperbole anziché la trama, forse apprezzerete il libro, in caso contrario, avendo aspettato abbastanza, stroncatelo a vostro piacimento
This is the first book by Arpino that I have read and I will probably read more of them. The story is told in a diary form and it spans five days of the life of a grammar school boy who is about to take his A levels in Turin, where he is staying with his aunt and uncle. The other occupants of their home are the elderly chambermaid and his uncle's brother, who lives upstairs in a room and never comes out... 'Un'anima persa' is a coming-of-age novel and also a story of the loss of innocence of a teenager.
Sono tutti personaggi estremamente soli quelli che popolano le pagine di questo secondo romanzo che leggo di Giovanni Arpino. Sola è la voce narrante, il diciassettenne orfano di entrambi i genitori che si appoggia a casa degli zii a Torino per sostenere gli esami di licenza superiore di liceo classico (sia detto, per inciso, che negli anni '60- e non nel Paleolitico- si traduceva IN Greco ed IN Latino: sarà mia premura ribadirlo costantemente agli alunni) e che, avendo sognato l'anonimato e le possibilità della città fin da piccolo, dalla città sarà inghiottito e straziato nell'anima. Sola è la zia Galla (che nome catalizzante) che, devota al marito fino all'annullamento di sé, vive in un sogno che nulla ha a che vedere con i fatti e che si rivelerà essere poi un incubo. Orribilmente solo è, infine, lo zio Serafino- novello Dr Jekyll- che dovrà fare i conti con la sua personale versione di Mr Hyde. Su tutto troneggia un'aria secca e stantia, sia che la narrazione sia ambientata nella vecchia casa-labirinto, piena di anfratti, oggetti, frammenti di vite che non sembrano appartenere a nessuno, sia che ci si muova nelle notti torinesi, tra alcol, bische clandestine, ville scintillanti che ospitano umane piccolezze e degenerazioni. L'unica via di fuga dall'asfissia e dalla menzogna, che ha avviluppato ormai nella sua fitta ragnatela chiunque sia entrato in relazione con Serafino (chiariamoci: io ho adorato questo 'vinto' dalla marea della vita), è la follia. Mi è sembrata rappresentativo in tal senso questo pensiero di A. Artaud, debitamente annotato sul mio taccuino trentennale: "C'è in ogni folle un genio incompreso: l'idea che gli brillava nella testa sgomentò; e solo nel delirio ha potuto trovare una via d'uscita agli strangolamenti che la vita gli aveva predisposto".
Credo leggerò qualsivoglia cosa Arpino abbia pubblicato, a costo di andarmela personalmente a prendere in sperdute librerie italiche.
Ho scoperto dell'esistenza di questo libro leggendo un articolo in cui si parlava del film che ne fu tratto, "Anima persa" (di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Catherine Deneuve). Visto che normalmente i libri sono meglio dei film, ho preferito partire dall'opera letteraria, il cui autore era a me sconosciuto. Più che la storia in sé, che non mi è sembrata originalissima e in cui mi è parso di sentire l'eco di cose già lette, ho apprezzato davvero molto lo stile, la selezione delle parole, le immagini che queste evocavano e la capacità di comunicare gli stati d'animo provati dal protagonista, Tino, che narra in prima persona, nel suo diario, quanto accaduto nei pochi giorni in cui la vicenda si svolge.