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Zonenkinder. I figli della Germania scomparsa

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Berlino, 9 novembre 1989: cade il muro che per 28 anni ha tagliato in due la città. L’apertura della frontiera tra le due Germanie – uno dei confini più sorvegliati al mondo – segna la fine di un’epoca. Per la Germania comunista, invece, segna l’inizio della fine: esautorato il regime, prende il via una serie di cambiamenti che porteranno alla riunificazione con la Germania occidentale il 3 ottobre 1990 e alla scomparsa dello stato dalle carte geografiche. Un intero mondo di valori culturali e materiali cancellato a tappe forzate: la vita, il pensiero e lo stesso modo di esprimersi dei tedeschi dell’Est ne risulteranno stravolti. Come lo vissero i diretti interessati? Zonenkinder – I figli della Germania scomparsa ci dà una risposta. È la testimonianza di una generazione che nel 1989 ha sperimentato al tempo stesso la fine di uno stato e della propria adolescenza. Osservatrice e assieme protagonista dei fatti narrati, l’autrice rende conto in queste pagine di uno shock culturale vissuto da milioni di persone.

250 pages, Paperback

First published June 5, 2009

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
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1,141 reviews66 followers
November 21, 2020
Avevo già letto parecchio tempo fa, e poi recensito qui su Anobii, l'edizione tedesca originale di "Zonenkinder", concludendo col rimpianto che questo libro non fosse mai stato tradotto in italiano. La gentile anobiana Lilicka mi ha fatto sapere che invece esiste una traduzione, questa. Per cui non ho potuto fare a meno di leggerla. Peraltro, non appena mi è arrivato il pacco di Amazon, ho avuto un'altra bellissima sorpresa: questo libro riporta il testo originale tedesco a fronte, cosa rarissima quando non si ha a che fare con poesie o classici della letteratura. Non solo; c'è anche un esteso apparato critico. Un ampio saggio-introduzione di Karin Birge Gilardoni-Buch, un glossario più esteso di quello dell'edizione tedesca, un'ampia bibliografia e una postfazione di Tiziana Gislimberti relativa all'evoluzione e allo sviluppo della lingua nell'ambito delle Germanie separate. Tutta questa documentazione è di estremo interesse per la comprensione profonda del testo di Jana Hensel (che non dev'essere certo stata una passeggiata rendere in italiano) e dimostra un'attenzione e un amore per la cultura tedesca che non mi capita di incontrare spesso. Rileggere questo libro in italiano è stata una bella emozione, vedendo quello che si era già compreso nella lingua straniera ricomporsi in mente nella propria lingua, e ritrovare, forse più profonda e sensibile, la commozione per il vissuto di chi ha visto la propria Heimat sottratta da sotto i piedi. Copioincollo il testo della recensione che avevo già scritto per l'edizione tedesca. "In Germania oggi credono di poter fare a meno della cultura nata nella RDT; un tempo si sono liberati della cultura di sinistra, della cultura ebraica, di quella spaventosa, grande, umana cultura che esisteva al suo interno. Sappiamo quali sono state le conseguenze, e di chi la Germania adesso crede di liberarsi, ponendo, tra gli altri, me ed Heiner Müller in una luce che può soltanto criminalizzarci". Paragonare Wiedervereinigung (riunificazione) tedesca e nazismo apparirebbe palesemente un'esagerazione grottesca, se queste parole non le avesse pronunciate Christa Wolf, la scrittrice contemporanea più significativa delle Germanie (e dico "Germanie" a ragion veduta). Nata negli ultimi anni del nazismo, cresciuta nella Germania Est e parte a pieno titolo della sua storia culturale, dopo la riunificazione si vide ostracizzare dalla Germania riunificata per le sue scelte politiche e per non essere mai stata disposta a mettere in discussione la sua appartenenza politica (ovvero, a diventare una dissidente a tutti gli effetti) pur ponendosi in maniera sempre critica nei confronti del regime del suo Paese; avrebbe poi narrato lo straniamento di chi viene da altrove e viene perseguito per quello che è nel suo capolavoro, "Medea". Questo piccolo libro, invece, parla d'altro: parla di quelli, come la sua autrice, che trascorsero la loro infanzia nel mondo organizzato e irregimentato della RDT, abbracciandolo come l'unico mondo possibile per poi vederlo afflosciarsi su sé stesso e sostituito con qualcosa d'altro, non immaginato né desiderato; peggio, trovarsi poi circondati da persone che stigmatizzavano il loro universo infantile - buono o cattivo, quello era, ma era il loro - come cosa profondamente sbagliata e abnorme, subendo una vera e propria deprivazione, se non dell'infanzia, del sistema di valori che in essa si erano costruiti per essere costretti ad abbracciarne altri arrivati da altrove.
7 reviews1 follower
August 4, 2024
Original and read in German: a very well written personal account on what it means to lose the society and everything you know from your childhood. Having grown up in East Germany, Jana Hensel describes some of the changes for the Easterners after the fall of the Berlin wall on a very personal level and experience of the people - relations with parents, losing childhood cartoons, fitting in in the west - without giving too much of a political colored view.
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