Parigi, 1733, Marie Biheron non ha ancora quattordici anni quando entra di notte in una caserma e chiede di comprare un cadavere. Ha deciso che diventerà anatomista, anche se alle donne è precluso lo studio della medicina. Madeleine Basseporte, di vent’anni più grande, dipinge fiori per il re di Francia e dirige una scuola femminile di disegno. Alle sue allieve si aggiunge Marie che, però, non sembra particolarmente interessata a petali e corolle, ma vuole capire cosa si nasconde sotto la pelle, smontare la natura per ricostruirla. Sarà Madeleine a riconoscere il bizzarro talento di Marie e a sostenerla nell’impresa di riprodurre in cera il corpo umano. Tra fiori e cadaveri, le vite delle due donne finiscono per intrecciarsi in un amore ostinato e segreto, destinato a durare quasi mezzo secolo. Tutt’attorno sfilano Diderot, Linneo, il conte di Buffon e Madame de Pompadour in un’Europa illuminata dalla ragione e scossa da rivoluzioni scientifiche e politiche. Con grazia e ironia, Cera trasforma due figure realmente esistite e quasi dimenticate – due scienziate curiose, determinate e magnificamente fuori posto – nelle protagoniste di un singolare e luminoso romanzo storico.
Parigi, novembre 1733. Una ragazzina di quasi quattordici anni, vestita di grigio, si intrufola di notte nella caserma dei Moschettieri neri e chiede, con estrema cortesia, di comprare un cadavere. È Marie Biheron, figlia di uno speziale, e diventerà la più grande ceroplasta anatomica del Settecento francese. Lo farà in un'epoca in cui a una donna nessuna università apriva le porte.
Christine Wunnicke alterna due tempi. Il primo è la vita attiva di Marie: le dissezioni sul pavimento della sua cameretta, i tentativi disastrosi con il gesso, i corpi di cera venduti alla Pompadour e a Maria Antonietta. Il secondo è il 1793. Marie, ormai vecchissima, vive da anni chiusa in una baracca in cortile e segue il Terrore attraverso brandelli di giornale e i racconti confusi di Edmé, il ragazzo che la accudisce. Al centro di tutto c'è l'amore, lungo mezzo secolo, con Madeleine Basseporte, pittrice di piante al Jardin du Roi. Scrive l’autrice nella nota finale
“Marie Biheron morì con ogni probabilità nell’estate del 1795. Le ultime notizie sul suo conto risalgono agli anni Ottanta del Settecento. Pare che all’epoca avesse già chiuso il suo Gabinetto di cere anatomiche e venduto a Maria Antonietta i pezzi ancora rimasti della collezione. Della sua opera non si è conservato nulla. Tutto ciò che racconto sulla sua vita tra il 1793 e il 1794 è frutto di invenzione. Anche il resto della storia è di fantasia, sebbene molti dettagli siano fedeli alle fonti storiche”
La forza del romanzo sta nel tono, asciutto, preciso e spesso comicissimo. Sotto la leggerezza corre un discorso serio sul lavoro delle donne, sui disegni firmati da altri e sul talento femminile giudicato «grazioso e quindi sbagliato».
La cera del titolo è il materiale di Marie, ma anche una metafora del cervello, dell'amore e della Storia, che si lasciano plasmare e poi si sciolgono.
“Non c’era nulla di forte in quella macchina che se ne stava distesa lì, ronzando imperterrita, e che non voleva saperne di lasciar andare l’anima; nulla tranne forse il cervello. L’energia di quest’ultimo era una faccenda singolare. Il cervello non era un muscolo, non si poteva allenare, come ad esempio i flessori della gamba, era privo di forza di trazione e di elasticità, quasi, per così dire, affrancato dalle leggi di Newton; eppure qualcosa riusciva sempre a combinarla. Forse era quello ad aggrapparsi all’anima. Forse era quello a generare la collera e gli interrogativi. Grande e importante, risiedeva nel cranio e complicava agli esseri umani tanto la vita quanto la morte. La sua sostanza, qui più molle, là più soda, qui biancastra, là grigiastra, talvolta persino bucherellata e spugnosa, quando qualcuno spirava nel buio della demenza, differiva da ogni altra materia del corpo. Forse era come la cera, su cui si imprimevano i sigilli e che poi si plasmava e riplasmava, con esiti quasi sempre poco piacevoli.”
🏆 Vincitore del Premio Büchner 2026 Con grazia e ironia, Cera trasforma due figure realmente esistite e quasi dimenticate – due scienziate curiose, determinate e magnificamente fuori posto – nelle protagoniste di un singolare e luminoso romanzo storico. «Marie correva attraverso la vita. Madeleine vi metteva radici.»