Un grande affresco sul secolo segnato dalle ideologie che hanno sconvolto il mondo – il nazifascismo e lo stalinismo – i "fratelli gemelli del male" che Vișniec mette in scena in un incontro immaginario fra i giovani Hitler e Stalin nella Vienna del 1913. Da qui Storia e biografia familiare si intrecciano in una struttura labirintica dove la realtà si confonde con la finzione, la memoria con la riflessione filosofica. Pagine allucinate e ironiche raccontano l'assurdità del potere e la ferocia delle sue derive, fra istantanee di tragica lucidità e lampi di satira i nani da giardino liberati dallo sfruttamento dell'uomo, i giovani mandati deliberatamente dai vecchi a morire nella Prima guerra mondiale, l'imperturbabilità degli intellettuali accecati dai dogmi. Fra le righe affiora anche l'eco dell'Olocausto e dei la Storia si fa incubo. Su tutto, puntualmente, aleggia la nebbia dell'ideologia, confondendo il vero e il falso, il carnefice e la vittima.
From an early age, Matei Vişniec discovered literature as a space dedicated to freedom. He draws his strengths from Kafka, Dostoevsky, Poe, Lautréamont. He loves the Surrealists, the Dadaists, absurd and grotesque theatre, surrealist poetry, fantastic literature, magical realism, even the realist Anglo-Saxon theatre. He loves everything except Socialist Realism.
Vişniec studied philosophy at Bucharest University and became an active member of the so-called Eighties Generation, who left a clear stamp on the Romanian literature. He believes in cultural resistance, and in literature’s capacity to demolish totalitarianism. Above all, Matei Vişniec believes that theatre and poetry can denounce manipulation through "great ideas", as well as brainwashing through ideology.
Before 1987 Matei Vişniec had made a name for himself in Romania by his clear, lucid, bitter poetry. Starting with 1977, he wrote drama; the plays were much circulated in the literary milieus but were barred from staging. In September 1987, Vişniec left Romania for France, where he was granted political asylum. He started writing in French and began working for Radio France Internationale. At the present time, Vişniec has had many of his works staged in France, and some twenty of his plays written in French are published (Actes Sud-Papier, L'Harmattan, Lansman). His plays have been staged in more than 20 countries. In Romania, after the fall of Communism, Matei Vişniec has become one of the most frequently performed authors.
The work of Matei Vişniec has been represented in London by the performance "The Body of a Woman as a Battlefield in the Bosnian War", staged at the Young Vic Theatre, in November 2000. The play received rave reviews in the British newspapers and magazines, including The Guardian. "The Story of the Panda Bears told by a Saxophonist who has a Girlfriend in Frankfurt" has been performed at the Edinburgh Festival (August 2005). The production is by Rouge28 Theatre, London. In Unites States, the work of Matei Vişniec has been represented in New York, Chicago, New Jersey and Hollywood.
– Labirintico – Un secolo di nebbia di Matei Vișniec (Voland edizioni) è il romanzo che mi ha fatto fare pace con i mattoni. E forse, per raccontarvelo, devo partire proprio da qui.
Ho sempre amato i libri lunghi, quelli in cui si entra sapendo che ci si resterà per settimane. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Per ragioni di tempo, di concentrazione, probabilmente per il tipo di vita che faccio da quando ho aperto la partita IVA, avevo cominciato quasi ad averne paura. Vedere davanti a me settecento pagine, anziché farmi pensare alla compagnia che avrebbero potuto farmi, mi metteva ansia. E io non ero mai stata così. Un secolo di nebbia mi ha ricordato che, alla fine, non sono cambiata poi tanto. Sono sempre la stessa ragazza che ama i mattoni e le compagnie lunghe. E questa è stata una compagnia decisamente affollata.
Matei Vișniec costruisce un romanzo enorme, corale, popolato da una miriade di personaggi. Alcuni scompaiono per poi tornare centinaia di pagine dopo, altri attraversano il libro per poco tempo e non li incontreremo mai più. Personaggi realmente esistiti convivono con quelli inventati, i grandi protagonisti del Novecento con uomini e donne apparentemente insignificanti, che la Storia l’hanno fatta, attraversata e, molto più spesso, subita.
Tutto parte da un incontro mai avvenuto, quello tra Hitler e Stalin nella Vienna del 1913. Da lì Un secolo di nebbia mescola continuamente realtà e fantasia, memoria e invenzione, Storia e allucinazione. A un certo punto diventa difficile capire dove finisca l’una e cominci l’altra. RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it