Questo libro è il racconto affascinante della rappresentazione dell'opera lirica, attraverso i successi - e talvolta i fallimenti - della carriera di Philip Gossett, massimo esperto di allestimenti dell'opera italiana. "Dive e maestri" fa luce sui mille intrecci e sugli scandali che di frequente accompagnano quella grande impresa che è la messa in scena. Gossett delinea la storia sociale dei teatri italiani dell'Ottocento, svela il processo creativo - a volte immediato, altre laborioso - dei compositori. Rivela come le trattative dietro le quinte, tra gli studiosi delle opere, i direttori e gli artisti, siano spesso decisive nell'allestimento delle produzioni. Che cosa significa parlare della messa in scena di un'edizione critica? Come si determina quale musica suonare quando esistono molte versioni della stessa opera? Che cosa implica decidere di tagliare dei passi per un'esecuzione? Oltre a questi aspetti critici, spesso controversi, l'autore approfondisce anche i problemi di ornamentazione e trasposizione delle parti vocali, di traduzione e adattamento, senza tralasciare le scelte della regia e della scenografia. Gossett arricchisce la narrazione con le cronache delle sue esperienze personali presso i maggiori teatri lirici del mondo, dal Metropolitan di New York all'Opera di Santa Fe, e delle sue consulenze ad associazioni prestigiose, quale il Rossini Opera Festival di Pesaro.
Philip Gossett sta alla musicologia come Indiana Jones sta all'archeologia. Dalla scarna biografia wikipeadiana veniamo a sapere che durante i suoi studi musicali ha deciso di dedicare la sua vita al melodramma italiano ed in particolare quello del primo ottocento (Rossini e Donizetti soprattutto). Quindi è grazie a questo americano che oggi possiamo riascoltare decine e decine di opere meravigliose (praticamente tutto il Rossini drammatico) cadute in un oblio secolare, e soprattutto riascoltare capolavori usurati dalla routine esecutiva. Una buona parte del libro è dedicata all'edizione critica che ha portato all'esecuzione del 1990 della Semiramide al Metropolitan di New York. Come fosse la cosa più naturale del mondo ci spiega come, dall'esecuzione di meno di trent'anni prima, abbia trovato, analizzato e selezionato 4.000 (!) spartiti prima sconosciuti. Il risultato è stato poter riascoltare un capolavoro assoluto, prima mutilato e scarsamente e male eseguito. Mentre mi immagino Philip che si aggira tra biblioteche di teatri e conservatori di tutta Europa con elmetto e lampadina in cima non posso fare a meno di pensare ai molti che condividono con me la passione per il melodramma e che si indignano con toni da talebano per i moderni allestimenti che sempre più spesso vengono proposti che "tradiscono la vera volontà dell'autore".
Ecco questi, che sono degni compari di chi non sa cucinarsi due uova al tegame ma si pretende depositario della vera ricetta dell'amatriciana o chi, non avendo mai dato un calcio ad un pallone si propone come commissario tecnico della nazionale, dovrebbero leggersi questo libro per imparare da Gossett che le "volontà dell'Autore" erano tante e spesso molto diverse tra loro, a seconda del teatro in cui veniva messa in scena l'opera, l'orchestra ed i cantanti a disposizione e soprattutto delle situazioni sociali e politiche, che facevano diventare il Guglielmo Tell (dove ce la si prende con gli austriaci), in Italia una storia portoghese, mentre in Un Ballo in Maschera di Verdi si ammazza un governatore di Boston perché un re europeo no, proprio non si poteva ammazzare neanche sulla scena.
Il concetto che Gossett ripete, come un basso ostinato per tutto il libro, è per l'appunto che l'opera è viva ed è in continua relazione con l'evoluzione delle tecniche musicali (gli strumenti, l'abilità degli esecutori) ma soprattutto con l'evoluzione del gusto e della società. Così come ripete sempre - con una modestia ed un'onestà intellettuale commoventi - che un conto è l'edizione un altro è l'esecuzione e che la prima è al servizio della seconda e che non esiste la versione "autentica" di un'opera, ma diverse formulazioni.
Non a caso per fortuna l'opera è ancora viva e si dà nei teatri e non nei musei, sempre uguale (ma uguale a cosa, poi ?) come vorrebbero gli ignorantissimi esclusivi depositari della "volontà dell'Autore", con i quali litigo spesso virtualmente e no e vorrei tanto che Philip Gossett - purtroppo deceduto di recente in nemmeno tanto tarda età - si materializzasse come in questa celebre scena:
This book was a little exhaustive/exhausting for me personally, but I'm not going to be the person to say that the world's leading expert in this subject should have reined it in just for me. In fact, for an academic, I think that Mr. Gossett did an admirable job of writing readable, interesting prose. I just personally didn't need quite so many details and examples, but that's fine, because I could just skip ahead a little.
If you really love 19th century Italian opera and you want to learn about the history and musicology surrounding the genre, this is your book. It's peppered with gossip, which is great. It's also refreshingly anti-polemical. And I'll admit, I love a polemic, but in the world of opera, it's best avoided, because the loggionisti are truly insane.
Gossett was the foremost scholar of Italian opera of our time. Here is details not only the work in creating authentic critical scores of Italian operas but the practical matters involved in bringing those scores to life in a performance. This is a must read for opera fans, singers, conductors, directors and producers.