NIKOLAJ LESKOV, Il pope non battezzato, traduzione dal russo e dall’ucraino di Janna Petrova e Alberto Meschiari, L’Argonauta, 1993
Il nuovo abitante di questo mondo era un maschio, e per giunta senza alcuna deformità bestiale, come avrebbe voluto tutta la buona gente; ma era, al contrario, straordinariamente immacolato e bello, con una testolina nera e grandi occhi azzurri. A babka Kerasicha, che per prima portò fuori casa la notizia e giurava che il bambino non aveva né corna né codino, sputarono addosso, e volevano picchiarla.
Nei negozi di libri usati si trova sempre qualcosa, come ad esempio l’unica traduzione italiana del più ucraino dei racconti ucraini del più russo degli scrittori russi. Contrario alla politica zarista di russificazione che voleva negare l’esistenza di una lingua e letteratura ucraina indipendente, Leskov visse dieci anni a Kiev, interessandosi all’arte locale, alla cultura popolare e alla lingua parlata con i suoi giochi umoristici e burleschi. Interesse che risulta evidente leggendo questo divertente racconto, ambientato in un villaggio di cosacchi.
“E che cosa dovete ottenere?”
“Che lui ci lasci il pope non battezzato, altrimenti noi saremo così infelici che ci faremo turchi.”
“Come vi farete turchi? Ai turchi non è concesso di bere la vodka.”
“E noi ce la berremo prima, tutta in una volta.”
“Ma guarda, che furbi.”