Venti scrittori italiani raccontano il proprio tempo sulla propria pelle attraverso una manciata di racconti impietosi e corrosivi. All’inizio del XX secolo l’Italia si candida a diventare il vero oggetto misterioso della Comunita Europea. Di che Paese si tratta? La si può immaginare come un punto di riferimento per la democrazia e l’unione del Vecchio Continente o invece è uno sconclusionato laboratorio alchemico in cui tutte le contraddizioni e i paradossi del nostro tempo ribollono pericolosamente? È una telecrazia o un Paese lentamente avviato verso le riforme? È il primo vero esperimento di democrazia mediatica? È la caricatura di un regime? Resta pur sempre una delle culle dell’umanesimo o è rosa dal cancro della xenofobia? E soprattutto gli italiani, da sud a nord, da Palermo a Milano, dal Colosseo alle riproduzioni del Colosseo ospitate nei McDonald’s, come sono cambiati e quali sono le storie che oggi li rappresentano compiutamente? E gli scrittori? Venti under 40 saggiano La qualità dell’aria armati di talento, coraggio, ma soprattutto del grimaldello della letteratura. Da firme già note (Tommaso Pincio, Antonio Pascale, Mauro Covacich, Elena Stancanelli, Emanuele Trevi) a recentissime rivelazioni nazionali (Valeria Parrella), a veri e propri esordi, questi scrittori cresciuti nell’era dei videogiochi e delle televisioni commerciali mettono da parte qualunque tentazione di letteratura-entertainment per raccontare, impietosamente e dolorosamente, i loro anni. Per ritrovare, oltre la farsa e le commedia, un sentimento di attaccamento viscerale e di repulsione, di odio e amore nei confronti del proprio mondo e dei propri fratelli.
Born in Bari, Lagioia debuted as a novelist in 2001 with Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). With his novel Riportando tutto a casa he won several awards, including the 2010 Viareggio Prize. In 2013 and in 2014 he was among the film selectors of the Venice International Venice Film Festival. In 2015 he won the Strega Prize with the novel La ferocia.
Come tutte le raccolte di racconti di autori vari, ce ne sono alcuni davvero notevoli (quello di Cognetti, di Lagioia, quello di Antonio Pascale o quello di Andrea Piva), ce ne sono altri mediocri e alcuni scadenti. Va dato atto ai due curatori che, dieci anni fa, chiesero a venti scrittori (compresi loro due) di scrivere storie di questo tempo, e il filo rosso attraversa evidentemente tutto il libro. La copertina con il maiale vicino ad un viadotto romano è geniale, e minimum fax si conferma – anche ad un retrospettivo sguardo di dieci anni – una delle sicurezze editoriali di questo Paese, il quale esce da questi racconti, come al solito, capace di stupire e di rendere amara una vita.
Antologia di venti racconti, molti dei quali di scrittori allora (quasi)emergenti e oggi più che affermati (primo fra tutti l'oggi premio Strega Cognetti). In questo senso, Minimum Fax dimostra ancora una volta il suo fiuto e la sua lungimiranza.
Con ciò posto, su venti racconti ne ho realmente apprezzati poco più che una manciata: Io sarò Stato di Antonio Pascale (una voce insieme critica e ottimista, davvero una boccata d'aria fresca), Il Maiale di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi (una micro graphic novel deliziosa) e Le Pietre di Mosca di Gabriele Pedullà (ma qui forse, da slavista, sono di parte).
Il libro esce nel 2005 e viene ripubblicato nel 2015, quindi è probabilmente disonesto giudicarlo sulla base delle aspettative che grazie al cielo possiamo avere nel 2024, ma non riesco a trattenermi dal dire che la presenza femminile è troppo bassa (su 21 autori, solo 4 sono donne) e si sente puzza di testosterone. Ma purtroppo, considerando che lo scopo dell'antologia era di fotografare l'Italia dell'epoca, ha senso anche che "la qualità dell'aria" sia quella di uno spogliatoio post partita.
metà dei racconti è interessante (la palma scontata del migliore va a "il maiale" di falcinelli & poggi: piccolo capolavoro surreale davvero memorabile) , l'altra metà mi lascia perplesso: alcuni girano a vuoto, senza comunicare nulla che non sia una certa bravura nello scrivere (caratteristica comune a tutti gli autori, sia detto) e -problema per me ancor più grave- sono noiosissimi. mah.