Esiste una forte relazione fra il mondo dell’arte figurativa e il mondo della matematica. L’arte e la matematica sono, infatti, creazioni umane che hanno alla base la fantasia e un linguaggio rigoroso. Questo libro propone un’interessante dimostrazione del loro legame e della loro mutua interazione che, dalle pitture rupestri a oggi, ha prodotto innumerevoli capolavori e ispirazioni geniali. L’autore ripercorre la storia dell’arte intrecciandola a quella della matematica e mettendo in luce i numerosi punti in comune, con un approccio originale e fecondo che solo un matematico critico d’arte poteva immaginare. Lo scopo è quello di contribuire alla definitiva messa al bando della stolta idea delle “due culture”: la cultura umana è unica e si arricchisce anche grazie alla diversità delle sue forme di espressione.
Questo interessante saggio di Bruno D'Amore parla della continua interazione tra arte e matematica. Ripercorrendo la storia dell'arte, l'autore mette in evidenza con quanta ricchezza i due mondi hanno attinto reciprocamente.
“L’accostamento matematica-arte potrebbe apparire, a prima vista, improbabile poiché la matematica è basata sulla razionalità, mentre l’arte sull’emotività. Le due discipline sembrano appartenere a mondi diversi e incomunicabili.”
C'era un tempo in cui l'attività di artisti, letterati e scienziati non era rigidamente separata e c'era un continuo interscambio con l'attività degli altri. Leonardo da Vinci era uno scienziato, ingegnere e pittore, Piero della Francesca era un pittore e un matematico, Leon Battista Alberti un architetto, scrittore, matematico, musicista e filosofo. Solo verso la fine del Rinascimento si poté assistere a quelle che D'Amore definisce come "le nefaste fratture che si verificarono tra le diverse culture".
L'artista si rivolgeva alla matematica per migliorare la tecnica di rappresentazione del reale. Lo studio delle prospettive nel Cristo morto di Mantegna, nello Sposalizio della Vergine di Raffaello e nell'Adorazione dei Magi del Perugino, la composizione piramidale della Resurrezione di Piero della Francesca sono solo pochi esempi di utilizzo della matematica per migliorare la rappresentazione nella pittura. Ma l'interazione in ogni caso si è poi evoluta con l'espressionismo, Kandinsky, Dalì, Escher e tantissimi altri.
La separazione tra le culture fece sì che una filastrocca recitata da Mefistofele nel Faust di Goethe fu per lungo tempo considerata senza senso dai commentatori. Solo più tardi ci si rese conto che tale filastrocca faceva riferimento a quello che in matematica si chiama "quadrato magico" di ordine 3.
Ma anche la matematica, che nel Medioevo era parte del quadrivio, per lungo tempo è stata considerata una forma d'arte.
Einstein scriveva che "La matematica pura è, a isuo modo, la poesia delle idee logiche", mentre Karl Weierstrass diceva che “Un matematico, il quale non abbia in sé nulla di poetico non sarà mai un matematico completo”
Più difficile sarà, per molti, condividere che:
"L'ordinata, sintetica, rigorosa pulizia formale di una dimostrazione, unità alla sua efficacia logica, non raramente inducono nel lettore una sensazione di ammirazione, di convinto compiacimento. Perché non definire alcune dimostrazioni matematiche come vere e proprie opere d'arte?"
In ogni caso questo di D'Amore è un libro per tutti, affascinante, pieno di spunti interessanti, molto completo. Forse, in alcuni punti, un po' troppo divulgativo.
Bruno D'Amore è sempre stato molto interessato all'arte, oltre naturalmente che alla matematica, e non è quindi così strano che abbia pensato a quest'opera che ha come scopo quello di mostrare le connessioni tra i due mondi. Le maggiori pecche che ho trovato sono una certa qual ripetività, con nozioni riprese pari pari a distanza di poche pagine, e un formato troppo piccolo per avere un'idea chiara delle opere, anche quando molto opportunamente i particolari di maggior interesse erano evidenziati e ingranditi. Capisco però che un formato di dimensioni maggiori sarebbe stato troppo costoso e quindi si è dovuto ripiegare su questo. Il mio sospetto è che il libro è più utile per il matematico che per l'artista. Ma magari mi sbaglio...