Romanzo breve adatto a un pubblico giovane. Emma è una ragazza di venticinque anni che vive sola col suo gatto grigio in un qualsiasi appartamento di Roma. Conduce una vita tranquilla, forse troppo, finché in un pomeriggio di Novembre incontra Manuel e niente sarà più come prima. Il loro non è un colpo di fulmine, si conoscono è , ma per qualche motivo Emma un giorno è andata via e da allora Manuel cerca delle risposte che lei non ha mai voluto dargli. Per questo i due decidono di prendersi del tempo per chiudere il cerchio e dimenticare. Quello che era un normalissimo pomeriggio Autunnale diventa la chiave delle loro vite.
Una cosa che amo con tutta me stessa sono testi molto introspettivi e nel 2018 lessi un piccolo racconto spin off tratto da questo libro, all’epoca rimasi piacevolmente colpita che finii per comprare anche il titolo principale.
Se Manuel all’epoca mi sembrò profondo, non ho trovato nulla di tutto ciò in ”Come una fenice” tranne in alcuni brevi istanti ma gran parte del libro è stata una delusione sotto ogni aspetto.
Ora penso di essere maturata come lettrice e forse nemmeno lo spin off lo era così profondo come ricordassi, dovrei rileggerlo ma sinceramente non ho intenzione di perdere altre energie su questi personaggi.
Quindi come avevo già detto mi aspettavo una storia profonda in cui la protagonista interiorizzava il lutto della cugina Anita e quando Emma ha iniziato a dare segni di disturbo post traumatico e accenno di depressione (non ho studiato psicologia ma i sintomi mi sembravano quelli) l'ho inizialmente trovato anche coerente con quello che le è successo ma già quelli erano segni di una cattiva gestione, ma i genitori avevano iniziato a banalizzare il tuo dolore ho capito già che i genitori erano assenti.
Ci sono voluti pagine e pagine solo perché la mandassero da una psicologa quando dopo un evento di questo calibro credo sia la prima cosa da fare con chiunque, ma sorvoliamo per il momento e mi concentrerò su altro, ovvero la banalizzazione degli psicologi da parte del gruppetto e sulle frasi che solo l’alcol e la droga potevano davvero aiutarla.
Proprio così, Emma finisce in questo giro quando per un breve istante avevo creduto fosse vittima della sindrome della crocerossina in cui voleva salvare Nico, il fratello di sua cugina Anita, ed Elia l’ex ragazzo di quest'ultima.
In questo gruppo inizierà a fumare canne, bere alcolici e per seguire una ragazza di nome Giò che lei trovava magnetica al punto da volerla imitare al punto da sviluppare una forma di anoressia.
Io questa parte l'ho trovata un insulto verso tutte le persone che hanno lottato davvero contro l’anoressia, che è una malattia subdola e qui è stata trattata solo con un accessorio di contorno per allungare il brodo del libro, come anche il suo autolesionismo descritto come qualcosa che le dava pace e non nato da un forte disagio psicologico.
E poi… per concludere anche tentativi di suicidio.
Posso capire che questo siano cose che succedono nella realtà, ma come sono state trattate in questo libro sono davvero banali, e poi i genitori così assenti da non vedere nemmeno che i loro figli si stavano distruggendo? Intervengono solo all’ultimo quasi come disinteressati.
Infine c'è qualcosa che io reputo ben più grave di questa superficialità: la coerenza narrativa!
Tutta la promessa iniziale del libro era quando Emma rintrontra Manuel, il suo ex, e inizia così a raccontargli tutta la sua storia, all'inizio io pensavo che questo ragazzo lo avesse conosciuto molto tempo dopo (ammetto non ricordavo lo spin off su di lui nei dettagli, sono passati almeno 7 anni)
Però più volte Manuel la interrompeva e diceva cose come “perché non mi avevi raccontato tutto quanto?” però nel corso della narrazione si scopre che questi sono dettagli che avrebbe dovuto conoscere in quanto era suo compagno di classe quindi aveva proprio avuto modo di vedere con i propri occhi che Emma fosse sopravvissuta ad un incidente in cui era morta sua cugina.
Questo dimostra che l'autrice non avesse i dettagli della storia in mente quando iniziò a scrivere la storia, perché su Manuel ci sono parecchi buchi che mi fanno sospettare che l'autrice abbia scritto di getto tutto senza rileggere e ricollegare i dettagli precedenti.
“Come una fenice” non è affatto un testo curato e sicuramente non è stato riletto da un bravo editor o riletto attentamente dall’autrice perché non riesco proprio a capire come ci siano tutti questi problemi strutturali, si potevano rileggere abbastanza facilmente con una semplice rilettura.
E tutto quello che dovevo dire.
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