Qual è la differenza tra disobbedienza civile e nonviolenza? Quando i cittadini hanno il dovere di opporsi a uno stato ingiusto e come? Goffredo Fofi ripercorre la storia dei movimenti di disobbedienza civile da Thoreau a Gandhi, dal ’68 al trentennio berlusconiano, raccontandone la nascita e la crisi, offrendo una mappa a chi oggi voglia ancora resistere. Perché l’unica via contro un potere manipolatorio e coercitivo è ancora non accettare, smettere di obbedire prima che sia troppo tardi.
"[...] Dunque, la disobbedienza civile. Qui e dovunque. Del singolo, dei gruppi, delle collettività. Quella civile e non quella incivile proposta dai disobbedienti per sport o per irrequietezze non portate a ragione, non quella incivilissima degli ambiziosi di conquista, non quella degli esasperati egoismi. Quella che sa distinguere, che sa convincere, che sa assumere la responsabilità, e dunque le conseguenze, dei suoi gesti e difenderne la necessità, diffondendone i fini e i modi. Quella responsabile nei confronti del prossimo, e della natura, e dei nuovi arrivati e dei nuovi nati. Forse, anzi certamente, si continuerà a perdere - ma a vivere alla giornata dei capricci di un sistema dominato dall'avidità, dalla menzogna, dalla violenza, dall'indifferenza al futuro e alle conseguenze delle proprie azioni predatorie, non è vivere ma vegetare. Continuare a consumare le droghe che inventano per noi è quanto loro vogliono che noi si faccia. Bisogna smettere di obbedire, prima che sia troppo tardi (e molti hanno il sospetto che sia già troppo tardi)."
Goffredo Fofi, Elogio della disobbedienza civile, nottetempo, 2015.
Un piccolo formato per un grande libro da leggere prima che sia troppo tardi!
"Dunque, la disobbedienza civile. Qui e dovunque. Del singolo, dei gruppi, delle collettività. Quella civile e non quella incivile dei disobbedienti per sport o per irrequietezze non portate a ragione, non quella incivilissima degli ambiziosi di conquista, non quella degli esasperati egoismi. Quella che sa distinguere, che sa convincere, che sa assumere la responsabilità, e dunque le conseguenze, dei suoi gesti e difenderne la necessità, diffondendone i fini e i modi. Quella responsabile nei confronti del prossimo, della natura, e dei nuovi arrivati e dei nuovi nati. Forse, anzi certamente, si continuerà a perdere - ma vivere alla giornata dei capricci di un sistema dominato dall'avidità, dalla menzogna, dalla violenza, dall'indifferenza al futuro e alle conseguenze delle proprie azioni predatorie, non è vivere ma vegetare. Continuare a consumare le droghe che inventano per noi è quanto loro vogliono che noi si faccia. (...) E' con la "perdita della pazienza" ricordava Camus nell'Uomo in rivolta, è con "l'impazienza" che "comincia un movimento che può estendersi a tutto ciò che veniva precedentemente accettato". E' giunto da tempo il momento di dimostrare nei fatti la nostra impazienza."
Un breve saggio sulla nonviolenza, che illumina e demistifica (a tratti estremamente) l’attivismo politico e la disobbedienza civile di ieri e di oggi.