Il mondo è più instabile che mai. Le notizie ci spaventano e ci sfiniscono. E niente di tutto questo sparirà con la fine della presidenza di Donald Trump, che è invece il punto di arrivo di una crisi molto più lunga: finché non sarà affrontata produrrà altri Trump, con qualsiasi nome arriveranno. Le regole del mondo di prima non funzionano più, quelle nuove sono tutte da costruire, e le democrazie non sanno che pesci prendere. Il problema è che è difficile proteggere le democrazie quando queste smettono di produrre risultati soddisfacenti, che si parli di redditi, sicurezza, libertà, servizi, opportunità, diritti. Allora i nemici della democrazia cavalcano la sfiducia, vincono le elezioni e proseguono a sfasciare tutto. Il caos che gli Stati Uniti esportano ovunque, insomma, nasce dal caos al loro interno. Chi spera di contenerlo con la diplomazia, la pazienza e i vertici internazionali si prepara a una lunga attesa: la malattia è profonda. Ma come si è arrivati a tanto? E soprattutto: come si chiude questo momento politico, storico, culturale? Come si volta pagina? In questo libro, Francesco Costa cerca la risposta nelle persone e nei luoghi dove già oggi, negli Stati Uniti, si costruisce un futuro diverso e si impara dagli errori del passato: risolvendo problemi concreti, ristabilendo un rapporto di fiducia reciproca, ripensando le comunità e le città, riportando industria e lavoro. Vincendo quando e dove non sembra possibile. Facendo funzionare la democrazia e, in questo modo, proteggendola. Dalla California al Mississippi, un viaggio nell'America che cambia rotta, trova soluzioni e cerca una via d'uscita al decennio di Trump. È una storia che riguarda anche noi: c'è già chi ha smesso di aspettare le vecchie regole e ha cominciato a scriverne di nuove.
Francesco Costa è giornalista e vicedirettore de "Il Post". È nato a Catania e vive a Milano. Collabora con Roma Radio, ha lavorato anche per l’Unità e Internazionale, e ha scritto per IL, il mensile del Sole 24 Ore, e poi il Foglio, l’Ultimo Uomo, Grazia, Studio, Donna Moderna e Undici. Ha una laurea in Scienze Politiche.
Libro illuminante, che mi ha tenuto incollato e da cui si possono capire diverse cose: per esempio che l'ordine mondiale nel quale abbiamo vissuto per gli ultimi 80 anni è moribondo se non direttamente morto; che la democrazia e la politica hanno deluso il cittadino medio ma che le alternative sono decisamente peggiori; e che una speranza per costruire un futuro migliore esiste, bisogna solo essere abbastanza temerari e non perdersi nelle nostalgie di un passato ormai superato. Ah si e che Trump è un maiale.
Forse il migliore dei libri di Costa finora. Anche se non sono del tutto d'accordo con le argomentazioni, al contrario di altri suoi libri qui la trattazione é più coerente e organica. I temi sono quelli di cui ha già parlato parecchio (migrazione interna, crisi d'identità dei democratici, perdita di fiducia nelle istituzioni, etc.) e mi piacerebbe che in futuro allargasse un po' lo sguardo sul resto del mondo. A quando un viaggio in Cina?
È come una lunga edizione della newsletter "Da Costa a Costa": il materiale è rielaborato da lì, con argomentazioni ed aneddoti (interessanti) in più. Costa scrive in modo scorrevole, appassionato ed accattivante, e quindi la lettura è stata gradevole.
Il tema sarebbe come si risolvono i problemi che hanno portato all'elezione di Trump e quelli causati dalla sua amministrazione, in pratica il libro sembra più il report di un centro studi della corrente moderata dei democratici, visto che si parla solo di esponenti di quel partito.
Tutto il libro ha un tono polemico, come se fosse indirizzato ad elettori democratici delusi da convincere. Il che è quasi comico perché i lettori sono italiani, che generalmente non votano negli USA... Secondo me questo è un grosso limite del libro: Costa fa sempre più il maitre à penser, e sempre meno il giornalista. Ed è un problema perche questo fa si che alcune argomentazioni siano d'effetto ma superficiali, vista la complessità dei temi. Davvero, sembra un documento program matico più che un resoconto giornalistico il che è a tratti straniante.
Comunque, apprezzo molto che Costa non si limiti a presentare i tanti problemi della politica e della società americane, ma anche si sforzi di portare esempi positivi su come come sono stati risolti questi problemi in alcuni contesti. Secondo me il giornalismo deve sempre bilanciare i due aspetti, altrimenti diventa solo un lamento sterile, e questo libro non lo è.
Un saggio brillante che espone molto bene cosa ha funzionato e cosa non sta funzionando nella politica degli Stati Uniti, e soprattutto cosa ha permesso che Trump fosse visto addirittura come il "meno peggio". Argomentativamente illuminante senza dubbio.
Non sono pienamente soddisfatto dello stile di scrittura, invece. Capisco il tentativo (la scommessa?) di dare al testo un tono "senza tempo", di modo che si possa tornare a leggerlo tra qualche anno senza avere la sensazione di avere davanti della semplice cronaca, come un giornale, ma è veramente difficile sentire raccontare al passato, come se fossero belli che finiti, fatti che in realtà sono nel pieno del loro corso ed il cui epilogo potrebbe ribaltare la lettura che ne abbiamo oggi. A mio parere ne risulta un'esposizione che cercando di mascherare avvenimenti incompiuti in fatti finiti rischia di diventare presto obsoleta, quando si sarebbe potuto semplicemente ammettere che la tesi si sviluppa solo in riferimento agli avvenimenti registrati fino alla data di stampa del libro.
Francesco Costa è uno dei migliori giornalisti al mondo: scrive stupendamente, sa raccontare e argomentare meravigliosamente, in modo chiaro, credibile, coinvolgente, ironico quando serve... Un libro fantastico!