Solstizio di Nadia Attia è un folk horror che mescola folklore, maledizioni, amore e un mondo sull'orlo del collasso ecologico. Rowena ha diciassette anni e porta con sé una maledizione che sembra annunciare la morte delle persone a cui vuole bene. Dopo aver perso il padre, la madre la spedisce nel villaggio lontano della nonna, una guaritrice che potrebbe riuscire a liberarla da questa condanna. Ad accompagnarla c'è Halim, un giovane bracciante in cerca della propria libertà. Il road trip attraversa un Regno segnato da disastri ambientali, confini e superstizioni, in cui il confine tra presagi, magia e realtà diventa sempre più sottile. La parte che ho apprezzato di più è l'atmosfera: Attia costruisce un mondo rurale inquieto, in cui la natura custodisce qualcosa di antico e minaccioso. Mi piace quando il folk horror riesce a recuperare credenze popolari e immaginari arcaici senza trasformarli in una semplice decorazione, e qui ho trovato diversi elementi suggestivi, infatti mi è piaciuta molto la parte della Festa delle Beltane. Non tutto, però, mi ha convinta allo stesso modo. Ho trovato la narrazione piacevole e scorrevole, ma a tratti un po' prevedibile, e alcune dinamiche mi sono sembrate familiari: la protagonista maledetta, il viaggio iniziatico, il legame sentimentale che nasce in mezzo al pericolo. Sono elementi che funzionano, ma che mi sono risultati troppo convenzionali, quando avrei preferito osasse di più sul versante oscuro e inquietante.