«C’è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla»: è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete come un mantra ogni volta che si trova alle prese con un nuovo caso. Siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza, Salvatore Vivacqua – Totò per gli amici – sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere. Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue, il viso sfigurato, una mano quasi staccata. Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri e non aveva nemici? Davvero si è trattato del gesto di un folle, come sostiene monsignor Acutis? Dopo una serie di interrogatori serrati, Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Non a caso, nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, detto il Giraffone, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico finito male, o almeno così sembra… Due delitti a breve distanza negli ambienti più insospettabili della Torino bene. E non è finita qui. Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un commissario carismatico e tenace, dai metodi poco ortodossi e dalla grande intelligenza. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi.
Carlo F. De Filippis (1957-2023) è vissuto a Chieri, sulle colline torinesi. Dopo una carriera manageriale nel marketing e come consulente di alta direzione si è dedicato alla scrittura di romanzi polizieschi. È stato autore della serie che ha come protagonista il commissario Salvatore Vivacqua.
«... il colpevole sarà catturato ormai impazzito, i fantasmi avranno la loro giustizia.»
Così è.
Salvatore (Totò per gli amici) Vivacqua, siciliano doc trapiantato a Torino, città che fra l'altro ama, è un commissario che si fa voler bene. Insomma, facilmente ci si affeziona. Un po' rude, senza peli sulla lingua, amante della giustizia, intelligente, caparbio, dinamico. Adora la sua famiglia; vive per la sua squadra, fatta di uomini quasi a sua immagine eppure ognuno con il proprio carattere ben distinto, ricambiato alla grande in entrambi i casi. E veniamo alla storia. Due delitti e un giro di droga che salta fuori per puro caso. Un intrigo niente male. Forse hanno un comune denominatore, un filo che li lega; soltanto le "molliche", i piccoli indizi, i più piccoli particolari, potranno confermarlo o meno.
Promette bene De Filippis. Con la lettura del secondo libro, più in là, potrei rivedere questo mio parere, perché capisco che tre stelle sono un po' poche.
Il commissario Vivacqua siculo, trapiantato a Torino con famiglia; moglie molto paziente o rassegnata per gli orari assurdi che fa il marito e un cane molto affezionato che lo accoglie a casa con triplo salto carpiato e slinguazzata. Fin dai primi capitoli ho fatto molta fatica a capire chi erano i vari personaggi che comparivano a frotte. Capisco che l'autore voleva introdurre il prima possibile tutti i comprimari, ma in questo modo ho fatto confusione a capire chi era il Doge, i suoi ispettori, la sua squadra, per non parlare poi delle due indagini seguite in parallelo, non riuscivo a mettere a fuoco un omicidio che si parlava dell'altro. Solo verso la fine, finalmente tutti i nodi sono arrivati al pettine, ma non ho potuto godere appieno nè ai colpi di scena, nè al pathos che l'autore probabilmente voleva mettere in questa girandola di eventi spot che dovevano concludersi con .... non aggiungo altro per evitare lo spoiler, comunque benchè la fine fosse originale il raggiungimento della stessa è stata così ingarbugliata che non l'ho apprezzata.
sicuramente il commissario Vivacqua non è un tipo originale anzi rispecchia la maggior parte dei commissari amati e conosciuti del mondo letterario. Siciliano, burbero, amato o odiato fermamente dai suoi superiori, amatissimo dalla sua squadra che per lui darebbe tutto, sprezzante delle regole, ma fermamente attaccato al suo lavoro e alla giustizia. E' comunque un personaggio a cui voler bene. Per quanto riguarda la storia ... una buona trama anche se al limite del surreale. finale emozionante indagine intricata.
storia ben congegnata, romanzata, è chiaro che non è facile trovare sempre qualcosa di imprevedibile, ingarbugliato fino alla fine, ma il personaggio è ben strutturato e potrebbe essere interessante seguirlo nelle prossime indagini con la sua squadra.
Un esordio straordinario! Mi è piaciuto, mi è piaciuto molto. Un giallo italiano, una bella trama e personaggi caratterizzati benissimo e su tutti spicca il commissario Vivacqua che mi ha catturata al punto che spero di poter leggere presto altre indagini di questo personaggio.
Un giallo a regola d'arte. Ma credo manchi qualcosa al protagonista. Il lettore ha bisogno di innamorarsi del protagonista! Oppure di intravedere in lui alcune cose di se stesso. Puoi anche costruire personaggi detestabili, e il lettore continuerà a leggere, attirato dalla loro veridicità, dal sadico bisogno di vedere come la storia li ricompensa. Questo fascino manca a Salvatore Vivacqua. Anche i dialoghi tra lui e il suo vice, li ho trovati pesanti. Per il resto, è innegabilmente una storia che richiama in modo impeccabile i grandi classici gialli.
"C'è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla": è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete mentre ricerca e raccoglie indizi, ben sapendo che dove c’è un delitto, c’è sempre una traccia, una “mollica” che il colpevole si lascia dietro. Salvatore Vivacqua, detto Totò: palermitano trapiantato a Torino, un uomo “quadrato” che si porta sul corpo le cicatrici del proprio lavoro e la cui “sicilianità” emerge simpaticamente nei modi di dire, nelle imprecazioni, nel senso dell’umorismo. Un personaggio a cui ci si affeziona facilmente, così come agli uomini della sua squadra, figure secondarie, ma ben delineate. Un feroce e crudele delitto di un vecchio prete, Don Riccardo, ritrovato sfigurato nella chiesa della Santissima Trinità, la scoperta del cadavere di un’avvenente e ricca musicista protagonista della Torino bene e le vicende misteriose di una delle famiglie più in vista della città: per Totò e la sua squadra sarà una settimana intensa. Un buon romanzo d’esordio, un giallo all’italiana avvincente che riesce a tenere desta la curiosità del lettore e ci propone un protagonista dai metodi poco ortodossi, ma dalla grande intelligenza e umanità.
Ho fatto molta fatica ad orientarmi fra i vari personaggi e, cosa ancora peggiore, fra i vari casi. Onestamente ci sono stati molti pezzi in cui non capivo più quale fosse il contesto che stavo leggendo...
Non so se mi ha convinto. I personaggi ben delineati ma forse poco originali, assomigliano ad almeno altri dieci commissari.... Il finale invece mi è molto piaciuto. Aspetto il prossimo prima di farmi un'opinione definitiva.