Immedesimazione totale, forte empatia, lunghi silenzi capaci di far emergere la verità. E nessun cellulare. Questo è lo stile di Tabor Süden, questi i suoi strumenti. Sulla cinquantina, tenace e introverso, Süden è stato un bravo poliziotto diversi anni fa, specializzato nel ritrovamento di persone scomparse. Ora una misteriosa telefonata del padre che non vede da 35 anni, lo riporta a Monaco, sua città natale. Ma Süden torna anche per il lavoro che gli viene meglio: il segugio. Ingaggiato da una piccola agenzia privata, si ritrova su un caso particolarmente tosto, un uomo sparito da quattro anni e dato ormai per morto, l’oste di un locale bavarese gestito assieme alla moglie. La pista seguita porterà l’ex commissario a Sylt, l’isola più a nord della Germania, luogo di gran fascino intriso di brezza e salsedine, profumo di aringhe e donne, dove a Süden si rivelerà una profonda verità: nessuno è quello che appare, soprattutto agli occhi di chi ti sta più vicino.
Friedrich Ani, 1959 in Kochel am See geboren, lebt heute als freier Schriftsteller und Drehbuchautor in München. Neben Kriminalromanen schreibt er Lyrik, Erzählungen, Jugendromane und Drehbücher. Für sein Werk erhielt er zahlreiche Auszeichnungen u. a. den Tukan-Preis und dreimal den Deutschen Krimipreis.
Tabor Suden è un ex poliziotto dell'ufficio persone scomparse di Colonia appena trasferitosi a Monaco, sua città d'origine. L'uomo ha ricevuto una telefonata dal padre, il quale l'ha praticamente abbandonato in giovanissima età e non si è fatto più trovare, ed è in cerca del misterioso uomo che si spaccia per lui. Intanto viene convocato dalla titolare di un'agenzia di investigazione privata e assunto per le sue qualità di "segugio". Il caso di cui deve immediatamente occuparsi è quello della misteriosa scomparsa, datata ben 4 anni prima, di un oste, un caso di cui la polizia ha smesso di ormai di occuparsi, dando ormai per spacciato l'uomo. Suden si butta anima e corpo nella ricerca, parla con la moglie e tutti i conoscenti di Mundl e con il suo strano atteggiamento riesce a trarre delle valide informazioni sui segreti che l'uomo era riuscito a nascondere a tutti: l'oste ad una data ben precisa aveva inspiegabilmente cambiato comportamento. Ma perchè? Cos'ha d'importante quella data? Mentre Suden scopre che il padre è morto, le proprie indagini e le proprie intuizioni lo conducono direttamente all'isola di Sylt.... Non male! Un giallo dal ritmo lento che affonda le sue basi sulle riflessioni e le intuizioni dell'investigatore ombroso, di poche parole e dal passato complicato, ma con qualche pecca nella linearità della narrazione che, a volte, destabilizza un po' il lettore.
Ein Krimi, in dem es hauptsächlich um Menschen geht. Ihr Gefühle, ihre Verlassenheit und Einsamkeit auch in Beziehungen. In seiner Sprachgewalt hat mich das Buch und der Autor sehr überrascht.
Seitdem ich die Verfilmung von Süden im Fernsehen gesehen habe, ging mir die Figur nicht mehr aus dem Kopf. Diesmal also erst Film und dann Buch, wo die Hauptfigur weniger gut wegkommt. Aber der Charakter geht unter die Haut mit seiner Stille, seinem Eigenbrötlertum, seinem Gespür, seiner Bierabhängigkeit, seinen Problemen. Ein etwas anderer, nicht so auf Effekt gemachter Krimi. Psychologisch irgendwie tiefer als man normal vom Genre gewohnt ist. Ideal für ein intensives, kurzes, eskapistisches Lesevergnügen.
Se questo tizio ha vinto cinque volte il premio miglior giallista della Germania, non oso immaginare quanto siano noiosi quelli dietro di lui! Lo dico subito: non ero per niente prevenuta, anzi: fresca da un viaggio on the road tra Dresda, Lipsia, a, Lipsia, Amburgo (che mi ha entusiasmato a pari merito con Berlino) e Norimberga, il desiderio di rimanere, almeno su carta, immersa in un'atmosfera tedesca contemporanea era tale, che la settimana scorsa mi sono fiondata in biblioteca alla ricerca di quanti più romanzi recenti possibile, incluso qualche giallo.
Ora: sarà che di gialli ho fatto un'overdose negli ultimi dieci anni, sarà che essermi cimentata a scriverne uno anch'io mi ha portata dall'altro lato dello specchio, sarà che, assaporati e digeriti quintali di gialli svedesi, norvegesi, islandesi, italiani di ogni provincia o quasi, turchi, greci, ormai mi mancano solo i cinesi ma ammetto di essermi fermata prima. E, insomma, sono giunta alla conclusione che per il mio palato non c'è nulla di meglio degli americani, specie californiani e texani, e dei francesi. Sarà anche che la mia biblio non crede quanto me nella narrativa tedesca contemporanea, infatti della mia wishlist non ho trovato quasi nessuno, e vabbé. Ma questo Friedrich Ani con questo protagonista - credo, ma di sicuro non approfondirò - seriale, specializzato in indagini tipo Chi l'ha visto, è uno dei peggiori frantumatori di maroni mai incontrati in tutta la mia vita.
Lasciando perdere la traduzione raffazzonata (dal "Moin" non tradotto, che solo se conosci la Germania del nord sai che corrisponde a un ciao, alle frasi da cui manca qualche parola, alle parole da cui manca qualche lettera etc.), non solo il protagonista è afasico al limite dell'autistico, il che rende stentato e penoso qualsiasi dialogo del lunghissimo romanzo; sorvolando su sue riflessioni esistenziali che spesso hanno la logica, o meglio la totale gratuità logica, di una schizofrenia non dichiarata; perdonando all'autore la meccanica e prolissa ripetizione di scene in cui il protagonista mangia e beve (nel senso: lo perdono perché lo scomparso è un oste e tutto ruota intorno al mondo di birrerie e osterie, ma ci scommetterei che anche se fosse un becchino le innumerevoli scene in cui tizio ordina un'altra birra chiara con grappa di cumino a parte ce le beccheremmo lo stesso)... che cosa resta?
Uno pseudo giallo pesantissimo, noiosissimo, seriamente: più triste che noioso. Un meccanismo oliato male, con anticipazioni nefaste (non si fa! echeccazzo, lasciami almeno un briciolo di suspence!), in cui per di più l'investigatore passa più tempo a cercare suo padre scomparso che a seguire l'indagine vera e propria, in un gioco di specchi che, lungi dall'affascinare il lettore, lo snerva inutilmente. Il tutto in una Monaco descritta solo con i nomi delle vie (sic) e un'isola di Sylt altrettanto anonima, roba che non invoglierebbe ad andarci nemmeno un'amante del panino con l'aringa come me.
Un vuoto a perdere, uno spreco di carta. Interessante solo nella misura in cui ci dà la sua apodittica visione, una visione davvero cupa, della società tedesca di oggi: disintegrazione di ogni legame familiare, adulti soli e alcolisti, bambini soli precocemente adultizzati, libertà che coincide con l'autoannientamento. Ridatemi Simenon, ma mi accontento anche di Lansdale o Winslow...
Schon wieder ein depressiver Kommissar, bzw. inzwischen Privatdetektiv, der Vermisste aufspüren soll. Diesmal einen verschwundenen Gastwirt, der 2 Jahre nach dem Tod seiner Geliebten nun vermisst wird. Er selbst sucht weiter nach seinem Vater, der sich vor 35 Jahren aus dem Staub gemacht hat. Muss man deshalb ständig besoffen durchs Leben taumeln?
Not the best book for a first trial in German reading, but went all the way to the end (356 pages in 33 days). Kept looking up for unknown words to include them in an Excel file that finisdhed with 1,096 entries. The story is too long and much too often plagued by psychological reflexions that are either obscure or useless. In brief, rather a boring book. Too many characters also, and it spoils the man hunt.
Zusammenfassung: Zurück in München erhält Tabor Süden als Detektiv den Auftrag, nach dem Wirt Raimund Zacherl zu suchen. Der Fall ist genau das Richtige für den ehemals so erfolgreichen Ermittler: Ein Mann verlässt sein Durchschnittsleben, und jeder fragt sich, warum. Mit seinen besonderen Methoden findet Süden die Spur des Wirts und verfolgt sie bis nach Sylt – und schon längst hat er begriffen, dass niemand den Mann wirklich kannte. (Droemer/Knaur)
Meine Meinung: Manche Menschen, dachte Süden, werden erst durch ihr Verschwinden sichtbar.
Ach, Friedrich Ani. Seine Romane lese ich meist mit einer guten Pause dazwischen. Einerseits, um ihren außergewöhnlichen und doch einfach zu lesenden Stil angemessen zu genießen. Anis Dialoge sind was vom Besten und Realistischsten, was ich je gelesen habe. Andererseits, weil sie mich immer so melancholisch, fast traurig machen. Tabor Süden sucht mal wieder nach einem Verschwundenen, und stößt dabei erneut auf eine derartige Menge glaubhafter, alltäglich desolater Existenzen, vernachlässigter Kinder, geplatzter Träume und implodierender Lebenslügengebäude, mir wird regelmäßig das Herz schwer. Desolat ist auch Tabor Süden selbst, der - gezeichnet vom frühen Tod seiner Mutter, dem Verschwinden seines Vaters (aha! psychologisches Motiv) und dem Selbstmord seines besten Freundes und Kollegen - diesmal in einen wahren Abgrund seiner Vergangenheit gezogen wird. Aber was sich jetzt nach einer kolossal deprimierenden Lektüre mit den üblichen Ermittler-Klischees anhört, kann ich nur wärmstens empfehlen. Denn Friedrich Ani umgeht konsequent ausgetretene Pfade, unterhält mit einem trotz seiner abgedrehten Art unheimlich zu Herzen gehenden "Helden" und mit leisem, lakonischen Humor, den ich ganz wunderbar finde. Wer hier mithilfe von Leichenbergen, Verfolgungsjagden und Explosionen aus dem Alltag flüchten will - bitte weitergehen. Hier gibt es "nur" die ganze menschliche Tragödie in einem intelligenten Krimi verpackt, den man nicht zu Seite legen kann und einen so schnell nicht wieder verlässt. Interessiert? Dann hereinspaziert ... Tabor Süden wartet schon. Schweigend, versteht sich.
Fazit: Friedrich Ani und sein Süden sind meine deutschen Krimihelden. Nachdenklich, herzzerreißend - und sehr spannend. Übrigens: Wer Tabor Süden noch nicht kennt, sollte vielleicht mit "Die Erfindung des Abschieds" beginnen, dem ersten Tabor Süden Roman.
Nachdem Tabor Süden einen Anruf von seinem verschwundenen Vater erhält, kehrt er nach München zurück. Dort hat er viele Jahre bei der Polizei in der Abteilung für Vermisstenfälle gearbeitet. Um seinen Lebensunterhalt zu bestreiten, heuert er bei einer privaten Detektei an, die ebenfalls Vermisstenfälle untersucht. Sein erster Fall beschäftigt sich mit dem Gastwirt Raimund „Mundl“ Zacherl, der vor 2 Jahren plötzlich verschwand. Bisher gab es keine Spur, doch Süden gelingt es mehr über den passionierten Koch herauszufinden …
Süden ist mein erster Krimi von Friedrich Ani und es fällt mir schwer eine gerechte Beurteilung zu schreiben. Ich möchte nicht behaupten, dass mich dieses Buch gelangweilt hat, aber auch nicht wirklich gefesselt. Ich kann nicht mal genau sagen, was mich daran gestört hat. Vielleicht lag es an den vielen Andeutungen und kurzen Einblicken in das Leben von Süden und einigen anderen Charakteren, die nie wirklich aufgelöst wurden. Es gab immer nur vage Andeutungen. Was mir bei diesem Buch außerdem auffiel, war der ständig beschriebenen Alkoholkonsum. Egal was Tabor Süden macht oder wen er trifft – es gibt immer viel zu trinken. Diese Tatsache ist einfach unnatürlich und nervig. Man könnte meinen, jede 2. Person in diesem Buch hat ein größeres Alkoholproblem …
Aber es gab natürlich auch Höhepunkte. Dazu gehörte für mich zweifelsohne die Begegnung zwischen Süden und dem 12-jährigen Benedikt, der in schwierigen Familienverhältnissen aufwächst. Der ehemalige Polizist scheint sich hier wieder zu erkennen und zeigt gegenüber dem Jungen viel Mitgefühl. Diese Szene hat mich sehr gerührt. Ich hätte mir allerdings mehr davon gewünscht, denn hier gelangt man einmal unter die scheinbar so harte Schale des Tabor Süden.
Fazit: Süden von Friedrich Ani ist ein Krimi, der mich nicht wirklich überzeugen konnte. Das Buch liest sich flüssig, doch habe ich nie den richtigen Zugang gefunden. Es gibt ein paar wirklich gute und vor allem rührende Szenen, aber der Rest vom Buch plätscherte eher so vor sich hin und war recht vorhersehbar. Ich weiß, dass dieses Buch vielen gut gefallen hat – leider erging es mir nicht so!
"Süden" ist einer der neueren Romane über den Vermissten-Finder Tabor Süden. Das merkt man inhaltlich daran, dass der Ermittler nicht mehr im Polizeidienst steht, sondern bei einer Detektei neu anfängt. Dieser Roman schildert unter anderem, wie Süden aus einem mehrjährigen Exil wieder nach München kommt und sich dort auf die Suche nach einem verloren gegangenen Wirt macht. Und dann kommt auch noch der seit Jahrzehnten verschwundene Vater des Detektivs ins Spiel. Handlungsfäden gibt es also genug, und Friedrich Ani versteht wie immer, diese gekonnt zu verknüpfen.
Außerdem fällt bei den "neuen" Süden-Romanen auf, dass sie etwas umfangreicher sind (hier rund 350 Seiten) als die klassischen Geschichten, die meist auf etwa 200 Seiten kamen. Dies hat zur Folge, dass Ani mehr Platz hat für seine teilweise fantastisch gelungenen Wortspielereien (etwa "bahnhofsmäßiger Nichtverreiser" für Stadtstreicher), sich manchmal aber auch etwas verkünstelt. Gerade wenn er dem – wie so oft in Anis Romanen auftretenden – Kind die wildesten, scheinbar direkt aus dem Herzen kommenden Metapher in den Mund legt, wirkt es manchmal leicht manieriert. Auch die Methode, Zeugen vor allem durch Schweigen und Beharrlichkeit zum reden zu bringen, mag immer noch wirkungsvoll sein, wurde vom Autor aber eigentlich schon in allen Facetten beschrieben.
Insgesamt bleibe ich aber großer Süden-Fan, weil jeder Roman aufs Neue sehr schöne Sätze birgt und einen Menschen zeichnet, der oft nicht weiß, wer er ist und sich gerade deswegen den Vermissten und ihren Verwandten so gut nähern kann. Ich bin auf jeden Fall auch in Zukunft wieder mit dabei, wenn Süden durch München streift. Unbedingt!
Ich muss gestehen, dass ich hier mehrmals kurz davor war, dieses Buch wegzulegen. Zu viel Drumherum, zu wenig Spannung. Schließlich habe ich doch durchgehalten – ob’s das wirklich gebracht hat? Ich bin mir noch nicht so recht sicher.
Tabor Süden hat es mit einem Vermisstenfall zu tun – der Wirt Raimund Zacherl ist verschwunden. Zunächst wurde er seltsam und irgendwie schweigsam, saß nur noch teilnahmslos rum und gestand schließlich seiner Frau, dass er eine andere kennengelernt habe. Irgendwann danach war er auf einmal verschwunden.
Süden geht dem Ganzen nach und findet heraus, dass der Wirt tatsächlich eine Geliebte hatte und mir ihr auf Sylt ein neues Leben anfangen wollte. Bei einer Recherchereise auf die Insel kommt so nach und nach eine recht tragische Geschichte ans Licht, und Süden bekommt so langsam eine Idee, was es mit Zacherls Verschwinden auf sich haben könnte.
Süden hat selbst aber noch eine Baustelle im Privaten: Plötzlich meldet sich sein Vater, der die Familie verlassen hatte, als Süden 16 Jahre alt war. Also muss sich der Sohn auch noch auf die Suche nach seinem Vater machen und hat quasi einen zweiten Vermisstenfall zu bearbeiten.
Was nun hat mir nicht gefallen? Ich fand das Buch über weite Strecken zu langatmig, es gab zu viele Passagen, die eher ablenkten und auch nichts sonst zu der Geschichte beitrugen. In etwa das letzte Drittel war dann wieder ganz oay, aber allgemein bin ich eher weniger begeistert von diesem Buch.
Un incipit secco apre un noir tra i più belli che abbia letto ultimamente. Tabor Süden (sud, "un cognome che riscalda") è un ex poliziotto della sezione persone scomparse. Cinquant'anni, una notevole propensione all'alcool, ama lavorare solo e da solo si muove in un mondo di ombre, di persone scomparse spesso volontariamente per sfuggire a una vita ormai troppo stretta. Annusa, ne respira l'aria, ne studia le abitudini precedenti, interroga familiari e amici. Sovrappone i propri lunghi silenzi al silenzio dell'assenza, ne assimila il ritmo. La sua è una caccia ai fantasmi, anche ai suoi, con la volontà di dare una certezza ai familiari, qualunque essa sia. Perché anche la prova della morte del congiunto scomparso è preferibile alla totale mancanza di notizie. Per quanto triste, infatti, evita lo stillicidio della speranza protratta all'infinito. Al centro di tutto vi è l'assenza, pesante e intollerabile, col suo bagaglio di domande cui solo chi è andato via senza lasciare traccia potrebbe rispondere. E spesso, quando tornano, questi individui sono cambiati, si portano addosso il fardello di un altro fallimento. Non sono riusciti a cambiare vita. E ricostruire o riadattarsi all'esistenza che avevano lasciato diventa quasi impossibile. Da fantasmi a uomini ombra, perché "certe persone sono visibili solo da scomparse". Un romanzo che coinvolge e che cattura l'attenzione del lettore, lasciando il desiderio di conoscere meglio Süden, di leggere ancora le sue indagini.
Sollte ich je eine Neuauflage meines "Bayerischen Panoptikums" veröffentlichen, darf ein Porträt Friedrich Anis darin auf keinen Fall fehlen. Bis dahin muss die Würdigung genügen, die ihm eine Protagonistin Irma Legemann im Roman "Alles wie immer. Die Wahrheit darf keiner wissen" in ihrem Tagebuch zukommen lässt. Anis Krimis um den Detekiv Tabor Süden sind mit das Beste, was die deutsche Krimiliteratur zu bieten hat. Schön, dass es sie gibt!
Con questa storia, che è prima di tutto la storia di un’assenza, il pluripremiato scrittore tedesco Friedrich Ani sembra dunque ricordarci quanto siamo più che un nome... http://www.piegodilibri.it/recensioni...
Tema: Persone volontariamente scomparse: perchè ricercarle? Chi ne trae vantaggio?. Aggettivi: cupo, lento. Più un compendio di psicologia che un giallo.Mediocre.