“Napoli. Qui di solito il treno si ferma. Non oggi il direttissimo. Sfilarono rasente a noi le vecchie case e nei cortili oscuri vedemmo finestre illuminate e in quelle stanze - fu un attimo - uomini e donne chini a fare involti e chiudere valige, così pareva. Oppure mi ingannavo ed erano tutte fantasie?”
Dino Buzzati Traverso (1906 – 1972) è stato uno scrittore, giornalista, pittore, drammaturgo, librettista, scenografo, costumista e poeta italiano.
Dino Buzzati Traverso was an Italian novelist, short story writer, painter and poet, as well as a journalist for Corriere della Sera. His worldwide fame is mostly due to his novel Il deserto dei Tartari, translated into English as The Tartar Steppe.
☆☆☆,5 Uff i finali aperti proprio non li digerisco, ma la scrittura di Buzzati 😍. Devo leggere "la boutique del mistero da tempo immemore"....direi che è arrivata l'ora!
(Audiolibro) Qualcosa era successo: il protagonista si trova in treno e vede tutti fuggire, senza capire cosa sia successo... forse una rivoluzione, e senza poter scendere dal treno che lo isola dal mondo e gli impedisce di correre ai ripari
Ho ascoltato anche:
Il disco si posò: allegorico racconto di come ci vedrebbero i marziani, con ironica e divertita compassione per la nostra stupidità
La Giacca stregata: racconto dal sapore fantastico che evidenzia come l'essere umano di fronte alla scelta tra potersi arricchire e il bene altrui fa prevalere la cupidigia
Inviti superflui: monologo di un uomo alla donna dei suoi sogni che però è troppo diversa e distante da lui. Il racconto si conclude con l'amara consapevolezza dell'impossibilità di condividere con lei le sue passioni.
Il mantello: allegoria della morte che concede al soldato l'ultimo saluto alla mamma
La fine del mondo: sempre pungente con la Chiesa. Evidenzia la piccolezza degli uomini, avidi fino all'ultimo minuto ed attaccati alle meschinerie fino all'ultimo
La notizia: anche qui nella corsa ad evacuare il teatro, il rendersi conto della musica e della su grandezza oltre ogni cosa
I giorni perduti: allegoria del tempo che butta i giorni male utilizzati, non dedicato a chi ci ama
Ombra del Sud: altra allegoria della morte, impersonata da un arabo vestito di bianco, caracollante
Una nota di ansia vibra in questi tre brevissimi racconti. Sebbene riescano a inserirti nelle vicende grazie ad una buona descrizione, i finali sono lasciati in sospeso come se il loro obiettivo fosse quello di raggiungere il culmine della tua attenzione e poi puff! ti ritrovi a pensare a cosa diamine hai appena letto. In genere non mi piacciono i non-finali ma questi tre racconti li ho trovati particolarmente piacevoli.
Che clima onirico pervade questi tre racconti. Un lugubre mistero si annida tra le pagine e nell'ultima storia aleggia persino la figura (letteraria) di Poe. Chissà se Buzzati si sarà ispirato allo stile del controverso scrittore americano.
Maravilloso relato con un ritmo in crescendo hacia un final que, aunque presagiado en cierta forma desde los primeros pasajes, no deja de ser turbador. Casi nunca es el final lo destacable en los relatos del autor italiano. La fuerza descansa en el ritmo de una trama donde el misterio, lo insólito, lo absurdo se va introduciendo de forma natural y paulatina en lo cotidiano, una reunión alrededor del fuego de una chimenea, una casa de verano o, como es ente caso, un viaje en tren.
Decía mi admirado Vila-Matas que “envejecer es un desastre. Lo lógico sería que todos los que ven declinar sus vidas gritaran de espanto, no se resignaran a un futuro de mandíbula colgando y babeo irremediable, y aún menos a ese brutal despedazarse que es la muerte”. Pero lo lógico no ocurre.
“… por decencia, por un miserable respecto al qué dirán, ninguno de nosotros tenía el valor de reaccionar. ¡Oh, los trenes, cómo se parecen a la vida!”
Los ocupantes de un vagón de tren empiezan a observar raras escenas que parecen de pánico entre las gentes que por unos pocos segundos se atisban desde la ventanilla del tren. Sin embargo, nadie quiere mostrar su desconcierto ante lo que ve y, esperando que sea otro el que alce la primera voz de alarma, se dirigen a su punto de destino como reses hacia el matadero.
Questa è la frase che viene ripetuta più volte nel secondo racconto e questa è anche la sensazione fortissima che ha accompagnato la lettura di tutti e tre i racconti. Il primo è una folla corsa - letteralmente - verso il disastro, molto inquietante, e Buzzati è bravissimo a creare un'atmosfera di profonda ansia in così poche pagine. Potrebbe essere un corto di Hitchcock. Il terzo racconto è sconcertante per il contrasto tra linguaggio e ambientazione, che sono realistici, e l'evolversi della trama, che è un incubo tra Shirley Jackson e certi racconti di King o Barker, senza essere così splatter. E la maestria di Buzzati è qui: uno stile chiaro, elegante, poche frasi e poche pagine per creare atmosfere oniriche e spaventose.
(Sul secondo racconto dirò solo che io San Giorgio l'ho sempre odiato).
Nessuno aveva risposto al suo grido, in tutto il mondo non si era mosso nessuno. Le montagne se ne stavano immobili, anche le piccole frane si erano come riassorbite, il cielo era limpido, neppure una minuscola nuvoletta e il sole andava calando. Nessuno, né bestia né spirito, era accorso a vendicare la strage. Era stato l'uomo a cancellare quella residua macchia del mondo, l'uomo astuto e potente che dovunque stabilisce sapienti leggi per l'ordine, l'uomo incensurabile che si affatica per il progresso e non può ammettere in alcun modo la sopravvivenza dei draghi, sia pure nelle sperdute montagne. Era stato l'uomo ad uccidere e sarebbe stato stolto recriminare.
Lui è un vero maestro del mistero. Fa salire la tensione, crea un'atmosfera di angoscia e poi ti lascia lì a immaginarti la storia o il finale che vuoi! In poche pagine fa quello che in tanti non riescono a fare nemmeno in 100!
Il rating è per il racconto che da il titolo alla raccolta, fulminante e coinvolgente. Gli altri due (L'uccisione del drago e Non aspettavano altro) sono meno validi, si limitano ad abbozzare una situazione e restano pervasi da un inespresso senso di moralità.