Cosa distingue un qualsiasi romanzo da un grande romanzo? Che cosa rende degno un libro di essere ricordato, segnalato, consigliato? Io non sono un critico letterario, non è il mio mestiere; ma credo che la risposta sia da un lato la capacità di fotografare un momento storico e sociale, uno scenario collettivo, mettendone in luce le potenzialità e le contraddizioni; dall’altro il saper far emergere, nel contesto di un epoca e di un luogo definiti, la condizione umana e le sue eterne domande e difficoltà: le relazioni familiari, l’amore, le ambizioni e i desideri, insomma ciò che ci rende uguali e allo stesso modo diversi gli uni dagli altri, oggi come mille anni fa, a casa nostra come dall’altra parte del mondo.
Ho trovato inevitabile e naturale applicare questi parametri per cercare di spiegare il motivo per cui l’ho tanto apprezzato. Nevo scrive bene, è fluido, diretto, semplice da comprendere. Ma la forza del suo libro in realtà è la complessità: l’incontro di due persone, un uomo e una donna, che in realtà è l’incontro di due famiglie, perché nessuno di noi si muove da solo. Siamo sempre figli di, mariti o mogli di, padri o madri di, fratelli o sorelle di, anche quando non lo diciamo, anche quando non vogliamo esserlo. E siamo anche il frutto di una cultura, una generazione, un contesto sociale. In questo libro, come in tutti gli altri di Nevo, Israele è imprescindibile, è un altro personaggio, è la storia principale. E nello stesso momento è solo uno sfondo, uno scenario dentro al quale viviamo una storia che è un viaggio, il racconto di un amore, il film di un momento di crescita nella vita di due persone che si incontrano per caso. Un continuo rimando dal generale al particolare e viceversa, perché il particolare non esiste se non all’interno del generale e a sua volta lo condiziona; perché la vita di ogni uomo e di ogni donna è fatta di scelte personali che rispondono anche al contesto esterno da cui siamo condizionati, che possiamo accettare o rifiutare, a cui dobbiamo comunque rispondere.
Nevo propone una visione di cosa significa essere israeliani oggi. Io non so se sia una visione corretta, condivisa, giustificata dai fatti, ma è sicuramente una visione “messa agli atti” in modo chiaro e inequivocabile, un disegno esplicito, un ritratto di un Paese e di una generazione, con le sue contraddizioni, i dubbi e le speranze. E in questo contesto inserisce i suoi personaggi e le sue storie universali, nelle quali è difficile non identificarsi. Attrazione, amore, relazioni di coppia, paternità e maternità, ambizioni professionali, etica, libertà; Nevo è capace di prendere tutto questo e farne materia di un lungo racconto, senza fornire ricette, senza presunzione, ma lasciando al lettore la sensazione di ritrovarsi e la voglia di spendere un pensiero. Infine, elemento che personalmente ho molto apprezzato, Nevo inserisce nella sua storia tanti elementi poco conosciuti della storia di Israele (Altneuland, l’Argentina, la Tiger Hill etc.) che aiutano a comprendere meglio – più di tanti articoli di giornale – la complessità di un Paese tormentato.