A distanza di decenni dall'approvazione della legge 180, che sanciva la fine del manicomio, Cipriano ci racconta cos'è oggi un servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. Se il manicomio ricordava un campo di concentramento, l'attuale SPDC ricorda una fabbrica, dove lo psichiatra è il tecnico specializzato addetto alla catena di montaggio umana, e il malato la macchina biologica rotta da aggiustare non con la parola ma con il farmaco. Così, quei luoghi destinati ad accogliere la sofferenza mentale sono diventati le roccaforti di una rinata cultura manicomiale in cui ad apparire socialmente pericolosi sono spesso proprio coloro che dovrebbero garantire la gestione umana ed efficace delle crisi psichiatriche.
"Perché mentre cadevo per terra, la morte addosso, io ridevo, ridevo"
A metà tra saggio e biografia (romanzata?), l'autore analizza dal suo punto di vista di rotellina che foraggia il sistema la situazione degli istituti che, a più di 30 anni dalla legge 180, hanno sostituito i manicomi in tutte le regioni italiane: i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. È un testo che lascia ben poca speranza, in cui si sottolinea come si sia passati da un sistema contenitivo e separativo del disagio mentale rispetto alla società "normale" quale era il manicomio, ai TSO e alla farmacizzazione sedativa costante, spesso accompagnata dalla contenzione del paziente, che viene legato anche per giorni. Accanto ad esempi delle storie di questi ultimi e a riflessioni sul pensiero e sullo spirito di Basaglia, che costituiscono la parte più interessante, c'è la narrazione della vicenda dell'autore- Cipriano parla di sé in terza persona, usando perifrasi quali "il dottore renitente/riluttante" che ho trovato fastidiose oltremodo- e del suo risveglio etico, fino al rifiuto di essere parte attiva di un sistema che narcotizza il "matto". Questa sorta di epopea dell'eroe che si contrappone al sistema, screditandone ogni singola parte, non mi ha convinto e non mi è piaciuta: manca di contestualizzazione, storicizzazione e problematizzazione di una questione complessa e spinosa, che qui viene semplificata atteaverso la polarizzazione tra buoni (Cipriano e Basaglia) e cattivi (tutto il resto). Ci sono sicuramente degli spunti interessanti nella sezione non biografica, ma restano pennellate in un quadro confuso e parzialissimo. Sulla questione - che pure ho necessità di approfondire - voglio e devo leggere altro e migliore. Consigli?
da pz mi sento in accordo con parecchie idee del "riluttante". Certamente confermo gli avvenimenti nei SPDC. Soprattutto in uno da esso citato nelle prime pagine. Ci sono, però, pensieri che non condivido da pz psichiatrico. Li percepisco troppo fanatici. Un troppo da un lato e uno dall'altro; entrambi dicotomici con il mestiere dello psichiatra