"Il pensiero magico continua tenacemente a presentarsi come visione obliqua e perturbante del mondo, e come una possibile risposta al tentativo di indirizzare la realtà affidandone la guida all’uomo." Dall’epoca delle pitture rupestri paleolitiche l’umanità convive con riti, formule e pratiche magiche. Contenitore millenario delle illusioni e delle paure della nostra specie, la magia accompagna anche la cultura classica, dove affianca le origini della filosofia e della scienza, e le forme più alte della poesia e del pensiero, da Omero, ai tragici, ai medici e a Platone. Il libro ci guida alla scoperta di questo versante occulto dell’antichità, partendo dalle forme universali del pensiero magico per arrivare a una antropologia della magia nel mondo antico: legamenti, incantesimi, magie d’amore, negromanzia, ma anche modi di intendere e controllare il reale.
Giulio Guidorizzi (Bergamo, 1948) è un grecista, traduttore e accademico italiano. È codirettore, con Alessandro Barchiesi, della rivista Studi Italiani di Filologia Classica. Autore di numerosi saggi critici, è traduttore di testi greci, in prosa e in poesia. Per l'Istituto nazionale del dramma antico ha tradotto Eracle (2007) e Ifigenia in Aulide (2015) di Euripide. Nel 2013 ha vinto il premio Viareggio Rèpaci per la saggistica con Il compagno dell'anima. I Greci e il sogno e il premio De Sanctis (categoria saggio breve) per l'Introduzione a Il mito greco (Gli eroi). Vive a Milano.
Un'interessante classificazione dei rituali magici dell'antica Grecia. Le documentazioni sono prese dai vari reperti e documenti storici che riguardano l'uso delle pratiche magiche, sia degli dei, sia della gente comune, in un mix tra religione e mito. I primi riescono sempre nel loro intento, i secondi imitano con un certo grado di disinvoltura i primi, arrivando anche a esiti crudeli, a volte letali.
I Greci, come altre popolazioni antiche, affidano a queste pratiche il controllo della natura, dei sentimenti e della vita sociale. La caratteristica di questo popolo, rispetto ai contemporanei è che, piano piano, si fa largo una concezione più razionale degli eventi. Troviamo tra i primi filosofi coloro che mettono in discussione l'efficacia della fissità e ripetitività dei rituali, chi tra loro rifiuta totalmente quelle procedure e chi invece ci convive ed è ancora pervaso dalle superstizioni. Al tempo e nel tempo chi si è ribellato alle pratiche tradizionali ha poi avuto un certo successo, almeno postumo, ma la strada è stata lunga e impervia e ancora, nella contemporaneità, c'è chi sostituisce la conoscenza a quel tipo di pratiche, spesso avvallate anche da alcune istituzioni.