Рим, есента на 45 г. сл.Хр. Поканеният на сватбата на Луцила и Октавий, осиновен син на знатния ретор Ариан, сенатор консул Публий Аврелий Стаций неприятно е изненадан, натъквайки се на поредната „криминална сцена” в своята дълга детективска кариера. Този път жертва е самата Луцила, която Публий Аврелий намира мъртва във ваната с лечебна кал. На пръв поглед изглежда, че момичето е било покосено от някакво неразположение. Ако обаче нещата стоят по този начин, тогава какво означава вдигнатият нагоре пръст на Луцила, който сякаш иска да покаже нещо или някого? И какви тайни крие Камила, сестрата близначка на Луцила, напълно еднаква с последната? И защо Ариан несполучливо се старае да прикрие всяка следа от своето минало? А после, мистериозните смърти започнат да се умножават... Действието на Parce sepultо се развива в обстановката на античните римски училища и криминалните интриги в него се разплитат на няколко нива. Романът е свободен от предразсъдъци, зрелищен, изненадващ, неудържим и преследването на виновния лека-полека се превръща в очарователно пътешествие сред най-смущаващите и необичайни страни на Рим от I в. сл.Хр.: град, който е и съвършена метафора (за добро и най-вече за зло) на днешна Италия. Както Cave canem и Moruturi Te salutant, също така и това заглавие е редактирано лично от авторката и съдържа непубликувана финална бележка, посветена на „зад кулисите” на романа.
Ecco un ottimo esempio di un libro ben scritto!! La storia è ben strutturata e fino all'ultimo non capisci chi sia veramente l'assassino! I personaggi sono ben delineati e l'ambientazione nell'antica Roma è il top!
E' sempre una piacevole lettura la serie di Publio Aurelio Stazio di Danila Comastri Montanari . In questo quinto libro il nostro senatore romano con il suo impareggiabile liberto Castore si cimentano con una storia di gemelle, abbastanza prevedibile forse, ma l'ambientazione e la cura dei dettagli storici rende la storia e l'ambientazione gradevolissima.
Come al solito Danila Comastri Montanari ci mostra uno spaccato di vita della Roma Imperiale, con tutti i suoi costumi e, soprattutto, i suoi vizi. Questa volta "studiamo" (perché si tratta comunque di una vera e propria lezione di Storia) la Scuola e il Sistema Bancario dell'Antica Roma, che ci vengono messi a nudo con tutti i loro difetti, rappresentati magistralmente da personaggi molto ben delineati. Non ho capito chi era il colpevole fino alla fine (beh, quasi, l'avevo intuito un po' prima di Aurelio, e non avrei commesso il suo errore), perché c'erano talmente tanti segreti nascosti da tutti i corrotti personaggi, che si intuivano nel corso della lettura, da farmi sospettare ora dell'uno ed ora dell'altro indiziato... Come deve essere un giallo che si rispetti! Si vede che è scritto da una donna, per il fatto che, nonostante Aurelio venga sempre descritto come uno sciupafemmine, in realtà spesso non riesce davvero ad essere all'altezza della sua fama, risultando quasi ridicolo (e così impara a non essere romantico!).
L'avevo già letto, l'ultima volta una decina di anni fa, ma non ricordavo assolutamente nulla. Spesso, dopo le prime pagine, riaffiora qualche ricordo... una prodezza di Castore o Pomponia, qualche tentativo di seduzione del buon Publio Aurelio. Questa volta buio assoluto. La storia è un balletto di segreti, non c'è personaggio che non nasconda qualcosa, anche se, alla fine, il motivo dei delitti (come per tradizione non può essercene mai uno solo) è sempre il più banale, ma sempre quello più credibile ed efficace. Ogni membro della corte dei miracoli che ruota attorno al Senatore fa capolino, anche solo citato. Ovviamente Publio Aurelio riesce a mettersi nei guai, ma questa volta senza l'aiuto di Castore o altri famigli. La continuità della serie è conservata e c'è la citazione per il prossimo capitolo... ho iniziato a notare questi ami solo durante questa rilettura, i tempi meno dilatati aiutano e la cosa mi diverte. Vissuto come una prima volta posso dire che mi ha soddisfatto più che se fosse stata una semplice rilettura.
Se si è in cerca di una lettura piacevole e leggera, coi gialli del senatore Stazio non si sbaglia mai. Anche stavolta ci troviamo di fronte ad un mix perfettamente calibrato fra romanzo storico, giallo e commedia brillante: nessun aspetto prevale sull'altro quindi possiamo goderci l'ambientazione immersiva e sorridere delle avventure di Publio Aurelio e dei suoi comprimari, senza però mai perdere la curiosità di scoprire la soluzione del mistero. Il campo dell'indagine è più ampio del solito, ci si muove tra affascinanti gemelle, insegnanti, banchieri e perfino devoti della dea Cibele; quindi tante storie portate avanti in parallelo su cui però l'autrice mantiene un saldo controllo, in modo da non renderle mai digressioni inutili ma anzi elementi essenziali per la fluidità della narrazione. Il punto debole come al solito è il protagonista: un campione di virtù fisiche, morali ed intellettuali con cui è difficile non solo empatizzare ma proprio entrare in sintonia. Ogni tanto subisce qualche piccolo smacco ma nel complesso esce sempre trionfante da ogni situazione, mi piacerebbe che l'autrice lo umanizzasse un po' di più anche se ormai arrivata al quinto volume ci spero poco. I romanzi di Danila Comastri Montanari (recentemente scomparsa tra l'altro) hanno saputo costruirsi una nicchia di appassionati nel pur affollatissimo filone dei gialli storici grazie alla loro semplicità: non pretendono di essere qualcosa in più di onesti libri di intrattenimento e finora quelli che ho letto hanno sempre assolto alla perfezione a tale compito.
"da sempre gli uomini preferiscono avere qualche colpevole con cui prendersela, anziché accettare la cecità del destino. Punendo il reo, credono di ristabilire una parvenza di giustizia che la natura e il caso sembrano ignorare :la Parca bendata, quando taglia il filo della vita, non conosce né buoni né cattivi. Se la sua ora era segnata, Lucilla sarebbe morta in ogni caso: perché dunque scavare nei suoi segreti? Parce sepulto. Forse era meglio lasciare che i morti riposassero in pace."
A questo pensa il senatore Publio Aurelio Stazio subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita della bella Lucilla , che muore il giorno delle sue nozze con il giovane maestro Ottavio.
Ma presto dovrà riconsiderare quel pensiero, perché è vero che Lucilla è morta sola e che la porta del bagno era chiusa a chiave per cui nessuno sarebbe potuto entrare o uscire; ma è altrettanto vero che ci sono alcuni elementi che gli fanno credere che qualcuno abbia dato una bella mano al destino della ragazza. Cui prodest? Si domanda il senatore, cioè chi avrebbe tratto vantaggio dalla morte di una persona apparentemente così tranquilla e pacata? Tanti, troppi, forse tutti, e di tutti Publio Stazio sospetta: la sorella gemella Camilla, il padre Arriano, la filosofa Giunia Irenea, Ottavio;e le indagini portano anche a Elio Corvino marito di Camilla. Tutti sembrano aver un movente, tutti hanno segreti che vogliono tenere ben nascosti, nessuno parla. Ma quando la Parca taglierà altri fili e si prenderà vite vicine a Lucilla, qualcuno si farà avanti. Ma sarà la verità o l'ennesimo depistaggio? Il senatore, aiutato dal servo Castore e dal piccolo Manlio, dovrà ricalzarsi la toga e risolvere in fretta questo caso, in cui i morti è meglio disturbarli perché hanno tanto da dire.
" stavolta non era la mancanza di indizi a ostacolare le indagini, bensì il loro eccesso ;occorreva sfrondare, liberarsi di tutte le false prove, delle tracce fuorvianti (...): aspirazioni frustrate, passioni erotiche, amori impossibili, imbrogli (...),lettere e amuleti.. " Toh che bel giallo all'inglese che mi ha riportato alla memoria "l'assassinio di Roger Akroyd" di Agatha del mio cuor! Anche qui una stanza chiusa, un cadavere apparentemente morto per un malore, tanti indizi, tantissimi sospettati, qualche colpo di scena (lo scambio delle gemelle l'avevo intuito) e nessuna idea del colpevole. O quasi... Diciamo che c'ero andata vicino. Anche se non avrei saputo riconostruire altrettanto bene il movente.
Comunque mi sono divertita a leggerlo perché, pur essendo il quinto della serie e non avendo letto i precedenti, sono riuscita a farmi un'idea del protagonista : Publio Aurelio Stazio è un senatore ricco ricchissimo sulla quarantina, intelligente, colto, che apprezza le belle donne e le seduce. Si lascia anche piacevolmente sedurre, ma ci resta male quando viene ignorato o lasciato indietro per qualcun altro più bello o più ricco (ah questo ego maschile che pretende sempre di essere l'unico). Non si innamora facilmente (forse con Giunia Irenea c'è andato vicino, se non altro ha accarezzato l'idea) e sono curiosa di scoprire se, nei successivi, incontrerà qualche donna che lo conquisterà. È un po' arrogante, c'è un'aura di superiorità che pare avvolgerlo, ma è capace di inattesi gesti di tenerezza ( con Manlio e sua sorella Quintilla) che me lo han fatto apprezzare un po' di più.
Un altro personaggio che ho adorato è il suo schiavo Castore, una vera canaglia!! Scaltro, scansafatiche, strafottente e farfallone ammorbidisce il senatore e riempie di ironia e divertimento la narrazione e "condisce" la storia di scene di pura ilarità.
Anche Filomena è un personaggio che mi è rimasto nel cuore (anche se ha un ruolo piccolo): da" lupa" a" libitinaria" e prefica è una sorta di anatomopatologa dell'antica Roma. Una donna che sa osservare e che darà al senatore preziose informazioni sulla morte di Lucilla.
È un romanzo davvero interessante, non solo per il giallo da risolvere ( i "gialli ", sarebbe più corretto dire, perché Publio Aurelio porta avanti una doppia indagine su un altro dei personaggi), ma anche per l'ambientazione, per ciò che si scopre sugli usi e costumi della Roma del 45 d. C : i modi di vivere, di fare, la religione, il culto della Dea, l'educazione degli antichi...leggendo questo libro si torna indietro nel tempo e il passato prende vita sotto i nostri occhi. Si impara cos'è una popina, una bulla, che sapore ha una cervesia e perché i clientes erano chiamati così. E le note finali dell'autrice (sistema bancario, romani a scuola, maschere di bellezza) ed un glossario arricchiscono ancora di più il testo.
Mi resta solo una domanda : perché l'assassina/ l'assassino ha infangato il corpo della vittima??
3 stelle e mezzo e buone letture! Al prossimo libro!!
Roma, 45 d.C., il senatore Publio Aurelio Stazio si appresta a trascorrere una serena giornata di festa alle nozze di Lucilla, figlia del celebre retore Arriano, con il discepolo prediletto di costui, il brillante Ottavio. Ma le sue aspettative sono presto frustrate: Stazio ha la sgradita sorpresa di inciampare nell'ennesima "scena del crimine". Parce sepulto, "lascia in pace i morti". Non tutti i defunti, però, possono essere in pace. Non le vittime di crimini che reclamano giustizia, come ben sa il senatore.
"Sì, pensò Aurelio. Da sempre gli uomini preferiscono avere qualche colpevole con cui prendersela, anziché accettare la cecità del destino. Punendo il reo, credono di ristabilire una parvenza di quella giustizia che la natura e il caso sembrano ignorare: la Parca bendata, quando taglia il filo della vita, non conosce né giovani né vecchi éè buoni né cattivi. (...) Parce sepulto. Forse era meglio lasciare che i morti riposassero in pace."
Come la stessa autrice ci dice in una nota finale, questo romanzo ha tutte le caratteristiche di un mistery all'inglese, alla Agatha Christie per intenderci, ma calato in un'ambientazione romana resa davvero con cura dall'autrice; particolarmente apprezzabili le appendici al romanzo in cui si spiegano vari usi e costumi incontrati durante la letture e il glossario dei termini greci e latini utilizzati come pure quelli dei personaggi storici e dei luoghi geografici. Altra cosa che ci cala in pieno nel contesto dell'antica Roma è che il primo capitolo ha come titolo l'anno calcolato dalla fondazione di Roma e l'anno secondo il nostro calendario e anche l'indicazione del periodo dell'anno secondo l'uso romano: il romanzo si apre nel nono giorno prima delle Calende di novembre; ogni capitolo successivo avrà come titolo solo il periodo dell'anno. Il narratore è esterno alla storia, anche se noi conosciamo tutto ciò che pensa il senatore grazie ai discorsi che egli fa con se stesso. Publio Aurelio Stazio è appunto un senatore romano, scapolo convinto, è attratto dalle belle donne con cui spesso ha incontri amorosi, E' arguto e ama investigare sui misteri che incontra nella sua vita, E' un uomo di larghe vedute, non ha l'arroganza tipica dei patrizi del tempo ma è rispettoso di ogni essere umano che sia libero cittadino o schiavo. E' una persona molto generosa e solo questo suo buon cuore gli permette di sopportare il suo fidato segretario, Castore, uno schiavo di Alessandria, abile truffatore, che riesce sempre a spillare soldi al suo domine ma che d'altro canto in più di un'occasione gli si dimostra fedele e sarà anche grazie al suo aiuto nelle indagini che il senatore Stazio riuscirà a risolvere anche questi omicidi. L'autrice riesce a descrivere i personaggi del romanzo, anche quelli secondari (il senatore Stazio ha molti schiavi che compaiono spesso durante la narrazione), in modo completo, riesce a farci capire in toto le sfumature dei loro caratteri e anche la loro emotività. Personalmente amo molto il modo di fare ironico e canzonatorio di Castore che seppure schiavo si prende molte libertà con il suo domine che mai lo punisce e che anzi spesso sorride di questo suo modo di fare. La trama è scorrevole e ricca di colpi di scena, il lettore è sempre informato di ogni cosa scoperta e di ogni novità, ha tutti gli elementi per "risolvere il caso" ma difficilmente riesce a collegare i vari punti della vicenda senza la spiegazione finale del senatore. Questo terzo romanzo della serie che ha come protagonista il senatore Stazio è apprezzabile come i due precedenti e coniuga l'amore per il mistery con quello per la civiltà dell'antica Roma, resa nei suoi usi e costumi con dovizia di particolari. Insomma a leggerlo decisamente non ci si annoia, mi risultava infatti difficile fermarmi nella lettura e aspettare per sapere cosa sarebbe successo nei capitoli successivi.
I Roma, anul 798 de la întemeierea Romei (anul 45 după Hristos, toamna) A noua zi înainte de Calendele lui Noiembrie
Tolănit comod pe un divan din sufragerie, senatorul Publius Aurelius Statius sorbea cu înghițituri mici vinul fierbinte de Falern, dând arareori, aprobator, din cap.
Pomponia vorbea de aproape o oră și patricianul era deja edificat pe deplin în privința tuturor scandalurilor din Urbs, începând cu cele în care era amestecată frumoasa și ușuratica împărăteasă Valeria Messalina. Legănată de neîntrerupta sporovăială a matroanei, atenția lui Aurelius se lăsa purtată încet-încet spre alte domenii de interes: obiectele de ceramică atică din colecția sa, tratatul lui Columella despre grădini, nurii curtezanei Cynthia…
― … Fiica mea! exclamă în clipa aceea trupeșa matroană și Aurelius tresări, răsturnând cupa cu vin.
― Am, câteodată, impresia că nici nu mă asculți, îl mustră Pomponia, încruntându-se, în vreme ce un sclav grijuliu se repezea să șteargă vinul de pe masă.
Era posibil ca Pomponia, chiar și acum… se gândea în vremea aceasta patricianul. Nu, își alungă el gândul: deși făcea tot posibilul să ascundă aceasta, matroana trecuse binișor de vârsta la care ar mai fi putut rămâne însărcinată.
― Lucilla are aproape douăzeci și trei de ani, îi explică prietena sa.
Poate că era o rătăcire a tinereții, deduse senatorul, uluit peste măsură; un pas greșit de care bunul Titus Servilius, soțul Pomponiei, habar n-avea nici acum…
― Se căsătorește peste cinci zile. Din păcate, Titus este în Lucania și nu va putea fi de față. Trăgeam nădejde că ai putea să vii tu în locul lui.
― Dar, atunci, Servilius… exclamă Aurelius și mai uimit.
― El a adoptat-o înainte de a pleca! Este fiica răposatei mele verișoare, Calpurnia ― s-o ferească zeii de toate chinurile Tartarului ― iar tatăl ei este Lucius Arrianus, profesorul de retorică, îl lămuri Pomponia. Singurul lor băiat a murit înainte de a îmbrăca toga bărbăției. Pentru că acum nu mai are moștenitori, Arrianus dorește să-l înfieze pe Octavius, cel mai bun elev al său, însurându-l cu fata sa, pentru ca, astfel, numele familiei să nu se piardă. În acest fel, însă, copiii ar fi considerați, din punctul de vedere al legii, frate și soră; prin urmare, pentru ca această căsătorie să se poată face era necesar ca Lucida să fie adoptată de cineva. Noi ne-am oferit imediat, nu-i așa că este un lucru nemaipomenit?
A differenza di altri romanzi della serie, ho fatto un po' più fatica a seguire la trama di questo. Forse perché è diverso dai precedenti: per stessa ammissione dell’autrice, questo è il classico romanzo all’inglese, con un omicidio in stanza chiusa e un numero limitato di sospettati. C’è tanta carne al fuoco, forse troppa: sostituzione di gemelli, magia nera, truffa… Il tutto si mescola in un calderone di possibilità che però hanno poco sviluppo e finiscono inevitabilmente in un vicolo cieco. A morire, stavolta, è una giovane il mattino delle sue nozze. I sospettati sono molteplici e ruotano intorno alla sua famiglia: la sorella gemella, il marito di lei, il promesso sposo, il padre… Mi è piaciuto il fatto che in questo romanzo venga esplorato il mondo delle scuole pubbliche, dei maestri e degli allievi, nonché quello delle banche e dei prestiti degli argentarii. È sempre un piacere ritrovare l’investigatore Aurelio e la sua cricca di amici e alleati e continuerò senz’altro a divorare uno dopo l’altro tutti i romanzi di questa intramontabile serie di gialli.
Il nostro investigatore romano preferito è nuovamente in azione. Questa volta è stato invitato al matrimonio di Lucilla, la figlia di Arriano, il rettore di una scuola esclusiva. Oltre a lui ci sono anche la sua ottima amica Pomponia e i solito liberto Castore che nella confusione che genera riesce anche a dare una mano.
Ovviamente, il libro introduce anche una serie di personaggi secondari che serviranno a popolare l'avventura con sospettati e informatori.
La trama ruota intorno al solito omicidio, un paio di sorelle gemelle, qualche insegnante della scuola, dei feticci per fare il malocchio, l'amore e la cupidigia umana.
Come sempre la Comastri ci presenta un quadro in cui ci racconta non solo le vicende di Publio Aurelio Stazio, magistrato e investigatore, ma anche uno spaccato della vita romana e degli usi e costumi di un'epoca ormai scomparsa ma il cui fascino rimane tutt'oggi molto attuale.
Questa saga è ideale per i miei frequenti viaggi in treno: leggera e interessante, libri dalle dimensioni ridotte e trama concisa. Ogni libro è una indagine a sé, nel migliore stile giallistico. Lo stile è pulito e fluido e scorre via come acqua. "Parce sepulto" mi è piaciuto, ma forse è troppo confusionario (o sono io incapace di indovinare gli assassini nei gialli): troppi personaggi che allo stesso tempo sono troppo pochi; si continua a girare intorno alle solite tesi, che poi vengono sempre smontate (e con le solite motivazioni, peraltro!); troppe ellissi temporali non mi sono piaciute, sembravano sintomo di frettolosità. Buona però la caratterizzazione dei vari ipotetici assassini, del loro passato e dei vari moventi. Mi ha preso un po' meno degli altri due, ma è comunque una lettura piacevole.
Quello che le due gemelle avevano combinato 5 anni prima dei fatti narrati era chiaro sin dai primi discorsi proprio perché alcune cose non quadravano. E di conseguenza era facile intuira cosa fosse avvenuto nei bagni. L'autrice però mischia le carte e ti fa dubitare delle tue ipotesi. Finisci con l'arrovellarti il cervello per mettere in chiaro le cose e per sicurezza cominci a chiamarle "sorella buona"/"sorella cattiva". Metto 4 stellette proprio perché la soluzione è semplice, ma dubiti fino alla fine di non aver preso un granchio. Tutto questo riguarda la prima morte.
Prendiamo in considerazione la terza dipartita. Troppo facile. Persino Stazio nota che c'è troppa carne al fuoco...e ci casca lo stesso. (._.?) Va be', diamogli il beneficio del dubbio e vediamo come se ne tira fuori. (Conan dove sei?)
SPOILER Come? Un classico. Capisce che l'unico testimone è quello che gli è sempre stato tra i piedi. Ok. Lo cerca e scopre che è in compagnia di uno dei sospettati. Nella foga di rintracciarlo, chiede notizie proprio al secondo sospettato, dicendogli persino che si tratta dell'unico testimone. Naturalmente cosa succede? Il secondo prende in mano la situazione e gli dice «Cerca lì (lontano, lontano, lontano...), che io cerco qua (nel posto più ovvio)!». Si dividono e finalmente a Stazio si accende la lampadina: «Vuoi vedere che..». Arriva in tempo per salvare il testimone, si ingaggia la solita lotta.. e l'assassino? Eeeh, chissà?
Altro punto. Le lettere minatorie. Delle prime due non me ne importa proprio niente (anche se dalla scrittura e da quello che si dice della scuola, è evidente che sono state ricalcate da una tavoletta). La terza. Arriva prima dell'omicidio e non dopo come le altre. Stazio fa una lista (davvero) di chi poteva conoscere la scrittura di Elio e ci mette dentro chiunque. Sa a chi appartengono le prime due. Ma questa?
Ripercorriamo le sue azioni. Trova due lettere minatorie. Lui stesso, non ricordo perché, parla a mister x della loro esistenza. Sa che lui non le ha scritte perché sono opera di mister y. Sa che mister y le ha spedite ad Arriano dopo le morti, non perché fosse l'assassino, ma perché voleva approfittarne per fargli uno scherzo. Lui non sapeva che quelle persone sarebbero morte. Allora chi ha scritto la terza? Esatto, l'assassino! E scrive la sua bella lista di chi poteva conoscere la calligrafia di Ezio. Fin qui tutto bene. All'interno però non figura mister x. Perché? Perché non poteva conoscerla. No, non è esatto. Mister x non poteva conoscere Ezio, carne, ossa e capelli compresi, ma sei stato proprio tu a rivelargli l'esistenza delle lettere. Ed è stato proprio lui a dirti che se le sarebbe fatte consegnare da Arriano. Ergo, lui conosce la calligrafia. Il ragionamento fila? E allora era proprio necessario, nel luogo lontano lontano dove ti sei fatto spedire da un presunto assassino/attore nato/approfittatore/bugiardo affermato, vedere una scritta sul muro per capirlo? Certo, ti è servito per capire che le parole della terza lettera erano tutte contenute nelle altre (non ci ho fatto caso), ma il punto non cambia. Poteva andare peggio. Fortuna che il ritorno era in discesa..
Parce sepulto. Lascia stare i morti. Eppure ci sono dei morti che non possono essere lasciati stare. Ne sa qualche cosa il nostro senatore Stazio, borioso e pigro patrizio della Roma imperiale. Invitato al matrimonio di Lucilla, viglia adottiva dell'amica Pomponia, purtroppo non potrà vedere la giovane sposata, perché morirà il giorno stesso delle nozze. Morte per collasso, in una vasca di fanghi. Eppure non è così semplice come sembra. C'è sotto qualcosa. Un rete intricata che include denaro, potere, compromessi. E trovare la verità non sarà facile.
Quello che mi è piaciuto di più di questo libro è stata la descrizione, minuziosa e accurata, del periodo storico in questione. Non idealizzato, non finto, ma vero e presente. Una vera descrizione della vita quotidiana di duemila anni fa, il sistema scolastico, che neanche farlo apposta assomigliava già al nostro. Soprattutto il sistema bancario, con le sue corruzioni, l'usura, l'avidità. Una Roma di duemila anni fa ma profondamente attuale. Una Roma in cui i protagonisti si possono felicemente rispecchiare in persone comuni dei nostri giorni (non si fa fatica ad immaginare Publio Aurelio Stazio vestito in giacca e cravatta, ad occupare boriosamente le sedie del Parlamento, arricchendosi sulla pelle degli altri).
Un romanzo non pesante, non estremamente riflessivo e di intrattenimento. Onestamente migliore dell'ultimo letto della Comastri Montanari (già recensito l'anno scorso). Soprattutto il finale. Non del tutto scontato, non banale, non frettoloso. Ben fatto.
Publio Aurelio Stazio, senatore romano con una passione per l'investigazione, si trova coinvolto in un nuovo caso quando, invitato alle nozze di Lucilla e Ottavio, trova il corpo senza vita della futura sposa. Dapprima sembra trattarsi di un incidente, ma ben presto Aurelio si rende conto che la famiglia cela molti oscuri segreti; e poi i morti iniziano ad aumentare...
Parce sepulto, quinta indagine di Publio Aurelio Stazio, è un ottimo giallo storico, una lettura veloce ma non superficiale. L'ambientazione è come sempre ben curata, e l'autrice include molti dettagli interessanti che non appesantiscono il ritmo ma anzi permettono di imparare molte cose nuove. Questo libro esplora in particolare la scuola romana e i metodi di insegnamento. Il mistero è ben congegnato, sono presenti molti sospettati e motivi diversi, così come numerosi segreti di famiglia che potrebbero aver portato al delitto - o forse no. L'autrice gioca anche con il tema delle gemelle che, anche se forse un po' abusato nei gialli, è qui trattato in modo intelligente, tanto che fino alla fine non ero assolutamente certa di quale fosse la verità. I personaggi sono poi simpatici come sempre, a partire dal protagonista fino ad arrivare ai suoi schiavi, in primo luogo l'esilarante Castore.
Come al solito Danila Comastri Montanari ci mostra uno spaccato di vita della Roma Imperiale, con tutti i suoi costumi e, soprattutto, i suoi vizi. Questa volta "studiamo" (perché si tratta comunque di una vera e propria lezione di Storia) la Scuola e il Sistema Bancario dell'Antica Roma, che ci vengono messi a nudo con tutti i loro difetti, rappresentati magistralmente da personaggi molto ben delineati. Non ho capito chi era il colpevole fino alla fine (beh, quasi, l'avevo intuito un po' prima di Aurelio, e non avrei commesso il suo errore), perché c'erano talmente tanti segreti nascosti da tutti i corrotti personaggi, che si intuivano nel corso della lettura, da farmi sospettare ora dell'uno ed ora dell'altro indiziato... Come deve essere un giallo che si rispetti! Si vede che è scritto da una donna, per il fatto che, nonostante Aurelio venga sempre descritto come uno sciupafemmine, in realtà spesso non riesce davvero ad essere all'altezza della sua fama, risultando quasi ridicolo (e così impara a non essere romantico!).