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In cerca dei giardini delle nostre madri: L'esperienza creativa delle donne (Disincontri)

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115 pages, Kindle Edition

Published September 25, 2026

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Alice Walker

266 books7,662 followers
Noted American writer Alice Walker won a Pulitzer Prize for her stance against racism and sexism in such novels as The Color Purple (1982).

People awarded this preeminent author of stories, essays, and poetry of the United States. In 1983, this first African woman for fiction also received the national book award. Her other books include The Third Life of Grange Copeland , Meridian , The Temple of My Familiar , and Possessing the Secret of Joy . In public life, Walker worked to address problems of injustice, inequality, and poverty as an activist, teacher, and public intellectual.

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Profile Image for Mighty Aphrodite.
732 reviews74 followers
October 4, 2026
Alice Walker parte dalla sua storia personale di donna scrittrice e artista nera e intreccia il suo vissuto a quello di altre artiste del passato, di altre donne che hanno dedicato la loro vita alla scrittura e che hanno cercato di far sentire la propria voce a dispetto dei limiti imposti loro dalla società, dalla povertà, dalla malattia.

All’interno dei confini spesso limitati e faziosi dell’educazione scolastica americana, Alice Walker si trova attorniata dall’esempio di scrittori del Sud bianchi, incapaci di rappresentare gli uomini e le donne nere che li circondano, riducendoli a stereotipo, a involucri vuoti e quasi senza anima, incapaci di divenire punti di riferimento, ideali, modelli da cui partire per tracciare una mappa tra passato e presente, un percorso letterario da seguire.

È proprio quando sente mancarle una cultura nera, è proprio quando sente che le sue radici sono frastagliate, confuse e difficili da stringere tra le dita che Alice Walker si rivolge a Zora Neale Hurston e al suo lavoro come antropologa delle comunità nere. I suoi libri sul folklore afroamericano spalancano davanti agli occhi di Walker un mondo di significati mai immaginato, le forniscono le coordinate per comprendere appieno sé stessa e la realtà dalla quale proviene e che l’ha resa la donna e la scrittrice che è.

Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Come Musica.
2,229 reviews692 followers
October 20, 2026
In questi saggi, raccolti e tradotti per la prima volta in questa forma essenziale, la voce che conosciamo dal Colore viola si fa più diretta, più tagliente, più intima.

Il cuore del libro è un'idea semplice e potente: le madri e le nonne delle donne nere, private di tempo, di istruzione e di riconoscimento, hanno comunque creato. Hanno coltivato giardini, cucito trapunte, raccontato storie, inventato bellezza dentro la fatica quotidiana.

Per Alice Walker quei gesti, in apparenza minori, sono la radice di ogni arte femminile: non un passatempo, ma un atto di resistenza. I «giardini delle nostre madri» del titolo sono, in senso letterale e metaforico, proprio questi atti creativi, con cui le donne hanno affermato sé stesse dentro una condizione di subalternità.

Nel 1973 Alice Walker, si addentra fra le erbacce di un cimitero abbandonato in Florida. Cerca la tomba di Zora Neale Hurston, antropologa e romanziera morta in miseria e dimenticata. Quando il piede le sprofonda in una buca, decide che è lì e ci fa mettere una lapide: «Un genio del Sud».

Da chi impara un'artista quando la storia le ha cancellato le antenate?

Alice Walker risponde in due modi. Il primo è recuperare le scrittrici dimenticate, come Hurston, di cui traccia anche un ritratto lucido: senza denaro proprio, avverte, non c'è indipendenza. Il secondo è guardare «in basso», alla creatività di chi non poteva scrivere. È il caso della trapunta di un'anonima donna nera dell'Alabama, o della madre dell'autrice, che dopo il lavoro nei campi coltivava giardini famosi in tre contee. Memorabile la riscrittura di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf: fra parentesi quadre Walker aggiunge ciò che Woolf non vedeva, cioè «donna nera», «la frusta», «le catene». Il saggio più scomodo è quello su Flannery O'Connor. Alice Walker visita prima la propria casa natale, una baracca da mezzadri, poi la tenuta della scrittrice, e confessa senza filtri ammirazione e rancore insieme. Non c'è retorica celebrativa, ma una lucidità affettuosa e a tratti furiosa.
Il limite sta nella selezione.

Quanta creatività è stata sepolta perché non aveva un nome, uno spazio, un pubblico? E quanta continua invece a fiorire nei posti più improbabili?

Un libro breve e necessario, che parla ancora oggi a chi scrive, a chi crea, a chi cerca di capire da dove viene la propria voce. Lo riassume la frase che chiude il primo saggio: «la vita che salviamo è la nostra».
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