Düzyazının İnce Sesi, Giorgio Manganelli’nin 1966-1990 yılları arasında yazdığı yazın izleği üzerine yazılarını kapsıyor. Bunlar, tutarlı bir bütün oluşturan, aynı gövdeden dal sürmüş yazılar: Manganelli yazın’a sui generis bir açıdan bakıyor: Yazın’ın “yalan” olduğunu söylüyor, örneğin. Olası bir “Niçin yazıyorsunuz?” sorusuna “Ayakkabılarımın bağcıklarını bağlayamadığım için” yanıtını veriyor. Bu alışılmadık, giderek şaşırtıcı yazıların en belirgin özelliği, derin, yoğun ve şiire yaklaşan dildir: Özenle seçilmiş, ansızın kopup yerlere saçılan bir dizi inci kolye gibi dağılmaya eğilimli sözcükler, alışılmadık, aykırı benzetimler, eğretilemeler... Bir de kuşkusuz Manganelli’nin özgün mizahı. Özellikle yazın üzerine düşünmekten hoşlanan okurlar, kitabın başından sonuna dek, Manganelli’nin düzyazısının ince sesini duyacaklardır.
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.
”Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche che la domanda è insieme buffa e sconvolgente. Come domanda buffa, avrà certamente delle risposte buffe: ad esempio, che scrivo perché non so fare altro; o perché sono troppo disonesto per mettermi a lavorare”.
Manganelli cancella il mondo con la scrittura, configurando opposti retorici e etimologici che dissimulano il vuoto del linguaggio organizzato nel discorso. L'arte di scrivere per Manganelli è diffidente verso il messaggio, è indifferente verso la sincerità: la letteratura è losca, disonesta, menzognera, è caratterizzata da doppiezza morale, irresponsabilità e perpetuo scandalo. Le parole sono trappole che creano simpatie tramite le figure formali, racchiudono una presenza notturna, una nerità verbale. Uno che scrive si trova sconfitto, travolto da inanità esistenziale, divorato da quella dannazione meravigliosa detta fantasia. Manganelli ripete che lo scrittore deve lavorare senza capire a fondo quello che ha scritto; l'inconoscibile e l'irrazionale lasciano spazio al linguaggio del cuore, al mugolìo animale, ai dispositivi stilistici, che sopravvivono al tentativo di ridurre sotto controllo i contatti occulti con il caos. La letteratura non esiste senza l'ombra, le tenebre, la notte; non esiste senza l'incantesimo della retorica. Per questa ragione, essa non è mai un'attività a fin di bene, all contrario si presenta sempre ambigua, innaturale, mostruosa. La critica, per parte sua, è letteratura sulla letteratura, è un lavoro liminare, sulla soglia tra conformismo e dissoluzione, evocazione di cose andate e modo inedito di mentire. E così il leggere, arte squisitamente passionale e innamoramento intellettuale, è volto al non capire, al fantasticare, a costruire un luogo dove sia possibile pensare impunemente. Non una cosa seria, quindi. Per nulla impeccabile. Ossessiva e discenditiva. Gli studi letterari, e con essi la poesia, tendono sempre a una condizione estrema, dove ogni parola, una per una, va presa e uccisa prima di essere usata: per tal motivo l'interpretazione è enigma, una cosa fatta mentre si ha coscienza che si dovrebbe farne un'altra. La letteratura è disposta, nel dettato di Manganelli, a ritrarsi infinitamente; impura e fatale, è sempre metonimicamente sé stessa.
"Sia onore alla letteratura. Essa è ambigua, asociale, incorreggibile e imperfettibile. Soprattutto, è totalmente ambigua. E' disonesta. Parteggia per gli assassinati e gli assassini. E' ingiusta. E' diseducante. E' sensuale. Non tollera che la si ammanti di ideologie." Altro che stelle. Questo libro si valuta in galassie. Ognuna di queste notarelle poggia su una montagna di libri. Su ognuna di queste notarelle si possono poggiare montagne di libri.
"Nella mia vita fin dall’infanzia ho sempre praticato il peccato di lussuria libraria. Ho amato i libri di amore passionale, poligamico, vizioso, incontinente, maniacale. Ho sedotto e stuprato libri. Ho abbandonato libri in stato interessante. Ho ucciso libri per gelosia, altri ho scelto per odio di altri libri che non volevano amarmi." (pp. 249, 250)
Non è, ecco, un libro di facile lettura (e lo dico senza l'orgoglio di chi si sente fico perché ha finito di leggerlo). Non esiste un sostantivo che non sia abbinato a un aggettivo inusuale (decidue, querulo, equoreo...). Non esiste un concetto espresso nel modo più semplice possibile, per farsi comprendere. Ogni frase è micraniosa, "cerebrale" come la definirebbe lo stesso aurore, pregna di retorica, nell'accezione più positiva del termine, posto che ne abbia una. Nonostante tutto questo (o, per qualcuno, forse, anche grazie a questo) riesce a trasmettere una serie di concetti interessanti. Estremamente. Alcuni dei quali forse così difficili da esprimere che per farlo questo è l'unico modo. Concetti che sento miei ma che non riuscirei a descrivere. Non con questa compiutezza, comunque. Vale la pena leggerlo? Secondo me sì.
Manganelli ha la capacità di esprimere genialmente e con parole perfette molti dei miei pensieri sugli "scrittori", sui "libri che raccontano storie", sui "libri che rendono migliori" e ad altri concetti deleteri che sono opposti al mio concetto di letteratura (ed anche solo di lettura).
«Dimentico che non v’è discorso letterario se non come macchinazione, il romanziere si è via via persuaso che quel che egli faceva aveva qualcosa a che fare col mondo in cui viveva
Non si scrivono poesie e romanzi per parlare direttamente al lettore, né per coprirlo della tenera fanga dei nostri sentimenti, né per educarlo a nobili sentimenti
la letteratura ha il compito di non parlare direttamente al lettore, e di non rispondere alle sue domande, ne viene che essa non ha alcun dovere sociale, che anzi essa è affatto antisociale; e in particolare, essa non ha alcun dovere
Questa idea che gli scrittori possano pensare impunemente, cosa che non pare richiesta per la generalità degli esseri umani, ha del fascino.
le parole sono impure; le parole racchiudono una presenza notturna, ed è questa nerità verbale che è il contrassegno, il sibilo rettilineo della letteratura.
mi interessano libri che abbiano un tema piuttosto che una trama; i libri che non è possibile, o eccessivamente arduo riassumere.
fare letteratura è una attività artificiale, la lavorazione di un congegno insieme esatto ed occulto. Insegna la diffidenza per il messaggio, per il sentimento, l’indifferenza per la sincerità
le parole sono in primo luogo suono e che questo suono costruisce, allucina, crea, disegna nell’aria delle immagini, delle strutture, non saprei come definirle proprio perché sono allucinatorie, oniriche, sono fantasmi.
appurato che ogni parola di Manganelli è preziosa, segnalo come vertice di espressione letteraria vera e propria, come pura arte narrativa, il pezzo sulla Fiera del Libro di Francoforte, dove la coscienza del disastro che la massificazione ha compiuto sulla produzione libreria assume toni surreali e grotteschi:
Dopo qualche ora di paziente camminata si prova una sorta di sazietà mentale, come se uno si fosse sfamato guardando a lungo la pubblicità policroma di una marca di salsiccia,
Rimane quindi la malinconia di rendersi conto che nella disfida tra illeggibili e leggibili, alla fine ha vinto Moravia, ma anche la coscienza che aveva, ha e sempre avrà Manganelli.
Il miglior modo per conoscere Manganelli brevi articoli, recensioni, elzeviri e piccoli esercizi di pensiero ... leggere questo volume di Manganelli significa abbandonarsi, con felice disorientamento, a una mente incandescente che non descrive il mondo ma lo reinventa, ne fa parodia e lo percuote con la frusta dell'intelligenza più affilata e della prosa più cesellata che la letteratura italiana del secondo novecento ci abbia lasciato.
Una collezione di riflessioni, divagazioni e scherzi sul significato di scrivere, recensire e leggere. Ne ho trovati alcuni originali e provocatori, altri incoerenti e pretenziosi. In qualcuno sembra provare a imitare Borges senza averne la brillantezza. Comunque una lettura che lascia con qualche spunto interessante.
Uno di quei libri che fa male leggere perché si sa che non si potrà più tornare a non averli ancora letti. Uno di quegli imprescindibili fari sulla via. Manganelli ha ragione su tutto, anche su ciò su cui non sono d'accordo.