Baiae, fine estate del 46 un'esclusiva stazione termale, il cuore della «dolce vita» romana, un luogo dedito a feste, banchetti, al culto della bellezza e a piaceri segreti. Ma la dolcezza del mese di settembre viene turbata da un brutale omicidio. E Publio Aurelio Stazio, che sperava di trovare finalmente un po' di pace e di poter archiviare delitti e indagini, si ritrova implicato in una nuova inchiesta… Non sarà l'unica a tenerlo impegnato durante la sua permanenza nella splendida Baiae. Prima che la stagione della villeggiatura termini, infatti, Publio Aurelio dovrà scovare l'autore di un delitto commesso nel sudatorium delle terme e collegato all'ambiente dei portuali di Puteoli, e risolvere un caso di pedofilia che coinvolge due fanciulle di quattordici anni diversissime tra la figlia del prefetto della flotta imperiale e una povera ragazza dei bassifondi.
"Scelera" ovvero Delitti.. E qui di delitti ce ne sono parecchi!! Publio Aurelio si concede una vacanza a Baia, vicino Napoli, e subito avviene un delitto che fa da tramite ad altri 4.. Della serie Publio Aurelio era la Jessica Fletcher dell'antichità.. Dove va lui compare la falce della morte! Naturalmente tutti delitti ben organizzati divisi in capitoli, ma quello che colpisce è ancora una volta il rapporto di amore/odio tra Aurelio e il suo segretario Castore.. Sembrano quasi marito e moglie legati da un profondo senso di amicizia
Questa volta, invece che mescolare più indagini tra loro, creando confusione, l'autrice ha preferito suddividerle in racconti separati, con un solo caso giudiziario e la location vanziera di Baia come collegamento. Risetto al caos delle ultime indagini, con troppa carne al fuoco, questa nuova struttura ha funzionato e tutte le indagini sono state lineari e non comlicate da troppe informazioni a volte inutili. I personaggi sono sempre loro, poche modifiche nei comportamenti e nei battibecchi. Le note storiche sono sempre interessanti e mantengono vivo l'interesse.
Nessuna qualita' letteraria, come sempre, ma un gustoso passatempo giallo per una lettura rapida e senza impegno. Il dato positivo e' piu' che altro il ripasso dei costumi latini.
In quest’ottavo libro della serie l’ambientazione si sposta a Baia, dove Publio Aurelio ha in programma di passare qualche rilassante mese di vacanza. Ma ben presto l’ambiente si rivela meno tranquillo del previsto, e il senatore si trova a fare i conti con ben quattro delitti diversi.
Mi è piaciuto molto il cambio di ambientazione, che permette all'autrice di introdurre, come sempre, piccoli interessanti dettagli sulla vita e le abitudini dell’epoca. Anche la struttura del libro è accattivante: i casi sono divisi in modo da formare quattro piccoli racconti a sé stanti, cosa che rende la lettura ancora più rapida e piacevole. Li ho trovati tutti molto ben riusciti, ma il mio preferito è stato il primo.
Il rapporto tra Publio Aurelio e Castore è come sempre divertentissimo e uno dei punti di forza della serie. L’esasperazione del liberto per la passione investigativa del padrone è esilarante, così come i suoi sempre abili (e sempre riusciti) tentativi di spillargli soldi.
«E poi il morto doveva essere un riccone, almeno a giudicare dall’eleganza della veste. […]» «Ti sbagli, Castore» lo interruppe il senatore. «Quel tipo non se la passava affatto bene. La toga nuova gliel’ho fatta mettere io, per esporre più dignitosamente il feretro.» «Che spreco!» si scandalizzò il liberto. «Destinare un abito tanto fine alla pira funebre, quando io, il tuo segretario personale, vado in giro conciato peggio di un mendicante!» «Castore, il chitone che hai addosso vale un patrimonio» gli fece osservare il padrone. «Senza contare che è mio.»
Anche in vacanza un investigatore come Publio Aurelio Stazio non può stare con le mani in mano... Tre meravigliose indagini in trasferta per il nostro senatore preferito!
In vacanza a Baia, una delle piu' rinomate localita' balneari della Roma Imperiale, Stazio vuole riposarsi. Si e' allontanato apposa dall'Urbe, per non avere a che fare con morti e omicidi. Ma sembra che non ci sia pace per Aurelio e gli omicidi lo "seguono" anche negli stabilimenti balneari piu' in di Baia.
E' proprio vero che a uccidere il vecchio Perpenna e' stato Decimo, il piu' tardo dei suoi nipoti? Possiamo prendere come prova di colpevolezza la corda di una trottola usata per strangolare il vecchio paterfamilias, solo perche' il povero Decimo si baloccava con esse?
E cosa si nasconde dietro il brutale omicidio di Aulo Emiliano? La moglie e' veramente questa prova vivente della virtus romana?
Chi ha ucciso Caio, capo-popolo, antesignano dei moderni sindacalisti? E' stato solo un incidente, o c'e' dietro qualcosa d'altro, qualcosa di piu' losco?
E che fine ha fatto la piccola Lelia, figlia quattordicenne di Lelio Lampronio? Fuga volontaria od omicidio premeditato? E se non fosse colpa della fanciulla, la sua fine? E se dietro questo omicidio si nascondesse qualcosa d'altro, qualcosa sepolto dalle sabbie del tempo, una storia che si tinge di tinte fosche e scabrose?
I libri di Danila Comastri Montanari sono sempre di semplice lettura, ricchi di aneddoti riguardanti la vita dell'Impero e mai noiosi. Si leggono velocemente, facilmente. Un libro ideale se si vuole riposare la mente e ci si vuole divertire. I rimanenti romanzi, li ho gia' messi nella mia lunga coda di lettura :-P