“Con la locuzione enigma della camera chiusa o mistero della camera chiusa viene indicata una particolare varietà di romanzo o racconto poliziesco in cui l'indagine si svolge intorno a un delitto compiuto in circostanze apparentemente impossibili come quello scoperto in una camera chiusa dall'interno” (Wikipedia).
In questo tipo di romanzo poliziesco, lo scopo del lettore non è tanto quello di scoprire chi sia l’assassino, ma di capire in che modo il delitto sia avvenuto. La prima impressione è che il criminale sia svanito nel nulla, tanto che gli investigatori coinvolti nell’indagine brancolano nel buio; poi, man mano che l’inchiesta procede, ciò che a prima vista sembrava impossibile trova una spiegazione del tutto razionale. Ovviamente, lo scrittore dev’essere leale con il lettore, non può e non deve ingannarlo usando trucchi come finte pareti o passaggi segreti.
Tra gli esempi più famosi del genere ricordiamo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie in cui la camera chiusa viene sostituita da una piccola isola, Il mistero della camera gialla di Gaston Leroux, Le tre bare di John Dickson Carr e il misconosciuto L’enigma della stanza impenetrabile di Derek Smith.
Questo romanzo, pubblicato nel 1953, nonostante sia poco noto ai più, è considerato un libro di culto dagli appassionati del genere, poiché presenta ben due delitti a prima vista impossibili da risolvere. Il primo riguarda Roger Querrin, figlio maggiore di una ricca famiglia inglese, proprietario di un’antica dimora alla quale è legata un’oscura maledizione. Lo scettico e incauto giovane, infatti, a pochi giorni dalle nozze con l’affascinante Audrey Craig, decide di trascorrere la notte proprio nella stanza in cui, secondo la leggenda, aveva trovato la morte un suo antenato. Il fratello Peter e Miss Craig, estremamente preoccupati per Roger, incaricano il giovane investigatore Algy Lawrence di occuparsi delle misure di sicurezza, nonostante le quali, allo scoccare della mezzanotte un urlo terrificante riecheggia per la casa. Il secondo delitto, strettamente legato al primo, avviene poco tempo dopo. Il finale lascerà anche il lettore più scaltro ed esperto senza parole.
COSA MI E’ PIACIUTO. Il romanzo è molto ben strutturato. Un capitolo dopo l’altro il lettore accompagna il detective Lawrence nella sua indagine, ed è impossibile non fare congetture sul nome dell’assassino e sulle modalità in cui sono avvenuti i delitti. Il finale è davvero sorprendente, in grado di lasciare senza parole il lettore più smaliziato. Ho apprezzato anche l’ambientazione che, per molti aspetti, mi ha ricordato la dimora in cui si svolge “L’assassinio di Roger Ackroyd” di Agatha Christie, uno dei miei gialli preferiti.
COSA NON MI E’ PIACIUTO. Quando leggo un romanzo, di qualunque genere sia, uno degli elementi che per me fa la differenza, è l’introspezione psicologica che qui, ahimè, è assente. I personaggi sono poco caratterizzati poiché gli elementi fondamentali del libro sono gli omicidi e l’indagine che ne consegue. Nonostante questo, è impossibile non empatizzare con il detective Lawrence, un giovane simpaticissimo e dalle spiccate doti investigative.