La resistenza popolare a Kobane ha mostrato l’esistenza di una terza via tra il fascismo islamico dell’Isis e l’imperialismo occidentale che si nutre di islamofobia. E sempre in Rojava, regione a maggioranza curda del nord della Siria, è nato l’esperimento del “confederalismo democratico”, sistema di autogoverno che rimette in discussione gli Stati-nazione e che persegue un’economia solidale, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli. Eppure questa esperienza fondamentale di lotta all’Isis, che potrebbe rappresentare anche un punto di svolta nella questione curda aperta da quasi un secolo, viene boicottata dal Governo turco e ignorata dai media occidentali. Non solo, tuttora il Pkk di Abdullah Öcalan è annoverato tra le organizzazioni terroristiche, al pari proprio dell’Isis che combatte. Collettivi e singoli – tra cui Zerocalcare che cura la prefazione a fumetti di questo volume – hanno sentito la necessità di recarsi a Kobane e a Suruç, in territorio turco a pochi metri dal confine, dando vita alla staffetta italiana “Rojava calling” per portare solidarietà concreta e dare visibilità a chi non si è mai arreso e continua a lottare per la propria autonomia. Questo libro è il loro diario di viaggio collettivo, raccontato in prima persona plurale dalle decine di attivisti che si sono succeduti nelle staffette. Un racconto corale dei veri protagonisti di questa drammatica e straordinaria esperienza, che come tutte le resistenze parla non soltanto al popolo curdo ma al mondo intero.
Un po' deluso per diversi motivi. Prima di tutto perché - errore mio - cercavo un approfondimento sulla cultura e storia del Rojava, e su come si fosse arrivati alla confederazione attuale (ancorché non riconosciuta). Ma il taglio del volume è chiaro già nel titolo, quindi è colpa mia.
Il principale difetto, secondo me, è la formula della stesura "a staffetta", il diario scritto a più mani, che finisce per risultare in una narrazione frammentaria e, inevitabilmente, spesso ripetitiva.
L'unica caratteristica che accomuna tutte le voci narranti è l'evidente "parzialità" di giudizio: è evidente l'ammirazione nei confronti dell'iniziativa e la condivisione di una certa visione del mondo e di certi valori. Abbracciati totalmente e "ciecamente". Questo ovviamente non toglie verità né a tale visione né a quanto raccontato, ma in un certo modo diminuisce l'autorevolezza del racconto: il rischio, con convinzioni così forti, è ovviamente che ciò che si vede e si vive venga inconsciamente interpretato alla luce di queste convinzioni. Una voce critica, un diverso punto di vista, che magari noti le imperfezioni e magagne anche in una apparente utopia, riesce a volte a rafforzare l'esposizione.
Mentre questa consapevolezza, una vena di disincanto, l'ho trovata nel volume di Zerocalcare, mi sembra che manchi in questo diario. (A proposito, la scelta di usare una mini introduzione a fumetti di Zerocalcare per dare visibilità al volume... la capisco ma non la condivido).
Insomma, alla fine, la parte che ho apprezzato di più è stata l'appendice con il testo della "carta del contratto sociale" del Rojava. Peccato.
Non è un libro semplice, più di una volta mi è capitato di dover rileggere alcuni passi per riuscire ad afferrare davvero le parole. La narrazione presenta, poi, alcuni buchi temporali che rendono il tutto un po’ confusionario. Questo non è un approfondimento sulla cultura e la storia del Rojava, o su come si sia arrivati alla sua confederazione ma, come dicono titolo e sottotitolo, è un diario di viaggio scritto a più mani da alcuni ragazzi italiani in merito alla loro staffetta d’aiuti nella lotta contro l’ISIS tra il 2014 e il 2015. Leggendo, mi sono resa conto di quanto poco e male si sia parlato di questa realtà nei media occidentali, quantomeno quelli italiani, e forse anche per questo ho fatto davvero fatica a seguire la narrazione. Sebbene siano passati diversi anni da quegli eventi, la mia conoscenza a riguardo è troppo superficiale. L’introduzione di Zerocalcare è sicuramente stata una buona strategia per dare risalto al volume ma, personalmente, ho preferito e ho trovato più chiaro il fumetto da lui realizzato in merito alla sua esperienza.
Letto a 5/6 anni di distanza dagli eventi raccontati e della pubblicazione è forte l'impatto con la realtà attuale, con quello che è successo dopo. Un modo perfetto di approfondire l'argomento, mantenendo la semplicità di un diario
Un libro di gran valore che coinvolge. Molto interessante come storia - il gruppo italiano che parte per Kobane e altre città in sostegno della resistenza - aiuta a visualizzare la realtà della lotta e a dare un'immagine molto meno astratto di quello che si prende dai (tele-)giornali. Non è solo un diario ma i Rojava Calling approfondiscono sui pareri, visioni e filosofie del popolo curdo e tutta la resistenza. Così trasmettono visioni e valori che mi hanno rinnovato ogni dubbio nella propria traduzione delle costituzioni dei paesi dell'europa occidentale e le mentalità dei popoli.
All'inizio del libro viene spiegato che ci sono testi, esperienze, impressioni di varie persone e mi piace l'idea della variazioni di stile attraverso il libro rappresentando i personaggi ma eco il filo di amarezza: alcuni capitoli o paragrafi sono molto interessante e ben scritte ma alcuni sono repetetivi e persino superflue.
Però, dai, c'è l'introduzione a fumetti di Zerocalcare, molto bella. Contribuisce ancora al carattere "affari di cuore" che rappresenta il libro per me.
L'italiano è la mia terza/quarta lingua #discolpa #ciscusiamoperildisagio
È il diario di diverse spedizioni di gruppi italiani verso la regione del Rojava, nel Kurdistan a cavallo tra Siria e Turchia. Il pregio del volume è quello di raccontare da vicino una realtà molto poco raccontata dall'informazione italiana, che se lo ha fatto si è concentrata sugli aspetti più scenografici (le donne combattenti dell'Ypj, per esempio) (che oltre a essere parecchio fotogeniche sono un'espressione importante dell'esperimento sociale del Rojava) tralasciando quelli più complicati da spiegare, come il comportamento a dir poco ambivalente della Turchia, che sembra non avere grossi problemi con ISIS fintanto che questo tiene impegnati i curdi. Il difetto è purtroppo una certa ripetitività e un'ovvia varietà di stili di scrittura, non tutti accattivanti. È un documento importante, anche per i materiali informativi che contiene in appendice. Ma non è una lettura particolarmente piacevole.
Questo libro mi ha deluso. Mi aspettavo un opera "organica" che descriva la vita dei Curdi di Kobane e mi trovo con una sequenza di impressioni, di brevi note di partecipanti alla staffetta
Ma il non sapere quando "finisca" una staffetta e ne inizi un'altra non mi ha permesso di capire quando iniziava la narrazione di un altra staffetta. L'evidente presenza di pesanti "occhiali idologici" in alcune testimonianze fa temere tale difetto sia di tutte e fa, nel mio caso, prendere con le pinze un po' tutto.
Aggiungiamo un po' di retorica della peggior specie e via - un istant book stracotto è servito
Anche se siamo nell'epoca di google maps credo che una mappa o due sarebbero state utili