Testo inglese a fronte --- Oltre a essere una grande romanziera, Virginia Woolf si occupò per tutta la vita di critica letteraria. Le sue recensioni infatti apparivano regolarmente sulle più prestigiose riviste letterarie e le sue riflessioni influenzarono notevolmente l’evoluzione del romanzo femminile. Con estremo rigore, ma anche con la leggerezza di chi non vuole incappare in rivendicazioni e ideologie, Virginia Woolf inventò un nuovo modo di fare critica letteraria, accostando la qualità della scrittura a dettagli biografici reali o immaginari suggeriti dalla sua personale esperienza. I saggi radunati in questa raccolta compongono dunque un resoconto dell’evoluzione della letteratura femminile e un’analisi approfondita delle scrittrici che l’avevano preceduta e di quelle sue contemporanee. Una raccolta non-convenzionale di saggi di critica letteraria; un’occasione per approfondire la conoscenza di Virginia Woolf e scoprire i suoi gusti letterari.
(Adeline) Virginia Woolf was an English novelist and essayist regarded as one of the foremost modernist literary figures of the twentieth century.
During the interwar period, Woolf was a significant figure in London literary society and a member of the Bloomsbury Group. Her most famous works include the novels Mrs. Dalloway (1925), To the Lighthouse (1927), and Orlando (1928), and the book-length essay A Room of One's Own (1929) with its famous dictum, "a woman must have money and a room of her own if she is to write fiction."
Recensione presente nel blog www.ragazzainrosso.wordpress.com L’opera raccoglie quattro saggi incentrati sull’argomento letterario scritti da Virginia Woolf nel 1919, 1930, 1931 e 1939 attraverso i quali esprime il suo pensiero senza mai disdegnare l’oggettivazione della storia della letteratura. Attraverso le sue parole il lettore ha quindi la possibilità di conoscere l’aspetto critico della celebre scrittrice.
“L’arte dello scrivere è un’arte difficile.”
Che Virginia Woolf sia stata una grande autrice che ha saputo a suo modo rivoluzionare la letteratura è risaputo, che fosse stata anche un’attenta critica letteraria, per me, è stata una vera sorpresa. Questo libricino si focalizza proprio su questa seconda anima della Woolf in grado di vedere oltre il suo tempo, tanto che moltissime sue riflessioni sembrano essere quanto più attuali.
Il primo saggio “Reading” (Letture) pubblicato nel 1919 si focalizza sul concetto di libro e lettura. L’autrice confessa di amare leggere davanti alla finestra cosicché gli elementi della natura possano fare da sfondo alle vicissitudini dei protagonisti creati dalla maestria degli autori, i quali, servendosi solo della parola, creano situazioni, luoghi e stati d’animo. Fa poi un excursus su alcune opere letterarie inglesi e ammette come il bisogno di leggere un certo libro o genere letterario in un preciso momento sia influenzato, oltre che dall’interiorità del lettore, anche da ciò che accade all’esterno. Il rapporto tra autore e lettore non deve essere mai trascurato. Soprattutto quando si legge un’opera in prosa, infatti, il lettore desidera conoscere lo scrittore, la sua vita, cosa lo ha influenzato nello scrivere quella precisa opera, vuole comunicare con lui.
Nel secondo saggio “Modern letters” (Lettere d’oggi) pubblicato nel 1930 riflette sul ruolo delle lettere. Il loro uso si è ridotto notevolmente, non c’è più il senso dell’attesa, il desiderio di conservare il foglio, di rileggerlo in un momento speciale. Le lettere sono diventate mere comunicazioni private, la grafia non è curata, così come lo stile, non ci si preoccupa più dell’aspetto, la carta appare scadente. Incredibilmente, però, sono proprio queste l’emblema dell’arte dello scrivere lettere perché trasmettono emozioni, ricordi e sentimenti che, anche a distanza di anni, si possono rivivere.
Nel breve saggio “All about books” (A proposito di libri) pubblicato nel 1931, la Woolf prende atto di come la letteratura e la scrittura si siano trasformate con gli anni in una fredda disciplina di studio che ha portato alla perdita del senso di piacere che ha un’opera letteraria trasmette.
Chiude la raccolta il saggio “Reviewing” (Sulla recensione) pubblicato nel 1939 nel quale riflette sulla figura del recensore attraverso un excursus storico. Nel XIX secolo il recensore ha il compito di far conoscere al pubblico opere di narrativa presentandole e dandone un giudizio. Tale giudizio, inevitabilmente, influenza le vendite e tocca la sensibilità dell’autore. Alla fine del XIX secolo, le recensioni diventano sì più numerose ma allo stesso tempo più brevi, arrivando a toccare in misura minore la sensibilità dell’autore, poiché ci sono tanti pareri diversi e spetta quindi al lettore decidere se dare o meno la possibilità all’opera. Eliminando la figura del recensore, lo scrittore non sarebbe ossessionato dal giudizio e renderebbe meglio poiché si concentrerebbe solo sulla creazione dell’opera.
Lo stile dell’autrice è semplice e colloquiale tanto che sembra quasi di assistere a una chiacchierata informale. Ciò rende l’opera adatta a un pubblico eterogeneo e apre il dibattito su tematiche importanti per quanti ogni giorno si trovano immersi nel mondo dei libri mettendo in luce problematiche e considerazioni che oggi come allora rappresentano l’altro lato del piacere di leggere e scrivere.
Ci sono tantissimi spunti interessanti soprattutto per quanto riguarda l'evoluzione del ruolo del recensore e il suo rapporto con lo scrittore. Lo consiglio tantissimo!
Seduta accanto alla finestra a cogliere il calore dei raggi del sole e il verde della natura, mentre all'aperto si svolgeva magari una partita di tennis tra dame in lungo e gentiluomini in tenuta sportiva, Virginia Woolf - allora solo Stephen, nubile gentildonna nella dimora paterna - sollevava per un po' gli occhi dal libro che teneva tra le mani, per poi tornare a immergersi nella lettura. Non smetteva mai di leggere, Virginia; e, nella casa dov'era nata, a sua disposizione aveva un'intera grande biblioteca, i cui libri carezzava lievemente sul dorso nella penombra, in attesa di sceglierli per il piacere delle sue letture. Ma Virginia Woolf non era solo un'appassionata lettrice, e l'eccellente autrice di romanzi che conosciamo; era anche una fervida compositrice di lettere, di poesie e, soprattutto, di recensioni librarie. "Virginia Woolf è stata la più grande critica letteraria del Novecento", scrive Franco Venturi nell'introduzione a questo splendido volumetto edito da La vita felice, che raccoglie quattro scritti poco noti della Woolf, con il testo a fronte (e una traduzione italiana che non ha nulla da invidiare alla bellezza dell'originale, aggiunge anzi qualcosa). E allora bisognerebbe partire dalla fine del libro, dal breve saggio Reviewing, per capire chi è il critico letterario (colui che "si occupava del passato e dei principi") e chi il recensore (chi "valutava i libri nuovi a mano a mano che uscivano dalla tipografia"; e per comprendere quanto alla Woolf stesse a cuore l'attività dell'esprimersi sugli amati libri, al punto da non sopportare che il compito di recensirli si fosse ridotto, già alla sua epoca, a una pratica sostanzialmente inutile sia per l'autore che per l'editore che per il lettore, tanto da poter essere sostituita con il rapido "sistema Timbro e Spremitura". E' proprio Reviewing il saggio più importante del libro, e quello chiave per capire gli altri: Reading, Modern Letters e All about Books. I quali, ciascuno a suo modo - ma sempre nell'inconfondibile stile letterario di Virginia Woolf - rappresentano la passione della scrittrice per le letture, per le lettere e poi ancora per lettere e letture, nel breve A proposito di libri in cui l'autrice, rispondendo a un ignoto interlocutore che le chiede una "lunghissima lettera, che parli tutta di libri", commenta le novità pubblicate al suo tempo. E' franca nei suoi giudizi, Virginia Woolf; non cela mai il suo pensiero sugli argomenti che espone, ma lo esprime senza paura, così come un buon recensore o critico, in fondo, dovrebbe fare. Osserva al microscopio la società contemporanea e la descrive in maniera disincantata, analizza l'evoluzione del mondo editoriale, delle abitudini di scrittura, dei tempi; racconta episodi avventurosi, probabilmente frutto delle sue letture, come se fossero stati realmente vissuti. Intreccia, insomma, realtà e fantasia, stile letterario e verve giornalistica, il punto di vista da lettrice con quello da scrittrice, per lasciarci un testo su cui, per il critico (non per il recensore) ci sarebbe tanto da dire. Bellissima la veste editoriale, semplice ma ineccepibile, anche nell'abbinare con una quasi perfetta coincidenza il testo in lingua originale con quello tradotto.
I brevi saggi o riflessioni raccolti in questo bel libro con testo originale a fronte consentono di immergersi nel mondo complesso e variegato dell'arte dello scrivere. Lo stile di Virginia Woolf è incantevole nella semplicità diretta che è il frutto di notevole e complesso lavoro di composizione; e questa complessità emerge esclusivamente nella morbidezza del fraseggio ossia nel modo più armonioso e godibile per il lettore. A ciò si aggiunge l'incredibile e lucida capacità di analisi della Woolf che affronta i temi del leggere scrivere e recensire con sguardo prospettico e al tempo stesso profondo dettaglio riuscendo a trarne, anche grazie alla sue notevoli doti di fantasia, un racconto moderno e divertente. Pregevole anche la nota di Leonard Woolf all'ultimo saggio che completa lo sguardo di Virginia con argomentazioni economiche che rendono ancora più pregevoli sul piano letterario le considerazioni dell'autrice.
Il punto di vista di Virginia Woolf è sempre interessante e mai scontato. In questi quattro saggi parla del piacere della lettura - il suo posizionarsi davanti a una grande vetrata per far diventare il paesaggio parte integrante del suo libro; dello scrivere lettere, brevi e concise ma intime perché destinate a un singolo lettore e non a un pubblico numeroso; e infine del recensire libri che è ben lontano dal fare critica letteraria. La cosa per me importante è che Virginia Woolf non si pone mai come un assoluto, un Totem o un faro che illumina la via, ma anzi guida il nostro pensiero tra le increspature delle righe, pone sul tavolo una questione e la sviscera con esempi e alternative, portando la nostra attenzione al fulcro del testo: fare, capire e amare la letteratura.
Raccolta di quattro brevi saggi della Wolf, questo libro si propone di mostrare cosa la letteratura fosse per la celebre autrice inglese e come questa fosse vissuta nel suo tempo.
Con il suo stile penetrante e chiaro, Wolf consegna ai lettori di oggi uno spaccato della sua epoca, delle domande e dei problemi che lei e i suoi contemporanei si ponevano sulla figura del recensore, sul modo corretto di leggere un libro e sulla decadenza delle lettere.
Alcune riflessioni sono di grande attualità, altre ricordano dibattiti di oggi, altre ancora sono ormai interessanti curiosità per amanti della storia della letteratura.
Due parole poi sulla bellissima edizione proposta da “La vita felice”, ordinata, pregevole e con testo inglese a fronte
Una piccola raccolta di saggi di Virginia Woolf che mi hanno stregato. Seppur facciano riferimento ad un contesto di quasi cent'anni fa li ho trovati soprendentemente moderni e attuali. Gli argomenti sono esposti con semplicità e chiarezza e non sono mai banali. L'edizione è essenziale ma completa di tutto ciò che qualcuno che sia avvicina per la prima volta alla Woolf (io, lol) può avere bisogno.
Virginia saggista è sempre acuta e piena di osservazioni interessanti e spesso divertenti. In questo breve libretto (con testo a fronte e in un’edizione piacevolmente curata) tratta appunto i tre aspetti che compongono il titolo: leggere, scrivere (nella fattispecie lettere) e recensire; in maniera molto colloquiale, come una chiacchierata di salotto colto.