Parliamo di colpa, giustizia e pregiudizio. Un essere umano può davvero cambiare radicalmente? Un assassino resta tale per sempre? È giusto concedere una seconda possibilità a chi ha commesso un atto così feroce?Sono queste le domande che accompagnano la lettura di Boy A, un romanzo che mi è piaciuto parecchio e che mi ha portata a empatizzare profondamente con il protagonista.
Jack ha ventiquattro anni e non ha mai conosciuto davvero l'amore. Non è mai uscito la sera, non ha la patente e non sa come stare insieme agli altri senza sentirsi un impostore. Perché Jack, in realtà, non è nemmeno il suo vero nome, ma la nuova identità che assume quando torna libero, dopo aver trascorso gran parte della sua vita tra istituti minorili e carcere.Catapultato a Manchester, dove nessuno conosce il suo passato, intravede finalmente la possibilità di ricominciare da zero. Un lavoro, nuove amicizie, l'amore per Michelle: per la prima volta, Jack sembra avere davanti a sé una vita tutta da vivere.Ma quanto può durare una seconda possibilità quando il passato torna a reclamare il suo spazio?La cosa che mi ha colpita di più è stata proprio la capacità di provare empatia per Jack, senza riuscire a ignorare la gravità di ciò che ha fatto. Perché comprendere una persona non significa giustificarla, così come credere nella possibilità di cambiare non significa dimenticare le vittime.E poi c'è la società, con il suo bisogno di giudicare, condannare e ricordare. I media, l'opinione pubblica e quella sottile linea che separa il diritto alla giustizia dal desiderio di una condanna eterna.
Ispirato a un caso di cronaca inglese degli anni Novanta, Boy A è un romanzo intenso e straziante, che racconta la fragilità di chi prova a ricostruirsi una vita e la difficoltà di concedere a qualcuno il diritto di essere diverso da ciò che è stato.
Il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca. Per il destino di Jack, per ciò che avrebbe potuto essere la sua vita e per l'ingiustizia di una società che sembra incapace di concedere una seconda possibilità. Avrei voluto un epilogo diverso, ma forse è proprio questa amarezza a rendere la storia così difficile da dimenticare.