Gaia è una giovane donna negli anni Duemila. La questione più che altro è che vive in una valle (profondo Veneto, immota campagna del Nord-est) dove la noia regna sovrana.
La questione più che altro è che dovrebbe sapere cosa fare della sua vita, essendo studentessa di pressoché inutili studi orientali all’università di Venezia, annoiandosi lei stessa a leggere la propria tesi, trascorrendo le giornate tra la sonnolenta valle e gli incontri estemporanei su e giù per le calli della laguna.
Gaia ha un genitore e una genitrice che hanno indubbiamente i loro problemi individuali e di relazione (ma lei li ama in ogni caso); ha un gatto convinto di essere una persona: Puccio (vattelappesca chi gli ha dato quel nome); una nonna-di-su e un nonno-di-giù. Frequenta regolarmente il pronto soccorso locale: ha degli attacchi di panico, ma lei non lo sa: è convinta di schiattare da un momento all’altro perché si sente sempre alle soglie dell’infarto.
La questione più che altro è che per uscire dall’imbuto della valle in cui vive deve trovarsi un lavoro. Il periodo in cui Gaia spende la sua giovinezza è quello in cui per lavorare in un call center era necessaria una formazione specifica a cura di tre Team leader e una Psicologa. Prima, molto prima che tutto questo palcoscenico si rivelasse una grumosa palla di fumo negli occhi.
E così. Appartamento condiviso e allenamento alla competizione dura e pura.
Poi, come tutte le esperienze, soprattutto a una certa età, anche questa si conclude.
Gaia ora vive a Venezia con Norman e Rudi, amici di scambi di opinioni e formulazioni di teorie, il suo habitat è la laguna, risonante delle strida dei gabbiani (che, come dice il suo amico, sembrano ridere di noi) e della parlata tipica con la erre retroflessa, particolare estremamente affascinante dal punto di vista linguistico perché “la erre retroflessa è propria di indiani, bengalesi, veneziani, mestrini e Manuel Agnelli”. (😄)
La questione più che altro è che adesso non sa bene come sbarcare il lunario. Si avvicendano i lavori precari fino all’approdo nell’ Azienda, sorta di paninoteca trendy che “punteggia il mondo con le sue sedi” e si permette di formare i suoi dipendenti sovvenzionandoli con training specifici e manuali da leggere e studiare, per poi inserirli in una struttura gerarchica consolidata.
Ma poi Gaia deve tornare nella valle, genitore e genitrice hanno dei problemi.
La questione più che altro è che tornare a fare la devota affiliata dell’azienda a Gaia proprio non va più. Il da farsi è ancora una volta problema da risolvere e dilemma dell’esistenza.
Con tocco leggero permeato di amara ironia Ginevra Lamberti racconta qualcosa di grave: le difficoltà e il disagio di una intera generazione, la formazione traballante, il precariato stabile, il crollo delle idee forti e portanti, l’idea del futuro che si infrange nelle fatue impalcature del presente.
3/4