La sventurata con queste tre parole Alessandro Manzoni ha trasformato la 'monaca di Monza' nel mito che tutti conosciamo. Ma chi era davvero Virginia de Leyva? Per secoli la sua storia è rimasta sepolta negli atti di un processo. Lisa Roscioni la ricostruisce documento per documento, e quello che emerge è più oscuro, più complesso e più inquietante di qualsiasi sua reinvenzione letteraria.
Un racconto di segreto e di tenebra. Chiara Valerio
Pochi storici italiani sanno maneggiare le fonti con la sensibilità e con il rigore di Lisa Roscioni. E pochissimi sanno restituirle con altrettanta felicità di scrittura. Sergio Luzzatto
Virginia de Leyva è la donna a cui si è ispirato Alessandro Manzoni per la monaca di Monza de I promessi sposi. Manzoni la liquidò in tre parole – «la sventurata rispose» – e lasciò due immagini così efficaci da essersi impresse in chiunque sia andato a la bambina che gioca con le bambole vestite da suora, perché è già dalla nascita avviata alla clausura, e la ciocca di capelli che spunta sotto la benda sul capo, segno minimo e ostinato di trasgressione. Sono entrambe inventate. Quel che Manzoni non raccontò è stato riempito da romanzi, film, melodrammi, ciascuno con la propria la monaca lasciva, la ribelle, la vittima del patriarcato. Questo libro torna alla documentazione storica. A partire dagli atti del processo e dai pochi scritti autografi sopravvissuti, ricostruisce l'intera la monacazione forzata a tredici anni, la relazione quasi decennale con Gian Paolo Osio, le gravidanze clandestine, gli omicidi, la condanna a essere murata viva in una cella di tre metri per due. Ma soprattutto racconta ciò che il mito ha risolto troppo in Virginia de Leyva sopravvive. E quello che fa della propria vita dopo il carcere è forse la parte più inquietante dell'intera sua storia. Ne emerge una figura irriducibile a qualsiasi semplificazione, che non subisce mai del tutto, che manipola anche quando cede. Quella che ci racconta Lisa Roscioni è la storia vera dietro il più celebre silenzio della letteratura italiana, più estrema di qualsiasi sua reinvenzione.
“La sventurata rispose”: con queste tre parole Alessandro Manzoni ha trasformato la ‘monaca di Monza’ nel mito che tutti conosciamo. Ma chi era davvero Virginia de Leyva? per secolo la sua storia è rimasta sepolta negli atti di un processo. A partire da questi e dai pochi scritti autografi sopravvissuti, l’autrice ricostruisce l’intera vicenda: la monacazione forzata a tredici anni, la relazione quasi decennale con Gian Paolo Osio, le gravidanze clandestine, gli omicidi, la condanna ad essere murata viva in una cella di tre metri per due. Ma soprattutto racconta quello ciò che il mito ha risolto troppo in fretta: Virginia de Leyva sopravvive.