Maigret si diverte: perché? Si diverte a fare il lettore detective, come facciamo noi lettori di quotidiani ogni volta in cui leggiamo notizie di omicidi accompagnate da doviziosi particolari di interrogatori, perquisizioni e altre attività di polizia. Sì, perché per una volta il nostro commissario si è preso qualche giorno di ferie e con la signora Maigret si diletta a passeggiare per i boulevard parigini, siedono nei tavolini all’aperto dei bistrot lungosenna, pranzano in tipici ristoranti parigini, piccoli e nascosti ai turisti: nessun viaggio, nessuna partenza nelle affollate stazioni parigine per località di villeggiatura piene di turisti, quanto è bella Parigi il mese di agosto, vuota e vivibile per tutti! Ma in commissariato non sanno che i coniugi Maigret sono a casa, ufficialmente sono fuori città e al posto di Maigret c’è l’ispettore Janvier.
Ed ecco che i giornali riportano la notizia di un omicidio: la moglie di un eminente medico parigino, Eveline Janve, è stata trovata morta, nuda, dentro un armadio nell’ambulatorio del marito. I sospettati sono subito due, il marito e il collega che lo sostituisce durante le ferie. Ci divertiamo anche noi lettori a risolvere il misterioso omicidio con il commissario, al quale, pur non volendolo ammettere, rode che Janvier occupi la sua stanza e la sua scrivania dove conserva amorevolmente le pipe, e il racconto procede fino alla soluzione del caso, in contemporanea al Quai des Orfevres e al tavolo di un ristorante dove il commissario attende, guardando la finestra illuminata del suo ufficio, che escano i colleghi. Lui conosce minuto per minuto il lavoro che stanno facendo in commissariato: gli interrogatori che si protraggono per ore, estenuanti sia per il sospettato che per il poliziotto, fino a quando il primo non arriva a un punto di svolta, ha un cedimento, confessa.
A quel punto Maigret sa che “aveva fatto il suo dovere di poliziotto. Non giudicava. Non spettava a lui ma a qualcun altro, più tardi, giudicare. E lui preferiva così”.