Il diritto dei Pinelli, dunque? Uno solo: star buoni in un angolo, piangere e tacere.
Mi sono presa un attimo prima di scrivere quello che penso di questa indagine della signora Cederna e ancora non ho le idee chiare.
Siccome io negli anni di piombo manco stavo nei progetti dei miei (che peraltro erano pure loro abbastanza giovani, teenagers, insomma), da posteriore ho sempre trovato alienante la facilità con la quale alcuni italiani accettino il silenzio e la dimenticanza. I colpevoli non saltano mai fuori, nemmeno dopo anni e anni e anni. Semmai, qualche volta, ci si accontenta del capro espiatorio. In questa storia, è andata male pure col capro espiatorio.
Dopo tutto questo tempo, chi ha fatto saltare per aria le povere vittime dell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, con esattezza, non si sa. Come sia morto il Pinelli, manco.
Ma passiamo oltre. La Cederna fa un’inchiesta politica fortemente orientata dal suo punto di vista e punta il dito. Dicesi che quel che lei scrisse dalle colonne dell’Espresso costò la vita al commissario Calabresi. Io, che vengo tanti anni dopo e sono tanto più cinica e vivo in un’epoca di molteplici terrorismi, penso che un terrorista non ha mai bisogno di ragionevoli motivi o spinte per far fuori qualcuno. Le trova a prescindere. Comunque.
Quello che mi ha lasciato molto l’amaro in bocca è da un lato il maschilismo sotterraneo di chi la Cederna non l’ha mai perdonata non tanto per il suo punto di vista (opinabile), ma perché femmina.
E poi perché, essendo donna, non mi occupavo di altri argomenti, dei travestiti per esempio (di cui era stata fatta una recente retata e gli avevan requisito due armadi di parrucche), di rapimenti di ragazzi, dei problemi della scuola?
Poi c’è proprio una cosa che mi ha colpita. I nomi. O i cognomi, mettetela come vi pare. A un certo punto si inizia a mettere in moto la giustizia (più o meno) ed entrano in scena personaggi legati allo Stato che hanno nomi e cognomi. Tutti questi anni dopo, gli stessi nomi, gli stessi cognomi, occupano posizioni analoghe, cariche analoghe, posti chiave nella formazione dell’opinione pubblica.
Allora mi chiedo: ma non è che quelli della mia generazione, cosa succedeva davvero in quegli anni non lo saprà mai perché il racconto che ne è stato tramandato è tutto proveniente dagli stessi 2 punti di vista (chi troppo a favore della difesa, chi troppo accanito nell'accusa)?
Boh. Intanto resto coi miei dubbi e do 3 stelle alla ricostruzione della Cederna.