In occasione della vigilia di Kippur, il giorno del perdono, in cui gli ebrei digiunano e si ritrovano in sinagoga, Alain Elkann torna a riflettere sul tema dell’ebraismo, già affrontato nel romanzo Il padre francese, dove aveva analizzato il rapporto con suo padre. Mitzvà, invece, porta l’autore a esaminare il suo essere ebreo ispirandosi alla figura della madre, “esempio indimenticabile di donna e di ebrea”. Forse, più che di una riflessione, si tratta di una vera discesa nelle profondità di un retaggio vissuto sulla propria pelle, nel tentativo di chiarire, a se stesso e ai lettori, il senso di un destino: quello del popolo ebraico. Un destino che ha come unico protagonista Dio, un Dio che non dà spiegazioni, un Dio che bisogna capire da soli. Senza alcuna retorica, emerge con forza il ritratto di una condizione umana difficile, minacciata da secoli, ma assolutamente determinata a continuare la sua tradizione. è con sdegno che gli ebrei guardano ogni forma di razzismo, di antisemitismo, di intolleranza. Mitzvà è un libro in cui Alain Elkann invita, prima di tutto se stesso, a meditare sulla necessità per ognuno di noi di adoperarsi con ogni mezzo a costruire la pace, che non dovrebbe essere un’utopia.
Alain Elkann è nato a New York nel 1950. Nei Tascabili Bompiani sono disponibili Montagne russe, Il tuffo, Piazza Carignano, Stella Oceanis, Boulevard de Sébastopol e altri racconti, Il padre francese, Rotocalco, John Star (Premio Cesare Pavese 2002), Delitto a Capri, Una lunga estate (Premio Internazionale Tarquinia - Cardarelli 2003), MoMo, Mitzvà, Vita di Moravia, Emma, intervista a una bambina di undici anni, L’invidia (Premio Letterario Mondello - Città di Palermo 2006), L’intervista 1989 - 2009, L’equivoco (Premio Acqui Terme 2009), Diario verosimile, Nonna Carla e Hotel Locarno. Nel 2014 è uscito, sempre presso Bompiani, il volume Racconti. Per la trilogia Essere ebreo, Cambiare il cuore, Essere Musulmano ha vinto il Premio Capalbio 2005.
Vi sono degli spunti interessanti in questo libricino di Elkann (“Meglio non capire la preghiera e dirla come atto di fede verso Dio”) ma anche alcune considerazioni eccessivamente generali e superficiali sulla pace nel mondo e sul dialogo interreligioso. Numerosi sono i riferimenti autobiografici sulle radici ebraiche dell'autore e sul suo passato. Certo, sono pagine utili per capire un certo modo di vivere e sentire la fede: “Ecco, vorrei, un giorno, andare con Rosi nel deserto e il giorno di Kippur abbandonarmi completamente a Dio, cercando di ascoltarlo, di amarlo, ma mai di capirlo. E' quando non si capisce che nasce un'idea, un'opera d'arte, una sinfonia, che si fa una scoperta”. Penso che questo libro possa essere utile se si hanno la pazienza, la voglia, il desiderio di soffermarsi su questi passi e riflettere: “Non so come ci guardi Dio, non lo saprò mai, ma nessuno può impedirmi di vivere in compagnia di un'astrazione straordinaria e irraggiungibile come Lui, che sta sempre con me, in ogni momento della mia vita”. Altrimenti si può tranquillamente trascurare.