Come sa bene il riccio, protagonista di questa commovente favola filosofica, aprire la porta a qualcuno significa esporsi all’ alla promessa di un’amicizia tanto quanto al rischio di una catastrofe. Così, quando in un’uggiosa e solitaria giornata di fine autunno nasce in lui l’idea di invitare gli abitanti del bosco per una festa, basta il solo gesto di scrivere l’invito perché lo assalgano i dubbi. E se nessuno venisse per paura dei suoi aculei? E se invece venissero tutti e finissero poi per saccheggiare la dispensa e devastare la sua confortevole tana? E se non fosse capace di intrattenerli, se li deludesse o, peggio ancora, li facesse arrabbiare? Quante cose, dopo tutto, potrebbero andare una torta malriuscita, del sale nel tè, ospiti che si fermano troppo a lungo o vanno via troppo presto, sedie che si chiudono non appena qualcuno prova a sedervisi... E mentre il riccio, evocando ipotetici incontri con ogni specie del regno animale – dall’elefante alla giraffa, dalla balena alla medusa, dal tarlo al longicorno –, si arrovella in una spirale interminabile di angosce e ripensamenti, Toon Tellegen, con la levità e la pungente ironia della sua scrittura, ci regala un irresistibile ritratto della timidezza, nonché del timore, che noi tutti proviamo, di restare scottati dal contatto con l’altro.
"La semplicità è complicata. Quanto più una cosa è semplice, tanto più è complicata"
Il dilemma del riccio è una breve favola filosofica dal simbolismo travolgente
È toccante il modo in cui vengono rappresentate le riflessioni del riccio che raccontano la paura del rifiuto da parte degli altri, delle aspettative piû o meno realistiche e di quanto sia difficile aprirsi veramente quando si è vulnerabili Se il riccio non apre la sua porta agli altri, rimane solo, ma se la aprisse al tarlo, scaverebbe pur di entrare invadendo il mondo interiore del povero riccio, rosicchiandogli tutto, anche il tempo Meglio starsene da solo con tutto i suoi aculei anche non ne è poi così convinto. È straordinario come il mondo degli animali diventi una lente d’ingrandimento per esplorare la paura del rifiuto le nevrosi e le ansie sociali umane Toon Tellegen unisce la leggerezza poetica all’umorismo, senza retorica facendo diventare le stranezze commoventi e familiari, perché in un modo o nell’altro ci toccano nel profondo
È un piccolo libro sulla crescita e sull'essere adulti, divertente e incredibilmente vicino alla realtà per gli introversi solitari e le persone ansiose. Posso dire di non essermi mai immedesimato così tanto in un riccio immaginario!
Novità presa in libreria al volo e leggibile interamente in una serata. É raro il genere delle favole per adulti, ma solo così Tellegen riesce a metaforizzare la timidezza e i dubbi che assalgono una persona nell’interagire con gli altri: la paura del confronto, del rifiuto, del non essere all’altezza, dello spazio violato, dell’arrivismo. E poi c’é una paura “alternativa” che lui non ama: la solitudine. Isolarsi o aprirsi con tutti i rischi?
Impariamo ad amare i nostri aculei, perché l’amore è per gli audaci! Per chi non ha paura di abbracciarci e talvolta corre il rischio di essere punto. Ti abbraccio, riccio 🫂
Avrebbe voluto tirare una linea oltre la quale la sua mente non sarebbe dovuta andare e, tuttavia, sapeva di non poterne fare a meno e che, in ogni caso, lui era il riccio e aveva gli aculei e che nessuno sarebbe mai venuto a trovarlo e che assolutamente nessuno avrebbe voluto ballare con lui, neanche listrice, e che era autunno e forse sarebbe stato autunno per sempre.