Maria avrebbe potuto risparmiarsi un bel po’ di infelicità – è difficile dire con esattezza quanta, al massimo non più di una vita intera, comunque.
Donna per caso, ovvero Una vita. Il breve romanzo di Jonathan Coe è semplicemente questo: niente avventure, niente colpi di scena, solo la storia di una donna. Ma non una come tante: Maria è un personaggio davvero singolare. Asettica, incapace di provare emozioni, quasi crudele a volte, è completamente in balia degli eventi. Maria fa ben poche scelte consapevoli, e quelle che fa si rivelano perlopiù sbagliate: rifiuta lo spasimante perfetto, si sposa con un uomo orribile senza pensarci troppo, si lascia guidare dal caso in ogni decisione importante, aspetta troppo o troppo poco, fa fatica a stringere legami perché si sente lontana da tutti e non è interessata all’amicizia. Del resto, nel corso della sua vita viene a contatto con personaggi davvero inquietanti, descritti con le pennellate di crudeltà tipiche della penna di Coe: episodi isolati e fulminei che lasciano il lettore a bocca aperta.
Ma il vero punto di forza di questo romanzo è la voce narrante: onnisciente e di parte allo stesso tempo, seleziona gli episodi più rilevanti della vita di Maria e si diverte a intervenire con commenti, battute e anticipazioni, sfruttando una vena di ironia tanto sottile quanto efficace.
Se vi piace lo stile di Coe, questa narrazione così particolare e ben riuscita vi farà sorridere, sogghignare, talvolta ridere apertamente: perché in fondo a volte le nostre vite sono così banali, così vuote, che l’antipatica e sprezzante Maria forse ha ragione: non vale la pena emozionarsi troppo. È come se lei si vedesse dall’esterno, come se la vita che sta vivendo non fosse la sua ma quella di una perfetta sconosciuta: effettivamente è difficile provare davvero qualcosa di profondo per un estraneo, e in ogni caso è nostro diritto non aver voglia di mostrarci entusiasti solo perché gli altri si aspettano che lo siamo. Ecco, diciamo che questa tematica è un po’ portata all’estremo – volutamente – nel caso di Maria, ma penso che chiunque abbia vissuto almeno una volta un’esperienza simile, un’occasione in cui tutti si aspettavano reazioni entusiastiche da parte nostra e noi invece avevamo solo voglia di goderci la notizia in santa pace, di rifletterci su, oppure di non pensarci affatto. O magari di raccontarla al gatto di casa, che ascolta tutto senza aspettarsi grandi entusiasmi.
Trovo difficile tirare una conclusione su questo libro così strano, che mi ha lasciato una sensazione indefinita, una certa vaghezza, il desiderio di vivere in modo completamente diverso da Maria, e il timore di non riuscirci.
Maria si sentiva davvero felice quando era sola, ma il pensiero di restare sola per sempre la terrorizzava, perché era soltanto un essere umano – cosa questa che, si potrebbe tranquillamente affermare, era poi la fonte di tutti i suoi problemi.