Cosa può spingere un commissario della Questura di Milano, brillante e benvoluto, ad abbandonare la sua città all'apice della carriera? Claudio Bistrotti - fortunosamente scapolo, pelato come il noto pomodoro eppure fascinoso - quel posto alla Polizia Ferroviaria di Napoli lo accetta al volo. Perché alle calcagna ha non una, bensì due donne, entrambe decise a portarlo all'altare. Sammarzano, così lo chiamano i colleghi napoletani, impara in fretta che la stazione e i suoi abitanti costituiscono un mondo a parte, con leggi proprie e abitudini inscalfibili. Quando scompare Ciociò, un'anziana artista di strada che da decenni offriva ai viaggiatori le note sublimi del suo violino, il commissario si butta in quell'universo ostile. Un aiuto inatteso gli arriva da qualcuno che il quartiere lo conosce in profondità: il cuoco Antonio Lorusso, detto il Bufalo, come la sua omonima, minuscola trattoria da cui non si allontana quasi mai. Convinto comunista, lo chef è noto a tutti per i piatti indimenticabili serviti soltanto a chi, dopo fulminanti interrogatori, dimostra di appartenere al ceto popolare. Per risolvere il caso, l'improbabile coppia scava nel passato di Ciociò, tuffandosi così tra i segreti dell'intera stazione di Napoli. Con Il Bufalo e Sammarzano Maurizio de Giovanni dà nuova linfa al crime italiano, usando per la prima volta nella sua narrazione noir la chiave assoluta della comicità per raccontare i chiaroscuri di un quartiere, la Vicaria. E ci consegna un commissario unico, lontano dai poliziotti "rotti" e amante della pace, un po' ingenuo e buono come il pane.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Maurizio de Giovanni torna in libreria con una nuova saga. Claudio Bistrotti è un commissario milanese calvo, gentile e incapace di dire di no. Scappa a Napoli, alla Polfer della stazione centrale, per sfuggire a due fidanzate che vogliono sposarlo entrambe. Bistrotti è un uomo buono e un po’ vigliacco che ha paura di far soffrire gli altri.
«Perché io non ce la faccio. Non riesco a dire o fare cose che diano dolore, o anche solo dispiacere. Sono… accomodante, ma in maniera patologica. Porto avanti le situazioni, rimando, faccio finta di niente e poi scappo. […] Come uno che è malato e non vuole saperlo, hai presente? E non fa analisi, non va dal medico, niente. Poi all’improvviso scopre di essere morto. Ecco.»
Accanto a lui c’è il Bufalo, cuoco gigantesco e comunista intransigente, che serve piatti leggendari solo a chi supera un interrogatorio sulla propria povertà. Intorno, un coro di personaggi ben riusciti: l’ispettrice pugliese Teresa, ruvidissima, Grazia, sorella del Bufalo, baristi, tassisti, inservienti.
Il cuore del libro però è Ciociò, l’anziana violinista che suona in stazione da decenni e un giorno sparisce. Qui il registro cambia: la farsa lascia spazio a una storia d’amore e d’attesa lunga sessant’anni, che culmina in una lettera tra le pagine più belle che de Giovanni abbia scritto. La stazione diventa una piccola comunità che si accorge troppo tardi di chi aveva accanto.
Tra ironia e improvvisa tenerezza, de Giovanni riesce ancora una volta a dare voce agli invisibili di Napoli.
Il Bufalo e Sammarzano segna il ritorno in libreria di Maurizio De Giovanni. La storia segue le vicissitudini di un commissario milanese che, a causa di forze maggiori, si trova costretto ad accettare un nuovo incarico presso la polizia ferroviaria di Napoli. Insieme allo chef Antonio Lorusso si metteranno alla ricerca di Ciociò, un'anziana artista di strada improvvisamente scomparsa. Il Bufalo e Sammarzano di Maurizio De Giovanni mi ha colpito particolarmente per come l’autore sia riuscito ad amalgamare diversi ingredienti in maniera naturale e maestrale, proprio come il suo cuoco. Infatti il libro è una lettura molto leggera, veloce e ironica e allo stesso tempo malinconica, profonda e piena. La scrittura ipnotica di De Giovanni modella tra le proprie parole un romanzo che riesce a strappare più di un sorriso e contemporaneamente riesce a farci soffermare su concetti importanti e moderni come la solitudine, le famiglie allargate e la possibilità di scegliere. La stazione ferroviaria diventa un grande palcoscenico con diversi attori: i viaggiatori, i poliziotti, i mendicanti, i lavoratori, le bande di ladruncoli… Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, c’è gioia e c’è dolore. Proprio come in questo romanzo. Attualmente Il Bufalo e Sammarzano è stato pensato come uno standalone ma Maurizio De Giovanni è pronto a cambiare idea. Anzi, credo proprio che la stia già cambiando! Sarebbe un peccato non sfruttare la potenza comunicativa e figurativa dei due protagonisti. E se avete immaginato Claudio Bisio e Antonino Cannavacciuolo nei panni di Sammarzano e Il Bufalo, beh, non siete i soli!
Preferisco Maurizio De Giovanni nei crime dai toni più cupi e drammatici, perché come in Mina Settembre, quando vira alla commedia tende a rendere i personaggi un po’ troppo macchietta( ad esempio il milanese ingenuo che si trasferisce a Napoli). Il giallo l’ho trovato anche un po’ prevedibile. Carino da leggere ma nulla di eccezionale.
..... ma una favola travestita da storia. Personaggi che a remoto voglia di ritrovare presto e non vogliamo dimenticare per non dimenticare che il bello ed il buono esistono ancora