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I migliori anni della nostra vita
Come in un romanzo, abbiamo un protagonista e molti personaggi che agiscono con lui, intorno a lui, malgrado lui e contro di lui. Il ruolo di protagonista è quello dell'Editore, Giulio Einaudi: "La felicità che l'Editore perseguiva era di una speciale qualità langarola, insieme terragna e umbratile, di lunghe radici e leggera come una foglia". Diceva: "Editoria è conoscenza degli uomini". E infatti ecco girare intorno a lui, come a un grande seduttore, i molti uomini e le molte donne che hanno fatto memorabile una lunga stagione della cultura italiana: Natalia Ginzburg, Cesare Pavese, Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Elio Vittorini, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Elsa Morante, Paolo Volponi, Leonardo Sciascia, Primo Levi, Gianfranco Contini, Pier Paolo Pasolini. Ernesto Ferrero entra come addetto stampa nella sede di via Biancamano nel 1963 e partecipa alla costruzione del mito-Einaudi. In questo racconto tuttavia è presente come l'osservatore, l'attento memorialista, il narratore che sbozza ritratti memorabili, studia amicizie e inimicizie, mette a fuoco snodi storici. Ci restituisce insomma il clima della "bizzarra tribù", i rapporti interni, le relazione esterne, il sentore del mondo e il sentore di officina che fa materializzare pensieri e intuizioni in opere e opere in altri pensieri e, soprattutto, in un gusto del fare libri (e di venderli) che ancora è vanto della casa editrice torinese. I migliori anni della nostra vita è a suo modo un libro epico, e come tutti gli epos si porta appresso un valore di esemplarità cui le nuove generazioni hanno diritto di accedere.
- GenresNonfictionBiography
214 pages, Paperback
First published January 1, 2005
About the author
Ernesto Ferrero
51 books4 followersErnesto Ferrero è stato uno scrittore e critico letterario italiano ed è stato il direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino fino al 2016.
Dagli anni sessanta agli anni ottanta ha lavorato presso Einaudi, iniziando nel 1963 come responsabile ufficio stampa, diventando poi direttore letterario e infine, dal 1984 al 1989, direttore editoriale. Ha collaborato così con intellettuali come Elio Vittorini, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Franco Venturi, Giulio Bollati.
È stato poi segretario generale della Bollati Boringhieri, direttore editoriale in Garzanti e direttore letterario presso Arnoldo Mondadori Editore. Dal 1998 al 2016 è stato il direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Dagli anni sessanta agli anni ottanta ha lavorato presso Einaudi, iniziando nel 1963 come responsabile ufficio stampa, diventando poi direttore letterario e infine, dal 1984 al 1989, direttore editoriale. Ha collaborato così con intellettuali come Elio Vittorini, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Franco Venturi, Giulio Bollati.
È stato poi segretario generale della Bollati Boringhieri, direttore editoriale in Garzanti e direttore letterario presso Arnoldo Mondadori Editore. Dal 1998 al 2016 è stato il direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
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Community Reviews
Displaying 1 - 16 of 16 reviews
March 14, 2012
Profonda invidia. Come vorrei aver fatto parte della casa editrice Einaudi in un qualsiasi modo, ovviamente quando era ancora Einaudi e non un mucchio di tristi ceneri in mano a Berlusconi.
November 14, 2010
A leggerlo si muore d'invidia.
July 2, 2023
Inaspettatamente mi è piaciuto. Mi ha fatto quasi stare simpatico Calvino
January 15, 2023
Un piccolo gioiellino che ci fa entrare nelle stanze di via Biancamano e conoscere tutte le personalità che hanno vissuto in casa Einaudi
March 28, 2021
Letto subito dopo Colloquio con Giulio Einaudi, questo libro è un grande dono. Ferrero ci fa entrare con sé in ambienti frequentati da grandi teste, grandi corpi, grandi caratteri che hanno dirottato la storia editoriale italiana durante la guerra e nei decenni successivi. Brevi ritratti pregnanti: l'Editore, Giulio Einaudi; Giulio Bollati; Italo Calvino; Natalia Ginzburg; Norberto Bobbio; Elio Vittorini e Cesare Pavese; portieri, assistenti, segretarie d'amministrazione, tipografi, grafici, redattori; Leonardo Sciascia, Elsa Morante, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda... soltanto tra i conosciuti. In più, una sequela di nomi meno conosciuti, ma per nulla meno forti: Benvenuto Revelli, Daniele Ponchiroli... Un gran caos, fecondo dei fermenti che segnano l'immaginario, e che hanno segnato la vita di ognuno di loro. Le case del tirannico Editore, i mercoledì, i ritiri spirituali in Val di Rhêmes, le crisi. Un libro del ricordo, senza cerimonie e strombazzamenti. Ernesto Ferrero, non meno illustre dei suoi compagni, ha voluto imprimere per sé e per il pubblico la tenerezza di relazioni personali che hanno superato il picco della relazione lavorativa e hanno creato una grande Azienda culturale. All'inizio della sua avventura:
Soltanto un altro paio di citazioni, che avrei voluto condividere prima.
Questa, invece, è a pagina 120:
Vorrei disattendere la promessa e scrivere un'ultima citazione, ma due pagine mi sembrano eccessive. Dico solo che sono il motivo per cui, sopra, ho scritto tutti i personaggi notabili separati da interpunzione, tranne una sola coppia. Se mai avrete il libro tra le mani, trovate tutto tra pagina 67 e 68.
Pensai distintamente che per un prodigio insperato ero stato accolto nella regione mitologica in cui cresce l'albero della felicità.Non penso di fare molta fatica a credere a queste parole.
Soltanto un altro paio di citazioni, che avrei voluto condividere prima.
Era brusco, Calvino, di poche parole. Per timidezza, per l'abitudine al silenzio che gli veniva dagli avi, forse un riflesso difensivo nei confronti di un padre e di una madre autoritari, che sarebbe stato vano contrastare. L'aveva scritto lui stesso: la parola è una cosa gonfia, molle, un po' schifosa, mentre ogni tipo di comunicazione dovrebbe essere improntato a un massimo di precisione, d'economicità. Nella primavera del 1984 Calvino è a Siviglia con la moglie Chichita, argentina di nascita. In un albergo della città Jorge Luis Borges, cieco da tempo, incontra alcuni amici. Arrivano anche i Calvino. Mentre Chichita conversa amabilmente con il connazionale, Italo si tiene come al solito in disparte, tanto che lei ritiene opportuno avvertire:Questa è a pagina 50.
"Borges, c'è anche Italo..."
Appoggiato al bastone, Borges solleva in alto il mento, dice quietamente:
"L'ho riconosciuto dal silenzio".
Questa, invece, è a pagina 120:
Vittorini era insieme mistico e carnale, guru distaccato e leader politico, sacerdote buddhista e commissario delle brigate internazionali. Adesso brandiva La cognizione [del dolore di Gadda] come il Santo Graal che avrebbe redento la letteratura mondiale, riscattando le masse dei piccolo-borghesi della scrittura in una palingenesi che era insieme civile e letteraria. Inventava le sue immagini critiche con lo slancio di un copywriter di talento. Diceva che Gadda rappresentava la letteratura arteriosa, quella che porta ossigeno al lettore; Nabokov, il suo grande avversario [il contesto è la competizione per il Prix International de Littérature del 1963], incarnava invece la letteratura venosa, carica di scorie, greve di tutte le impurità della vita.
Vorrei disattendere la promessa e scrivere un'ultima citazione, ma due pagine mi sembrano eccessive. Dico solo che sono il motivo per cui, sopra, ho scritto tutti i personaggi notabili separati da interpunzione, tranne una sola coppia. Se mai avrete il libro tra le mani, trovate tutto tra pagina 67 e 68.
August 14, 2025
Ernesto Ferrero, con una prosa elegante, spesso ironica, e uno sguardo acuto, dipinge l’epopea famigliare della casa editrice Einaudi di Via Biancamano, un po’ come fece Natalia Ginzburg, ma con la sua voce e il suo passo narrativo. I ritratti dei grandi del Novecento (Pavese, Calvino, Levi, Romano, Morante e tanti altri) non risparmiano né difetti né momenti di splendore.
Al centro di questo affresco corale si scaglia l'enorme figura di Giulio Einaudi, l'Editore - rigorosamente in maiuscolo - che Ferrero tratteggia attraverso un mitizzare consapevole, ma anche come “un capofamiglia distratto o assente, innamorato di se stesso, conscio del proprio fascino”, capace di creare intorno a sé un laboratorio di fiducia e creatività, fatto di riti, provocazioni e un senso forte di appartenenza.
"I migliori anni della nostra vita" è, in fondo, un libro epico: i suoi protagonisti non restano solo nomi della letteratura, ma prendono vita come persone vere, colmi di limiti e ombre. Ferrero ci accompagna tra i corridoi bianchi della casa editrice, le riunioni del mercoledì, i ritiri in montagna, i luoghi metafisici dove nascevano ancora libri capaci di cambiare intere generazioni.
Resta, alla fine, il rimpianto di non aver preso parte a quella stagione irripetibile in cui l'editoria aveva lo scopo di "trovare uomini e libri capaci di modificare la nostra percezione del mondo".
Al centro di questo affresco corale si scaglia l'enorme figura di Giulio Einaudi, l'Editore - rigorosamente in maiuscolo - che Ferrero tratteggia attraverso un mitizzare consapevole, ma anche come “un capofamiglia distratto o assente, innamorato di se stesso, conscio del proprio fascino”, capace di creare intorno a sé un laboratorio di fiducia e creatività, fatto di riti, provocazioni e un senso forte di appartenenza.
"I migliori anni della nostra vita" è, in fondo, un libro epico: i suoi protagonisti non restano solo nomi della letteratura, ma prendono vita come persone vere, colmi di limiti e ombre. Ferrero ci accompagna tra i corridoi bianchi della casa editrice, le riunioni del mercoledì, i ritiri in montagna, i luoghi metafisici dove nascevano ancora libri capaci di cambiare intere generazioni.
Resta, alla fine, il rimpianto di non aver preso parte a quella stagione irripetibile in cui l'editoria aveva lo scopo di "trovare uomini e libri capaci di modificare la nostra percezione del mondo".
October 1, 2017
"Abbiamo della felicità un’idea timida e intermittente. Parlarne è difficile, come parlare di Dio. ogni parola la immiserisce, ne dissolve l’incanto. Impossibile classificarla, quantificarla. Al massimo possiamo tentare delle perifrasi, delle allusioni, nominandola con cautela. Ne parliamo soltanto al passato, quando ci ha abbandonato, forse per punirci di non esserci accorti della sua presenza. Dice un verso di Cardarelli: Felicità, ti ho riconosciuta dal passo con cui ti allontanavi." (p. 9)
"Solo ciò che è raccontato vive." – Lalla Romano (cit. a p. 152)
"Solo ciò che è raccontato vive." – Lalla Romano (cit. a p. 152)
February 18, 2025
Con la maestria che si poteva imparare solo all’Einaudi (quasi un sequel o un ramo traverso di quelle sequenze di Lessico Famigliare di Ginzburg) si accede agli inquilini di via Biancamano. Da questo libro si potrebbe scrivere una serie a metà tra Succession e Boris. La ricerca della felicità come filo rosso rende queste memorie straordinariamente leggere e si capisce che quei volti in bianco e nero sulle antologie erano persone vere, eccezionali e normalissime.
August 25, 2025
Ferrero è sempre una penna sontuosa, ma questo racconto "corale" non ha mordente, spesso accenna ma non approfondisce, sembra sbrigativo. Si trovano molte delle informazioni e aneddoti di altri suoi lavori più biografici, come "Italo", e sembra più un riassunto che un vero e proprio ritratto. Non è inefficace, ma rispetto agli altri suoi lavori sembra meno approfondito.
November 29, 2020
为Giulio Einaudi工作,所有文学编辑梦寐以求的生活(包括卡尔维诺和金兹伯格在内)。当然我也学到了千万不要去那儿做排版、校对或者任何无法引起GE本人注意的职位,不过,现在就不用担心了,因为“那个”Einaudi已经没有啦。
Read
April 5, 2021Letteratura italiana
September 23, 2023
Scrittura avvolgente, personaggi memorabili.
Pochi sanno scrivere come Ferrero.
Pochi sanno scrivere come Ferrero.
December 4, 2024
⭐️⭐️⭐️⭐️1/2
April 24, 2025
Ricordo emozionante e commente di quell'incredibile gruppo che era la redazione dell'Einaudi dal secondo dopoguerra.
May 15, 2013
gli anni d'oro dell'einaudi raccontati da ferrero- che lavorava lì. emozionante, nel raccontare l'editoria com'era ai bei tempi (e tristissimo: perché oggi quell'atmosfera e quel modo di lavorare sono andati completamente persi)
January 18, 2015
L'affresco commosso di un'epoca perduta, un celato autoritratto dipinto con le storie degli altri.
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