« Un modo nuovo di ascoltare la musica classica. » Roberto Abbado
Ma che cosa è mai la musica classica? Sappiamo darne una definizione? In che cosa è diversa dalla musica tout court? Se pensate che in questo libro troverete le risposte a queste domande, ecco, vi state sbagliando. L’autore non ha queste certezze, non dà il suo mestiere è quello di scrivere musica (classica) e dunque in un certo senso lavorare per le nostre orecchie. Così in questo libro elegante, profondo e sobrio Nicola Campogrande ci regala una riflessione contemporanea e appassionata sulla dimensione dell’ ascolto e del silenzio, sui concerti e i loro luoghi, sulle esecuzioni e sugli esecutori. Ma soprattutto sulle nostre - e le sue - emozioni di ascoltatori, attenti e innamorati, distratti o svogliati, colti o impreparati ma in ogni caso felicemente avvolti e travolti dalla magia della musica.
Nicola Campogrande è un compositore italiano, attivo anche come giornalista musicale. Autore di musica cameristica e sinfonica, è anche particolarmente attento alle nuove possibilità del teatro musicale: nei suoi lavori destinati al palcoscenico - da Macchinario a Lego a Cronache animali a Quando piovvero cappelli a Milano ad Alianti - fa spesso coabitare la grande tradizione classica e il jazz, canzoni, esplorazioni elettroniche e memorie. È stato direttore artistico dell'Orchestra Filarmonica di Torino (2005-2016). Dal 2016 Nicola Campogrande è il nuovo direttore artistico del festival MITO SettembreMusica (Torino Milano - Festival Internazionale della Musica).
Molto carino, specialmente i 12 spartiti da leggere ed ascoltare. Per tutti coloro che vogliono in qualche modo avvicinarsi alla musica classica, ma la temono.
27.02.2024 Libro diviso in due parti: la prima generale, la seconda dedicata a 12 specifici brani analizzati Mi aspettavo una guida su come ascoltare la musica classica, invece ho trovato una serie di riflessioni generali sulla musica. Queste riflessioni a volte sono riflessioni polemiche "da boomer" (come la polemica sui suoni degli elettrodomestici o la musica al ristorante), a volte sono considerazioni utili più agli esecutori o agli organizzatori di concetti che a me (che voglio diventare un ascoltatore), rare volte sono considerazioni che ritengo effettivamente interessanti o utili ai miei fini. Lo sconsiglio
Mi è piaciuto, mi ha reso una migliore ascoltatrice di musica classica (sono proprio all'inizio...) ma non soltanto. Credo faccia riflettere anche su altri aspetti della vita, contenuti nella musica, nella sua metrica, nelle pause, nei silenzi (anche quelli sono musica) e nell'insieme per l'armonia globale. Devo ancora affrontare la parte dei brani scelti per un ascolto guidato e mi aspetto un vero aiuto per la mia progressione. Consigliato!
Il testo di Campogrande è stato per me un valido punto di partenza per una riflessione su quale sia il ruolo della musica classica nella società contemporanea e su quale significato abbia il continuare a praticarla e frequentarla. Ho trovato davvero molto interessanti alcune delle considerazioni sviluppate nella prima parte del libro e alcune delle presentazioni proposte nella seconda parte. Altri passaggi invece risultano a mio parere un po' banali e semplicistici.
Un libro freddino, in cui gli ingredienti apparentemente ci sono tutti, ma cui mancano il pathos e il calore che dovrebbero far innamorare della musica. Avendolo ascoltato, in radio e dal vivo, alcune volte, non trovo Campogrande simpatico e ora posso dire che non lo trovo coinvolgente nemmeno per iscritto. Immagino potrà farsene una ragione :-)
Letto perché Mozart in the jungle mi ha lasciato la voglia di leggere ancora di musica classica. Il libro mi ha piacevolmente sorpreso perché temevo di trovare pagine e pagine di celebrazione delle arie preferite dall'autore e invece di opere liriche non c'è traccia e neppure di lodi sperticate. Il testo è diviso in due parti: la prima che occupa poco più di metà libro è dedicata ad alcune agili riflessioni sul rapporto che abbiamo con la musica in generale, sui pregiudizi che abbiamo sulla musica classica (che è triste e lenta ad esempio), sul ruolo, le influenze e i benefici di quest'ultima mentre nella seconda parte l'autore, invece di tentare di farci innamorare dei suoi pezzi preferiti, smonta alcune composizioni (sinfonie soprattutto ma non solo) per farci apprezzare come sono costruite e quindi comprenderle meglio. La prima parte è molto interessante perché Campogrande evidenzia alcuni aspetti su cui magari non ci siamo mai soffermati (la sala da concerto è probabilmente l'ultimo luogo nel quale ci raduniamo volontariamente per assistere a qualcosa che non prevede né storie né immagini) o che ignoriamo (all'estero in alcune sale da concerto esistono delle zone riservate a coloro che vogliono twittare durante le esibizioni), evita di fare prediche sull'importanza e la necessità della musica classica e in più è anche spiritoso ([la musica classica] dà una mano nella soluzione delle parole crociate). La seconda parte risulta più ostica non a causa dei termini tecnici ma perché è difficile seguire l'analisi di un brano che non conosciamo o di cui addirittura ignoriamo l'intero repertorio del compositore. Probabilmente questa sezione è più adatta alla radio che ad un libro. Tuttavia nonostante questo handicap dovuto più alle lacune del lettore che a demeriti dell'autore, vale la pena di leggerlo e di non farsi irritare dallo stupido sottotitolo. Conclusa la lettura non si diventa degli integralisti della musica classica ma si è pervasi dal desiderio di fare davvero qualcosa di trasgressivo e sovversivo come correre ad assistere ad un concerto sinfonico.
Read because Mozart in the jungle left me the thirst for classical music. The book surprised me pleasantly because I thought it would be the list of the author's favourite pieces and full of opera whereas it's completely different. The first part of the book contains some considerations about music, prejudices related to classical music (for example that is sad and slow), role and benefits of classical music whereas in the second part some compositions (especially symphonies) are broken down in order to understand how they are built and so to appreciate them better. The first part is very interesting because the author underlines some aspects we don't dwell on normally (for the example the fact that the concert hall is probably the last place where we go to get together to attend a performance without a story and images) or we simply don't know (some concert halls have a reserved area for people who want to twitter during the performances), he avoids lecturing us about the importance and the necessity of classical music and moreover he's funny (he says that classical music is useful for crosswords). The second part is more tough because it's difficult to read the analysis of a piece when you don't have the slightest idea of it and you don't even know its author. Probably this section is more suitable for a radio programme. However, despite this handicap caused by the reader's gaps rather than the writer's faults, the book is worth the effort even if it has a stupid subheading (how to listen classical music and live happily). When the book is over, you don't become a classical music hard-liner but you want to make something really trasgressive and seditious like attend a symphonic concert.
l libro si divide in due parti. Nella prima Nicola Campogrande riflette sulla musica (non solo classica) e i suoi collegamenti con gli ascoltatori e con il mondo circostante. Queste sono le pagine che più ho trovato piacevoli e interessanti. Non sempre concordavo con l'autore ma ho apprezzato molto queste sue digressioni che mi hanno spinto a riflettere su alcuni aspetti della musica in precedenza sorvolati.
Nella seconda si prendono in esame vari componimenti di musica classica. Il che di per se potrebbe essere molto interessante. Io però, in quanto non fruitore di musica classica mi sono trovato disorientato e un po' annoiato dalle descrizioni dei componimenti.