Il volume riunisce due racconti inediti del grande scrittore austriaco Arthur Schnitzler (Vienna, 1862-1931), uno dei protagonisti della letteratura mitteleuropea del Novecento. Nel primo di questi, La donna dopo, un uomo ancor giovane in preda al dolore per la scomparsa improvvisa della moglie tenta disperatamente di ritrovare i ritmi di una vita sociale che sembra non più appartenergli; in un girovagare a vuoto alla ricerca di nuove occasioni di vita, si troverà spinto verso il rapporto con un'estranea che non farà però che acuire il suo stato fino al parossismo finale in cui l'amante sconosciuta e l'amata defunta gli appariranno riunite in un estremo lampo di follia. Tematicamente affine è il secondo racconto, L'ultimo addio: anche qui amore, morte e senso di colpa si trovano a coesistere nel protagonista, il quale di fronte all'amante defunta si sente incapace di rivelare al marito il rapporto clandestino che li aveva uniti. Come scrive Sabrina Mori Carmignani nella prefazione che accompagna il volume, aleggia anche, in entrambi i racconti, quella figura del 'doppio', del 'Doppelgänger', che Sigmund Freud grande ammiratore di Schnitzler, cui giunse a scrivere di temere in lui quasi un suo 'doppio' - ricollegava al suo concetto di 'perturbante', come esito di un destino che non riesce a realizzarsi nello spazio ristretto di una singola coscienza.
Arthur Schnitzler was an Austrian author and dramatist.
The son of a prominent Hungarian-Jewish laryngologist Johann Schnitzler and Luise Markbreiter (a daughter of the Viennese doctor Philipp Markbreiter), was born in Vienna in the Austro-Hungarian Empire, and began studying medicine at the local university in 1879. He received his doctorate of medicine in 1885 and worked at the Vienna's General Hospital, but ultimately abandoned medicine in favour of writing.
His works were often controversial, both for their frank description of sexuality (Sigmund Freud, in a letter to Schnitzler, confessed "I have gained the impression that you have learned through intuition — though actually as a result of sensitive introspection — everything that I have had to unearth by laborious work on other persons")[1] and for their strong stand against anti-Semitism, represented by works such as his play Professor Bernhardi and the novel Der Weg ins Freie. However, though Schnitzler was himself Jewish, Professor Bernhardi and Fräulein Else are among the few clearly-identified Jewish protagonists in his work.
Schnitzler was branded as a pornographer after the release of his play Reigen, in which ten pairs of characters are shown before and after the sexual act, leading and ending with a prostitute. The furore after this play was couched in the strongest anti-semitic terms;[2] his works would later be cited as "Jewish filth" by Adolf Hitler. Reigen was made into a French language film in 1950 by the German-born director Max Ophüls as La Ronde. The film achieved considerable success in the English-speaking world, with the result that Schnitzler's play is better known there under Ophüls' French title.
In the novella, Fräulein Else (1924), Schnitzler may be rebutting a contentious critique of the Jewish character by Otto Weininger (1903) by positioning the sexuality of the young female Jewish protagonist.[3] The story, a first-person stream of consciousness narrative by a young aristocratic woman, reveals a moral dilemma that ends in tragedy. In response to an interviewer who asked Schnitzler what he thought about the critical view that his works all seemed to treat the same subjects, he replied, "I write of love and death. What other subjects are there?" Despite his seriousness of purpose, Schnitzler frequently approaches the bedroom farce in his plays (and had an affair with one of his actresses, Adele Sandrock). Professor Bernhardi, a play about a Jewish doctor who turns away a Catholic priest in order to spare a patient the realization that she is on the point of death, is his only major dramatic work without a sexual theme. A member of the avant-garde group Young Vienna (Jung Wien), Schnitzler toyed with formal as well as social conventions. With his 1900 short story Lieutenant Gustl, he was the first to write German fiction in stream-of-consciousness narration. The story is an unflattering portrait of its protagonist and of the army's obsessive code of formal honour. It caused Schnitzler to be stripped of his commission as a reserve officer in the medical corps — something that should be seen against the rising tide of anti-semitism of the time. He specialized in shorter works like novellas and one-act plays. And in his short stories like "The Green Tie" ("Die grüne Krawatte") he showed himself to be one of the early masters of microfiction. However he also wrote two full-length novels: Der Weg ins Freie about a talented but not very motivated young composer, a brilliant description of a segment of pre-World War I Viennese society; and the artistically less satisfactory Therese. In addition to his plays and fiction, Schnitzler meticulously kept a diary from the age of 17 until two days before his death, of a brain hemorrhage in Vienna. The manuscript, which runs to almost 8,000 pages, is most notable for Schnitzler's cas
capisco che essere considerato da freud una specie di proprio doppelgänger deve esser stato impegnativo, già subito guardandosi allo specchio ogni mattina. però porello il papà della psicoanalisi, avrebbe avuto di che restarci un po' male: lui lì a lodare le intuizioni di questo compatriota scrittore, e a definirlo appunto un suo doppio in letteratura, e schnitzler a puntualizzare che il complesso di castrazione era qualcosa di assurdo, che il manager di edipo & la sua band sopravvalutava l'importanza della sessualità e dei simboli onirici, e che tutto l'ambaradàn dell'inconscio tirato su da sigismondo serviva al massimo a de-colpevolizzare pulsioni e desideri potenzialmente amorali. dopodiché va detto che se tu come medico (e schnitzler lo era) ti sei appassionato di ipnosi e sei stato fra i primissimi a leggere l'interpretazione dei sogni. e se poi come scrittore hai partorito storie che sono un gioco di specchi tra amore, morte, fatali attrazioni e sdoppiamento (come questi due racconti, o quello da cui un altro in fissa con il dualismo, il voyeurismo, l'ossessività e lo scavo psicologico girerà quella cosuccia lineare di eyes wide shut) beh allora devi mettere per lo meno in conto che, quando poi parli male di freud, un paio di dubbi sulla tua coerenza uno se li faccia venire. comunque i due raccontini sono interessanti, ben scritti e intrigano il giusto. (e io sono sempre più convinta che nell'armadio, la signora schnitzler un frustino o due li ha di sicuro trovati).
Voto: 3,5. Due racconti dall'aria delicata ma lugubre, che toccano il cuore e smuovono le corde più profonde dell'anima. Da Schnitzler, però, mi aspettavo qualcosa di più.
Il senso del dolore in due racconti ben scritti. Il senso della separazione senza ritorno dovuta alla morte. "E se il senso dell'eternità fosse nell'istante in cui si passa dalla vita alla morte?"
Due brevi racconti come primo approccio a un autore creano un’opinione molto circoscritta ma, almeno in questo caso, sufficiente a spingermi verso altre opere di S. Passione-Ossessione. Sul filo di questo binomio si vanno accavallando, chiusi dentro la mente dei protagonisti, i pensieri, le immagini, le affermazioni e negazioni e poi le riaffermazioni, i repentini spostamenti di focus… E’ una corsa a briglie sciolte della mente eccitata, preda di esaltazione e angoscia, e che l’autore manda a destinazione, fino a che i due protagonisti svelano l’esatta qualità del loro essere uomini. Considerata la contemporaneità di Shnitzler con gli studi di Freud, si capisce quanto il tema della psiche e dei suoi meccanismi furono centrali, e su che vasta scala esso occupò gli studi del mondo medico e ispirò quello artistico in quegli anni. Due racconti, dunque, per introdurre un autore e un intero mondo che ha prodotto opere davvero rivoluzionarie.
Solo 4* perché sono solo 2 racconti, ma che rendono benissimo l'angoscia umana e il dolore per l'abbandono (la sofferenza per l'abbandono come una raffinata forma di egoismo).